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La Crisi Economica Dal 2007 Ad Oggi, Cosa è Cambiato?


21 ottobre 2010 ore 15:39   di 1econ  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 316 persone  -  Visualizzazioni: 553

Nel giugno del 2007 è scoppiata in America la bolla dei mutui sub-prime, e più in generale la bolla finanziaria che aveva inondato i mercati mondiali di liquidità.
Infatti le banche avevano messo a punto negli anni un complesso, quanto pericoloso, sistema, concedendo denaro a chiunque per l’acquisto di una casa. La cosa di per sé poteva sembrare un nobile obbiettivo, anche se più della politica che del sistema finanziario, e per questo venivano approvate tutte le operazioni di mutuo, anche le più rischiose, senza valutarne il rischio di poter perdere denaro o non incassare le rate del mutuo.

Ma questo perché? Sembrerebbe folle che una banca conceda denaro, senza valutare il rischio di credito. Tutto ciò è avvenuto perché irresponsabilmente le banche, tramite l’invenzione ad hoc di prodotti derivati, vendevano il loro credito agli Stati, alle Istituzioni, ad altre banche e in sostanza alla gente. Le banche cioè inizialmente non avevano quindi rischio del credito, era solo necessario emettere mutui a chiunque, se il cliente era pericoloso, ancora meglio, perchè venivano applicati tassi maggiori. Questi mutui venivano ceduti, assemblati in prodotti complessi e rivenduti a terzi ignari di cosa realmente stavano acquistando.


Questo fenomeno è durato anni, andando sempre più a gonfiare da un lato i valori degli immobili, e dall’altro la massa di titoli di credito che gli Stati e le Istituzioni avevano in portafoglio, basati anche su derivati di questi mutui.
Il perdurare di questo sistema, che inizialmente aveva tolto alle banche il rischio di credito sui mutui, in realtà ha fatto sì che anche le banche consapevolmente o inconsapevolmente ricomprassero attraverso titoli quello di cui inizialmente si volevano disfare.

Quando l’elevato tasso di insolvenza dei mutui più pericolosi ha fatto vacillare le due società Fannie Mae e Freddie Mac che avevano assicurato quei mutui, e di conseguenza venendo a mancare un’assicurazione su tali operazioni, gli Istituti finanziari pubblici e privati avevano le casseforti piene di titoli, che di li a poco sarebbero diventati spazzatura.
Improvvisamente quindi tutta quella montagna di titoli, dal valore così elevato da essere incalcolabile, nelle mani di tutti gli operatori del settore altro non era diventata che carta straccia, essendo insolventi i diretti interessati, essendo tali rischi privi di coperture assicurative ed essendo inoltre garantiti da beni il cui valore reale era addirittura inferiore, oltre ad essere di difficile monetizzazione.

Stando così comunque si sarebbe potuto provvedere alle vendite dei beni e si sarebbero recuperati gran parte del denaro inizialmente speso, con una perdita certamente, ma una perdita percentuale. Il problema maggiore era poi un altro, che quasi nessuno ha menzionato, cioè che detti titoli non erano solo nella cassaforti e basta, in attesa di essere incassati, ma erano stati soprattutto utilizzati dalle banche stesse a garanzia di altre operazioni di debito, di cui a questo punto saltò la copertura. Questo concatenamento dei titoli spazzatura nel sistema finanziario ha portato al fallimento la Lehman Brother’s nell’autunno 2007, che di fatto ha pagato per tutti, mentre tutte la banche americane e mondiali sono state in qualche modo “salvate” dal fallimento, grazie agli interventi diretti o indiretti degli Stati, che per evitare il collasso del sistema finanziario mondiale hanno immesso denaro pubblico nelle casse delle banche. Dal 2007 ad oggi poco o nulla è cambiato, infatti la concatenazione delle operazioni e l’interconnessione del sistema economico finanziario, che sono state la causa vera del problema, non sono state modificate, mantenendo di fatto tutto il sistema economico come un’unica entità.
Questo farà si che in qualsiasi momento di future crisi, l’unica certezza saranno gli aiuti pubblici ad istituti privati, perché questi ultimi essendo interconnessi saranno “too big to fail”, troppo grandi per fallire, e quindi da sostenere a qualsiasi costo.

Sicuramente questo concetto secondo cui se sei grande devi essere salvato, difficilmente porterà responsabilità e cautela nella gestione degli istituti, anzi ha messo le grandi banche nella loro posizione preferita, di potere assoluto e incondizionato, quando le cose andranno bene guadagneranno miliardi di dollari a trimestre e quando le cose andranno male riceveranno miliardi di dollari di aiuti statali. In sostanza sempre miliardi di dollari ogni trimestre, mentre ai cittadini non è rimasto che il cerino bruciato in mano. Infatti il valore dei loro beni è calato (immobili e titoli azionari), la crisi che ha portato le banche a rivedere i loro portafogli ha causato la perdita di milioni di posti di lavoro in America e in Europa, ha portato alla chiusura di moltissime aziende, al fallimento di altre, innescando una pericolosa spirale disoccupazione-consumi, e maggior debito pubblico. Alla fine a pagare il conto di tutto questo che sarà? Saranno i giovani e le future generazioni.

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