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Crisi Economica: Ma è Vero Che Ne Siamo Usciti?


5 ottobre 2010 ore 15:40   di giuliano60  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 495 persone  -  Visualizzazioni: 735

L’Italia è uno “strano” Paese, dove non si capisce mai, neanche di fronte a fatti che dovrebbero essere sotto gli occhi di tutti, dove sta la verità. Un caso per tutti. Siamo sicuri di sapere, realmente, se la nostra Nazione ha superato la crisi economica?

Potrebbe sembrare una domanda posta dal re dei quiz, come fu Mike Bongiorno, ma in quel caso avremmo dovuto fornire dati precisi circa il modo, la data e le modalità in cui saremmo usciti o meno dalla crisi. Forse a noi italiani servirebbe molto meno per farci un’idea precisa sullo stato dei conti di casa nostra, visto che nei fatti, nessuno di noi sa bene se la recessione, sbandierata ai quattro venti come una pandemia, è mai giunta nel nostro Paese e questo parrebbe di si, ma se al contempo è stata poi di fatto superata.


A leggere i proclami della nostra Classe dirigente, ad esempio, non riusciamo neanche ad intendere se e quando siamo venuti fuori dal tunnel, forse perché non lo sanno neanche loro in che condizioni è lo stato delle nostre finanze, oppure lo sanno e non ce lo dicono per non farci terrorizzare e così chissà, magari si preferisce abbandonarsi all’entusiasmo che anima un certo schieramento politico quando ci viene detto che le difficoltà sono state superate e, per di più, meglio di quanto altri hanno saputo fare. Tutto bene, dunque, macchè, le voci che ci giungono da Confindustria, per bocca di Emma Marcegaglia direbbero tutt’altra cosa, parole cui anche Bankitalia, che di fatto dovrebbe essere il termometro economico della nazione, condivide. E allora a questo punto la domanda è sempre quella, ma insomma, dalla crisi ne siamo venuti fuori o no? Boh… e chi lo sa!

Crisi Economica: Ma è Vero Che Ne Siamo Usciti?

Disoccupazione in calo…. decimale!

Ma c’è un dato che sembrerebbe incontestabile, quello dell’occupazione in Italia, ma forse sarebbe meglio definirlo della disoccupazione in Italia che ora scopriamo addirittura in miglioramento. Verrebbe da chiedersi dunque quale mai fosse la giustificazione di tanto allarmismo che nella scorsa torrida estate attanagliava i pensieri degli italiani se è bastato soltanto mettere un piede dentro la stagione autunnale per scoprire come la situazione occupazionale degli italiani tanto grave non è, anzi... Che sia questa la risposta alla domanda, sempre quelle, "ma la crisi l’abbiamo superata o no? "

Ma attenzione alle illusioni, il dato è dell’Istat e questa è una garanzia, ma ci sono due elementi di questo indicatore che ci lasciano un po’ perplessi. Il primo. Secondo l’importante Istituto di statistica il miglioramento è riferito al mese di giugno e luglio scorso ed è quantizzabile in appena lo 0,2%, il che ci pare poco indicativo e non solo, quello su cui ci si interroga di più è una constatazione che ci coglie immediatamente dopo, ovvero, che la stessa indagine ci ha mostrato i segni di una malcelata rassegnazione da parte di molti nel non cercarsi neanche più il lavoro e, per la ferrea legge che anima le statistiche, verrà letto ciò, come un minor numero di gente disoccupata in Italia. Basterebbe solo questo per capire che avremmo poco da giubilare di fronte al miglioramento solo apparente del “malato”, non la pensa così invece il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che evidentemente, apprezza anche i miglioramenti infinitesimali, senza star troppo a far le pulci sul dato e afferma che tali valori «costituiscono finalmente un inequivoco segnale positivo che nessuna Cassandra potrà contestare».

La Cassandra che è in noi

Perché se le Cassandre sono le annunciatrici di sventure, stavolta qualche sventura sul nostro cammino non possiamo non ammettere di non averla incontrato. Per esempio, e sufficiente per essere etichettati come Cassandra sol perché, volendo meglio leggere il dato Istat, ci risulta che in Italia una donna su due non solo è senza lavoro, ma per giunta si è stufata di cercarlo e che lo stesso dato è riferito anche ai giovani, sia pure con una percentuale diversa, laddove palesa bene che cala la quota di quei giovani in cerca di occupazione, non perché l’hanno trovato, ma perché si sono scocciati anche loro di cercarlo inutilmente.

