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Keynes Risolleva Il Giappone


17 novembre 2011 ore 23:03   di Plug_Eco  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 502 persone  -  Visualizzazioni: 941

12 marzo 2011: una data da segnare nella storia per il terribile incidente della centrale nucleare giapponese di Fukushima; forse non tutti ricordano le implicazioni economiche del disastro: in pochi giorni a causa del terremoto e dello tsunami sono morte più di 15.000 persone, sono andati distrutti case, industrie e virtualmente sono andati in fumo milioni di Yen. Insomma, solo otto mesi fa questa grande potenza mondiale sembrava davvero in ginocchio.

Ma dal basso si può solo risalire, basta scegliere come: il Giappone ha deciso di sposare una teoria super-classica, ed è riuscito ad archiviare l’ombra della recessione investendo e promuovendo grandi opere pubbliche, come il buon John Maynard Keynes aveva teorizzato quasi un secolo fa. In estrema sintesi si tratta di commissionare grandi opere pubbliche per poter così stimolare l’economia dall’interno e sfruttare l’effetto “moltiplicatore”; sistema che sembra sia fruttato bene dato che nel trimestre luglio-settembre il Giappone è riuscito a sostenere una crescita, che portata su base annua sarebbe intorno al 6%. Una crescita così imponente –secondo gli economisti– è legata soprattutto al ripristino della catena produttiva ed al risveglio dei consumi privati. Per rendersi conto della portata basti pensare che, se anche si confermassero i segnali di rallentamento della crescita nipponica nei prossimi trimestri, le performance del Giappone sarebbero comunque di gran lunga superiori a quelle di ogni altro Paese avanzato.


Abbiamo provato a spiegare in due parole come funziona l’effetto moltiplicatore, ora cerchiamo di vedere come ha potuto l’economia giapponese sfruttare le teorie Keynesiane. Keynes ipotizzava l’esistenza di equilibrio di sottoccupazione, nel quale la domanda aggregata è più bassa rispetto all’offerta di beni e servizi. Con questo scenario era possibile, aumentando la spesa pubblica di una unità, avere un aumento della domanda aggregata più che proporzionale, in quanto la spesa pubblica traina la crescita sia della domanda aggregata che del consumo delle famiglie. Il Giappone, già flagellato dallo tsunami e dal recente incidente nucleare, ha oggi un forte bisogno di stimolo della domanda e allo stesso tempo anche uno stimolo dal lato dell’offerta, per consentire alle imprese di tornare a produrre a pieno ritmo.

Ecco dunque che le teorie Keynesiane tornano in auge e, se consideriamo il grande surplus commerciale accumulato dai nipponici negli ultimi anni, è facile capire come per loro attuare il “deficit spending” sia un gioco per niente doloroso, anzi, il governo del sol levante è riuscito ad attuare in pochissimo tempo tre manovre di stimolo incentrate principalmente sulla ricostruzione, manovre pari a circa 170 miliardi di Euro. Certo, in queste circostanze il debito pubblico aumenta vertiginosamente (attualmente il rapporto debito/Pil del Giappone è oltre il 200%), ma i tassi sui bond rimangono comunque ai minimi storici, perché i “fondamentali” rimangono positivi. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che lo Yen è una moneta forte e consente al Giappone di poter importare materie prime a condizioni favorevoli, proprio quello di cui ha bisogno un paese che tenta di risollevarsi dopo uno shock per niente facile da superare.
Adesso non ci resta che sperare, e vedere se anche nel lungo periodo il nostro “amico” Keynes riuscirà a risollevare l’economia del sol levante come ha già fatto in Europa quasi un secolo fa.

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Commenti

 
  • Filippo
    #1 Filippo

Tutto bene finché non c'è una agenzia di rating che ti declassa il debito ... Di agenzie ce ne sono 3, senza il cui voto i titoli non possono essere scambiati sui mercati regolati, e sono tutte statunitensi ... e nel 2008, a scopo speculativo, hanno mentito tutte quante ... Possibile che in Europa non siamo capaci di creare almeno un organismo di rating in più (visto che la comunicazione, nella teoria capitalista, migliora quando aumenta la pluralità delle fonti)? Forse perché andiamo troppo dietro ai metodi americani? Basta vedere cosa è successo nel pomeriggio del 10 nov 2011: cercare->{falso downgrade della francia l'ue annuncia un'indagine}.

Inserito 9 dicembre 2011 ore 14:55
 

Il problema dell'oligopolio delle agenzie di rating è annoso, ne abbiamo parlato proprio qua qualche mese fa ("I tre moschettieri: uno sguardo nel mercato del rating"), inoltre sono d'accordo sul fatto che più informazione sarebbe auspicabile, proprio in un settore in cui una notizia (o una non- notizia) può far schizzare le quotazioni o farle precipitare verso il baratro. Condivido la tua idea di creare un'agenzia di rating europea per essere meno dipendenti dal "consensus" statunitense, tuttavia credo che il problema di fondo non sia questo, ma risieda nell'indipendenza di azione e di valutazione di queste agenzie: finchè saranno organismi pilotati dalla politica e fin quando non ci sarà indipendenza tra il soggetto che richiede il loro giudizio e i loro compensi, qualsiasi agenzia, anche europea, non sarà mai pienamente oggettiva e non servirà a molto se non a rendere la situazione molto più complicata di come già adesso si presenta. Quello che volevo sottolineare in questo articolo era, tuttavia, lo sfruttamento di una teoria che non è mai stata messa del tutto da parte... anzi, sembra quasi che quando le cose si mettono male, viene rispolverata come le cose un po' vecchie ma a cui sei così affezionato e viene riproposta (che sia la migliore?!?). Chissà che non sia la ricetta che Merkosy propinerà all'Italia per uscire dalla crisi, staremo a vedere!!

Inserito 10 dicembre 2011 ore 16:13
 
  • Filippo
    #3 Filippo

Difficile che accada: Il problema non sono le regole europee sulla riduzione del debito, il problema è che le agenzie di rating, dicendo ai mercati di non fidarsi dei debiti greco, spagnolo, italiano, ed ora anche francese e tedesco, stanno dicendo letteralmente all'Europa "non fate altri debiti!" ... (mentre non lo stanno dicendo al Giappone, forse per motivi umanitari, forse per convenienza strategica in alte sfere), perché sta avvenendo questo??? Forse perché siamo troppo divisi e facili da attaccare?

Inserito 13 dicembre 2011 ore 10:41
 

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