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Expo 2015 E Mercato Immobiliare, Quali Ripercussioni?


3 aprile 2011 ore 09:53   di Niobe  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 657 persone  -  Visualizzazioni: 1139

La prima Esposizione Universale milanese si svolse nel 1881 e ospitò circa 7.000 espositori: gli italiani erano in tutto poco più di 20 milioni, il 62% dei quali ancora analfabeti, e l’illuminazione elettrica arriverà in città solo 2 anni dopo, salutata da tutti come una specie di miracolo. Nel 2015, a distanza di 134 anni, l’Expo tornerà a Milano: come si sta preparando a questo evento la città di oggi?

Nello scorso novembre Letizia Moratti, dotata per l’occasione di poteri speciali, ha concluso con Formigoni e Podestà l’accordo per dare inizio ai lavori scegliendo la formula del comodato. In pratica significa che, fino alla fine della manifestazione, i privati metteranno a disposizione le aree per una cifra simbolica: l’impegno è che per il 2017 metà dell’intera area, circa 430.000 metri quadrati, venga ceduta al comune, mentre sulla superficie restante si potrà costruire. Il Gruppo Cabassi, proprietario dei terreni, ha dato il proprio consenso per l’operazione e il via libera del BIE segna, di fatto, l’inizio dei lavori.


Ma sul futuro già si apre il buco nero del “dopo Expo”. I numeri sono da capogiro: si parla di opere ricettive per un fabbisogno stimato di 124.000 posti letto al giorno, opere per la mobilità per i 160.000 visitatori al giorno previsti e le merci del caso, tra cui la TAV, la terza pista di Malpensa, la Pedemontana e la Bre.Be.Mi., 3,2 miliardi di euro di costi diretti per realizzare il sito dell’Expo e le strutture collaterali.

Secondo i principali enti istituzionali del mercato lombardo e nazionale (Ance, Camera di Commercio di Milano) e numerosi operatori del settore (Gabetti e Tecnocasa fra gli altri) l’Expo darà certamente una spinta importante allo sviluppo del mercato immobiliare che, da quando la crisi ha incominciato a mordere, ha subito pesanti contraccolpi, a Milano e non solo, facendo registrare un crollo delle compravendite che dal 2007 ad oggi sono scese del 34%. L’evento e le opere connesse avranno come ricaduta immediata un incremento dei valori del mercato: si prevedere infatti che i prezzi delle case aumenteranno in media del 7 % da qui al 2015, sia in città sia in provincia.

Il rapporto di Jones Lang LaSalle, società internazionale di consulenza specializzata in servizi immobiliari e gestione di capitali, pubblicato su Il Sole 24 Ore, mette in evidenza che la piazza milanese (e non solo) attende con ansia l’impulso che gli investimenti porteranno anche alle opere già avviate. In ambito residenziale a breve termine si riscontrerà un aumento della domanda e dei canoni d’affitto e su tempi più lunghi il mercato spera invece nella realizzazione di nuove aree immobiliari.
Ma non tutti sono ottimisti.

La realizzazione di opere private è in forte rallentamento e secondo Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil (Associazione imprese edili e complementari delle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza) si rischia di caricare l’Expo di aspettative che potrebbero essere disattese se non andranno di pari passo con finanziamenti e investimenti. Il pericolo, secondo De Albertis, è che i tempi di avvio ed esecuzione delle opere compromettano quello che potrebbe essere un volano per l’economia milanese.

Secondo Stefano Boeri più che sul mercato immobiliare in crisi sarebbe necessario investire in politiche pubbliche, le uniche che, invece di favorire investitori e proprietari, porterebbero benefici alla collettività. In un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, Boeri ricordava infatti che a decidere il valore dell’area è un indice volumetrico che si potrà sfruttare nel dopo Expo quando sull’area verrà realizzato un denso insediamento edilizio da 900.000 mq: l’equivalente di circa 30 grattacieli.

Intanto, per ora, il Bie (Ufficio internazionale Expo) ha preso atto della disponibilità delle aree e a questo punto non rimane, dunque, altro da fare che aspettare l’inizio dei lavori.

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