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Da Darracq A Pomigliano: L' Automobile è Made In Napoli


5 marzo 2011 ore 12:52   di Bartimeo  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 841 persone  -  Visualizzazioni: 1636

Niente munnezza, né tantomeno omicidi. L’automobile è Made in Napoli. Si mettano l’anima in pace gli zelanti detrattori della capitale del Sud, all’ombra del Vesuvio inizia la storia di quell’auto al passaggio della quale Henry Ford si toglieva il cappello, la meneghina Alfa Romeo.

Il precursore di questa esperienza fu l’eclettico capitano d’industria Pierre Alexandre Darracq, basco nato a Bordeaux nel 1855. Nel 1891 fonda la fabbrica di biciclette “Gladiator”, riscuotendo un certo successo, ma dura poco. Quattro anni dopo vende l’azienda e si butta nel commercio di automobili elettriche. La sua testa frulla e nel 1897 inventa il triciclo elettrico. E’ un successo, percorre dieci chlometri in meno di dieci minuti con una media di 60 km orari, record per l’epoca.


Antesignano del nuovo secolo, il triciclo gli fa buona pubblicità consentendogli di trovare i capitali per fondare la Societe A. Darracq, fabbrica di automobili a Suresnes, sobborgo di Parigi. Alexandre non era uomo qualunque e i suoi primi prototipi rispecchiano il suo genio. Punta tutto sull’elettricità. Continua a produrre i tricicli e nel 1898 presenta la dog-kart elettrica, una piccola automobile a tre ruote da passeggio. Benzina o nafta non gli interessano, elettricità e vapore sono il suo scopo. Nel 1901 presenta una spyder e le cose iniziano a girare per il verso giusto. A metà del primo decennio la Darracq è terza produttrice francesce alle spalle di Renault e Peugeot. In quegli anni iniziavano i primi gran premi e l’automobile francese vince due edizioni consecutive (1905 e 1906) della Coppa Vanderbilt, una corsa svolta in un circuito nei pressi di Long Island a New York.

Da Darracq A Pomigliano: L' Automobile è Made In Napoli

Il 1905 è l’anno migliore, con il pilota Victor Hemery che, oltre alla Vanderbilt, conquista il primo posto nel Circuito delle Ardenne in Belgio e raggiunge la velocità record di 176 km/h ad Arles, in Francia.

E’ ora di espandersi su altri mercati e la scelta ricade su Napoli. All’ombra del Vesuvio l’affarista basco fonda nel 1906 la “Società Anonima Italiana Darracq”. Uno stuolo di soci investe un milione e mezzo di lire, tra loro Achille Minozzi, presidente dei Magazzini generali del porto e il messinese Giuseppe Lo Cascio, proprietario di un’impresa che si occupa di reti elettriche. Duecento operai, 23mila metri quadrati di impianti e la stima di 600 automobili prodotte all’anno grazie con i pezzi che arrivano da Oltralpe. Dopo quarant’anni di oppressione fiscale da parte del governo italiano, Napoli ora gode di alcune esenzioni, ma purtroppo non si applicano all’industria dell’automobile. Nascono i primi dissidi. L’esperienza dura poco e Darracq prende e porta a casa, o perlomeno gli si avvicina. Passa al Portello, a Milano, ma una delle prime crisi economiche del capitale colpisce il mondo. Nel 1910 Alexandre lascia ad Ugo Stella, nasce l’Anonima Lombarda Fabbrica Automobili, nasce l’Alfa. Napoli si riprende la sua rivincita qualche anno dopo. Nel 1911 un ingegnere di Sant’Antimo, Nicola Romeo, fonda nei pressi del Portello una società per la produzione di macchinari per le estrazioni minerarie, ma l’automobile e il suo obbiettivo e nel ’15 compra l’Alfa. Bisogna aspettare tre anni e la fine della Grande Guerra per vedere scendere in campo la prima macchina marchiata Alfa Romeo. L’ingegnere non dimentica il sud e nel 1926, a Pomigliano d’Arco, fonda una fabbrica di aerei.

Da Darracq A Pomigliano: L' Automobile è Made In Napoli

Passano cinquant’anni dove il Mezzogiorno non vede più il sole. Anche all’Alfa Romeo le cose non vanno per il meglio. La proprietà passa allo Stato che nel ’68 decide di investire nuovamente in Campania con la fondazione di uno stabilimento proprio a Pomigliano d’Arco. Nel 1971 l’ingegnere austriaco Rudolf Hruska presenta al salone di Torino l’Alfasud, una berlina innovativa a trazione anteriore, motore a quattro cilindi boxer e freni a disco su tutte e quattro le ruote.

Sedici anni di produzione, oltre un milione di auto prodotte. Nel’86 Alfa passa a Fiat. A Pomigliano si producono anche le Fiat Tipo, le Y10, ma il fiore all’occhiello restanno le Alfa con i modelli che dalla 33 arrivano alla 158. Oggi tocca a Fabbrica Italia e tra qualche tempo alla nuova Panda, ma protagonisti di questa storia restano sempre gli operai, con le loro battaglie e il loro lavoro.

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