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Disoccupazione O Pensione? Dati Istat Raccapriccianti


21 giugno 2011 ore 16:05   di solemare  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 513 persone  -  Visualizzazioni: 912

C'è chi dice che dalla crisi si sta lentamente uscendo. C'è chi, invece, dice che la visione di un minimo di barlume di speranza sia ancora lontana. L’Istat, rendendo pubblici gli aggiornamenti sui dati relativi alla disoccupazione, taglia la testa al toro e ai dubbi con la certezza dei numeri. Il numero di occupati a novembre 2010 (dati destagionalizzati) risulta in aumento rispetto a ottobre dello 0,2% e dello 0,1% rispetto a novembre 2009.
Il tasso di occupazione, quindi, è pari al 56,8%, risulta in crescita di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre e in riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Il numero delle persone in cerca di occupazione, rispetto ad Ottobre, risulta in diminuzione dello 0,4% , ma in aumento del 5,3% rispetto allo stesso mese del 2009. Il tasso di disoccupazione è pari all'8,7% cento in aumento dello 0,4% rispetto a novembre 2009. In particolare, il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 28,9%.
Inoltre, a questi dati non poco inquietanti, l'Istat rileva che il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è pari al 25,4% e superiore a quello medio dell'Unione Europea (19,8%), quindi siamo il Paese più “vecchio” d’Europa.


Contestualmente a questo dato, l’offerta di lavoro generico, chiede invece un’età inferiore ai trent’anni. Quindi le due cose, non andando di pari passo, evocano una delle tante incongruenze del nostro Paese.
A questi dati si aggiungono quelli sulla condizione di precarietà del lavoro in Italia e sul lavoro irregolare. Una piaga purulenta del nostro Bel Paese a cui il Ministro Brunetta non ha risposto ed ha voltato le spalle durante il Convegno dei Giovani Innovatori. I dati parlano chiaro, le chiacchere stanno a zero;
• il 12,5% dei dipendenti ha un contratto a termine: sempre secondo l'Istat nel 2009 la flessione del lavoro a termine (-171 mila persone) assorbe quasi la metà della caduta occupazionale complessiva;
• la quota di unità di lavoro irregolari è pari all'11,9 per cento. Nel Sud può essere considerato irregolare quasi un lavoratore su cinque.
Dulcis in fundo amaro, la disoccupazione di lunga durata, che cioè perdura da oltre 12 mesi, riguarda il 44,4 dei disoccupati nazionali.
Vista la previsione di un Pil piatto, anche secondo la Banca d’Italia ci saranno ulteriori effetti negativi sull’occupazione. I dati, dunque, non sono per nulla incoraggianti, e mettono la parola “fine” alla diatriba politica sull’andamento in discesa o ascesa della disoccupazione in Italia; almeno per il momento.

Ma i rapporti Istat non finiscono di stupirci con i loro numeri, con le loro certezze. Se fino a questo momento ho descritto la realtà inerente la disoccupazione e l’andamento in discesa del nostro Paese, ci pensano gli ex manager ad alzare il reddito mensile netto pensionistico. Nel 2010 hanno percepito mediamente 3.788 euro al mese mentre i co.co.co percepiscono 120 euro al mese. Questi sono i primi dati del Rapporto Annuale Istat nella parte relativa alla previdenza.

Nella classifica dei più fortunati gli ex manager, a dir il vero, non sono soli. Molto simile è infatti, la somma percepita da piloti e assistenti di volo, che viaggiano intorno ai 3mila 487euro al mese. In termini di importo annuale, gli ex dirigenti prendono in media 49mila 246 euro, i piloti 45mila 333 euro. Si tratta, per fare qualche paragone, di cifre quasi cinque volte superiore alla media, circa sei volte superiori a quelle di agricoltori e artigiani. Il rapporto fra un dirigente e un co.co.co, è abissale: uno a 40. Scendiamo nettamente di livello pensionistico quando parliamo di dipendenti pensionati Inps (quasi 9 milioni e mezzo di persone) che prendono 861 euro, commercianti 707 euro, artigiani e gli agricoltori 611 euro. Sono molto basse anche le pensioni dei preti, 574 euro. Un altro elemento di preoccupazione, segnala l'istituto di statistica, è rappresentato dal divario fra le diverse aree del paese. Le pensioni nel Sud sono un quinto più basse di quelle del Nord.

L'importo medio di una pensione nel Meridione è di 9501 euro, contro i 10mila 808 di media nazionale, gli 11mila805 euro del Nord Ovest, gli 11mila 317 euro del Centro, i 10mila 959 euro del Nord Est. Se penso al recente convegno di Pontida, immagino che nessuno dei presenti abbia la minima idea di quanto appena scritto.
Ogni commento personale a quanto fin’ora scritto, sarebbe inutile e superfluo viste le cifre certe che ci “illuminano d’immenso”!

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