La Manovra Del Governo Monti Tra Austerità E Recessione
Le folle plaudenti che nelle settimane passate avevano salutato con entusiasmo la cacciata di Silvio Berlusconi dal Governo del Paese e la sua sostituzione con Mario Monti probabilmente adesso, dopo il varo della manovra economica, sono un po' meno festanti. Sarebbe tuttavia errato giustificare tale cambio di umore soltanto con l'intervento sulle pensioni. Le pensioni di anzianità e la soglia troppo bassa per quelle di vecchiaia sono infatti lussi che, oggettivamente, ormai non possiamo più permetterci e dunque bene ha fatto il Governo Monti ad intervenire (spargendo e facendo spargere lacrime) sulla materia.
La vera ragione di preoccupazione e di delusione che deriva da questa manovra economica è, invece, un'altra: si tratta dell'ennesimo (il terzo nel solo secondo semestre 2011) intervento finalizzato a risanare i conti pubblici che privilegia il rigore a scapito della crescita. Al netto della riforma delle pensioni (che, se attuata da Berlusconi, avrebbe scatenato la guerra civile), non si riscontra grande differenza tra i provvedimenti di Tremonti e quelli di Monti. Alcune misure (aumento delle accise su benzina e gasolio) ricordano perfino i provvedimenti adottati dai Governicchi della cosiddetta Prima Repubblica per raccattare qualche lira in più. Davvero dai Professori al Governo ci si aspettava qualche colpo d'ala più alto. L'obiettivo principale, invece, è rimasto quello di fare cassa impoverendo le famiglie e, di conseguenza, il Paese.
Sul fronte del fisco la manovra è, infatti, pesantissima. Uno studio realizzato e pubblicato in questi giorni dalla CGIA di Mestre quantifica in 16 miliardi di Euro l'impatto delle misure economiche sulle famiglie in termini di nuove o maggiori imposte e tasse. Il che significa che ciascuna delle circa 25 milioni di famiglie italiane dovrà sobbarcarsi un costo aggiuntivo di 635 Euro annui nel triennio 2112-2014. La CGIA di Mestre calcola che, se a queste cifre si aggiungono gli effetti delle altre manovre correttive adottate quest'anno dal Governo Berlusconi, l'onere complessivo a carico di ciascuna famiglia arriva, sempre in media, ovviamente, alla spaventosa cifra di 6.402 Euro complessivi nel quadriennio 2011-2014.
Sono cifre che fanno riflettere, perchè certificano in termini crudi di quanto le famiglie si impoveriranno nel quadriennio in corso al solo scopo di assecondare le scellerate politiche economiche dell'Unione Europea e di arginare la speculazione internazionale da queste suscitata.
L'effetto indotto sarà quello di una contrazione dei consumi e della produzione, di una riduzione del Prodotto Interno Lordo, di un'economia in ginocchio, di una recessione senza pari. Lo stesso Financial Times, giornale non certo tenero nei giudizi formulati sul nostro Paese, ha affermato, dopo il varo della "Manovra Monti", che l'Italia ha bisogno di crescita, non di austerità e che il Governo dovrebbe concentrarsi sulle riforme per stimolare la crescita anzichè sul rigore.
Di tali riforme, nella "Manovra Monti" non c'è traccia, sempre che non si abbia l'ardire di voler contrabbandare come tali il regalo fatto alle imprese (con i soldi sottratti alle famiglie?) e consistente negli sgavi IRAP sul costo del personale dipendente.
All'orizzonte si profila dunque una cupa recessione che, deprimendo il Prodotto Interno Lordo, impedirà al nostro Paese di rispettare i "sacri" parametri di Maastricht tanto cari alla cancelliera Merkel (rapporto deficit/P.I.L.). A quel punto, l'Unione Europea chiederà (ed otterrà) una nuova manovra correttiva dei conti pubblici e così il diabolico e perverso circolo vizioso proseguirà all'infinito o almeno fino a quando i popoli europei non ne avranno abbastanza.