Insomma, Cassandra o no, ci sarebbe un dato incontrovertibile che dovrebbe farci riflettere, quello che indica come nei Paesi europei il dato della disoccupazione resta stabile, intorno al 10%, tenuto conto che nella percentuale ci si dovrà far carico di Paesi come la Spagna dove la percentuale è del 20,5% e in un’Italia che non cresce, non si assiste a nessun dato che ci possa far gridare al miracolo, che di fatto non c’è stato!

Se poi da tutto ciò, vogliamo trarre un’altra conclusione che consiste in una visione totalmente diversa e meno conservatrice che dovrà essere dato al lavoro nei Paesi sviluppati, questo è un altro discorso, ma, per piacere, finiamola di pensare che tutto “ va bene, signora la Marchesa “, quando lo stesso ILO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ci indica che per sperare di tornare ai livelli pre-crisi dovremo aspettare non meno di quattro anni. E per giunta, siamo poi sicuri che con lo svantaggio sofferto dal nostro Paese, rimasto indietro in tema di infrastrutture, rimasto quasi da solo a dover fronteggiare la spinta dei Paesi emergenti e soprattutto della Cina, se non cambiamo modo di pensare e di vedere le cose, il 2015, anno della svolta anche occupazionale in Italia, sarà il periodo della risalita?

Forse è questa la domanda che dovremo porci prima dell’interrogativo circa il fatto se la crisi sia finita o no, siamo veramente in grado di poter creare le condizioni affinché si possa parlare di un futuro più roseo nel mondo del lavoro? La risposta stavolta non la offre nessuno, ma Emma Marcegaglia raffredda gli entusiasmi del ministro Sacconi, quando afferma che «Siamo ancora all'8,2%, c'è ancora molta strada da fare, ma è un primo dato abbastanza positivo». Preoccupati i sindacati, che con Cgil e Cisl e Ugl puntano il dito verso l'inattività, e la Uil evidenzia come la diminuzione del tasso di disoccupazione sia «legata» anche alla cassa in deroga che, «nel mese di agosto, ha fatto registrare un vero e proprio boom».

Insomma, se partendo dalla prima constatazione a proposito della stranezza del nostro Paese, dove non si capisce mai dove stia la verità, l’ennesima conferma ci viene proprio da questi balletti di cifre che, a seconda da come si guardano, lasciano perplessi molti e mandano in sollucchero soltanto il ministro del Lavoro. Eppure in Italia c’è qualcuno che potrebbe rispondere alla domanda a proposito della discesa del tasso disoccupazione nel nostro Paese. Ad esempio, i lavoratori della cantieristica navale pubblica che sono scesi in piazza a far sentire la loro voce contro i tagli annunciati. Parliamo di 20 mila lavoratori, di cui già molti in cassa integrazione (leggi 700 euro al mese) che non sono certi che potranno mantenere il proprio posto di lavoro e stiamo parlando di dipendenti pubblici, molti dei quali dipendenti della Fincantieri.

La stessa domanda potrebbe farsi ai pastori sardi che ieri hanno bloccato lo scalo marittimo di Porto Torres per dodici ore per protestare contro lo stato di crisi dell’agropastorizia dell’isola, una delegazione dei quali è andata a protestare anche a Roma. Oppure, chissà che risposta sarebbe possibile ottenere dai dipendenti Fiat di Termini Imerese (PA) che sanno già che lo stabilimento siciliano chiuderà definitivamente i battenti nel 2011, perché così è stato deciso dai vertici. Insomma, forse sarebbe ora che in Italia ci ponessimo meno domande e giungessimo alle risposte su come fare le cose e risolvere i problemi, senza avventurarci troppo in questi tanti quiz!

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Commenti

 

Articolo "tosto", non c'è che dire. Io viaggio coi mezzi pubblici e, attorno a me, capita spesso di sentir parlare di contratti a progetto non rinnovati, cassintegrazione, mariti disoccupati... Tutto questo farebbe pensare che sì, la crisi c'è eccome! Poi però vengo a sapere che un alimento su tre di quelli che compriamo viene buttato in pattumiera (ho appena scritto l'articolo qui) e allora, come lo si giustifica un simile spreco? Se la crisi c'è, uno mica butta il cibo no?

Inserito 5 ottobre 2010 ore 16:54
 

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