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I Diktat Di Obama,


23 luglio 2011 ore 23:11   di gianlu66  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 453 persone  -  Visualizzazioni: 833

Lo avevamo conosciuto come il Presidente nero, il democratico del "Yes, we can!", che tradotto in italiano significa:"Si, noi possiamo", adesso anche Obama si è trovato costretto a porre i paletti agli USA per evitare un clamoroso default della nazione da lui presieduta.

Dalla "stanza ovale", ambasciatore il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, Obama avrebbe tuonato una frase che non lascia spazio ad interpretazioni dovute all'immaginazione altrui:"Il Congresso deve smetterla con giochi politici imprudenti: non bisogna giocare con il fuoco".


Cos' è successo? Presto detto: il Presidente ed il vice-presidente degli Stati Uniti hanno incontrato lo speaker della Camera John Boehner ed il leader della minoranza alla Camera Nancy Pelosi, il leader della maggioranza in Senato Harry Reid ed il Leader della minoranza in Senato Mitch Mc Connell.

Tema della riunione: l'aumento del debito pubblico degli Stati Uniti e le opzioni per evitare il "default", circostanza quest'ultima che causerebbe una congiuntura planetaria ancor maaggiore di quella attuale, visto che stiamo parlando della situazione economica della nazione più potente del mondo.

Obama, in questo contesto, pronunciando la frase di cui sopra, avrebbe fatto un richiamo alle proprie responsabilità da parte delle istituzioni del Paese a stelle e striscie, spronando piuttosto chi di dovere a ridurre il deficit attuale per evitare guai peggiori.

I leader del congresso si sono accordati per tornare a Capitol Hill nel corso della giornata per proseguire le negoziazioni con i membri del partito, Obama, infatti, è del parere che la situazione di momentaneo stallo circa la riduzione del deficit degli Stati Uniti influisca negativamente sull'andamento delle Borse mondiali e da qui nasce l'esigenza di proseguire il summit almeno fino a quando non sarà stato trovato un rimedio accettabile, anche se tra gli operatori di Borsa sono in pochi a credere in un "default" da parte degli Stati Uniti.

Certamente gli Stati Uniti non sono l'Argentina, ne tantomeno la Grecia, la cui situazione critica è stata momentaneamente archiviata, ma se corrono grossi rischi loro figuriamoci gli altri che, oltretututto, per buona parte dagli Stati Uniti dipendono: Italia compresa.

Certo noi non siamo il cinquantunesimo Stato americano, per certi versi è come se lo fossimo visto e considerato che, senza l'appoggio degli "States", l'Italia farebbe la fine di nazioni come Romania ed Albania: da qui nascono le più che ragionevoli preoccupazioni da parte dell'Europa occidentale.

Solo il futuro potrà dirci quale sarà il nostro destino...

Gianluca Bianchi

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