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La Finanziaria Dimentica L' Evasione Fiscale E I Tagli Alla Casta


4 luglio 2011 ore 00:24   di salegrosso  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 751 persone  -  Visualizzazioni: 1375

E' arrivata la legge finanziaria, che in questo periodo di preoccupazione per la situazione economica italiana e internazionale era molto attesa; molte le previsioni, le discussioni e le ipotesi che la anticipavano. Tutte concordi nel ritenere che ci sarebbe stato un almeno minimo ritorno alla morigeratezza anche da parte della cosidetta classe politica, altresì detta “la casta”.

Invece il ministro Tremonti e il primo ministro Berlusconi, nella loro conferenza stampa di presentazione, hanno sorvolato su questo aspetto, presentando un piano economico e finanziario che non va al nodo dei problemi ma mira a tirar avanti, cercando di non far saltare una maggioranza sul filo. Una manovra finanziaria con obiettivi politici, non economici, tanto che Standard & Poor's l'ha subito bollata come inefficace.


Una finanziaria che mira a non far colare a picco la barca, cercando soldi dove è più facile: aumentando quelle tasse che vanno a incidere di più tra i redditi bassi e tirando ancora di più la corda sui servizi al cittadino.

Ma sugli aspetti realmente pesanti, buio assoluto. Tremonti non ha speso una parola sull'evasione fiscale, quella vera, da un centinaio di miliardi di euro annui (non quella, tanto sbandierata, operata dalla Guardia di Finanza). Tremonti è ministro da vari anni e non ha fatto alcunché per combattere ed eliminare realmente questo cancro che immobilizza l'Italia e ancora ha il coraggio di fare il professorino, quando qualcuno gli fa una domanda precisa. Da ministro delle finanze in dieci anni non è riuscito ad eseguire il suo compito d'ufficio e quindi i cittadini italiani, anche quelli che lo hanno votato, dovrebbero pretendere le sue dimissioni per incapacità e inefficienza. L'evasione non cala, ogni anno viene valutata sui cento miliari di euro: strano però non riuscire in 10 anni a recuperare neppure un 10% di questa grossa evasione... ci saremmo risparmiati un ennesimo aumento delle tasse, con qualche miliardo di euro recuperato all'evasione. Evidentemente certe cose non si possono fare, non si va certo a toccare quegli interessi che manovrano anche la casta. Io la chiamo collusione.

Sui tagli ai costi della politica, è interessante un editoriale di alcuni giorni fa di Maurizio Belpietro, direttore di Libero. Secondo il direttore, il consiglio dei ministri che stava discutendo della finanziaria e della sforbiciata da dare a stipendi e benefici dei politici è stato ad un certo punto interrotto a causa delle forti pressioni di tutti i nostri rappresentanti – bipartisan - perché nessuno vuole rinunciare a questi privilegi. Risultato? Alla fin fine la casta non dovrà tirare la cinghia, neanche un po'. Altrimenti probabilmente la manovra economica non sarebbe passata in parlamento.

In questi casi, l'esperto di turno, economista o politico che sia, spiega in modo affabile e pacato che di per se i tagli alla politica sarebbero eventualmente moralmente giusti, ma non inciderebbero granché sui conti pubblici... lasciando intendere al povero elettore che alla fin fine i privilegi della classe politica sono poco simpatici ma quasi innocui. E' vero? Facciamo due conti.

In Italia vivono di politica qualcosa come 500.000 persone, dagli usceri ai presidenti della Repubblica. Se si riducessero mediamente di 10.000 euro annui i loro stipendi e benefici (sembra tanto, ma invece è molto ragionevole, mediamente) si avrebbe un risparmio pari a 5 miliardi di euro l'anno. Una cifra doppia rispetto alla manovra per il 2011 e uguale a quella prevista per il 2012. In quattro anni, la manovra da 47 miliardi presentata da Tremonti sarebbe scesa a 27 miliardi.

Già, hanno proprio ragione quando dicono che loro, la casta, non pesano poi tanto sulle nostre tasche.

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