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Lo Stock Picking Per La Scelta Dei Titoli Azionari


4 agosto 2011 ore 16:25   di Maverick  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 558 persone  -  Visualizzazioni: 1034

Con il fiato sospeso. E’ questa la condizione di milioni di risparmiatori italiani, e non solo, alle prese con l’agosto borsistico, dopo un luglio che è stato lungo e terribile. Nel mese di luglio, l’indice Ftse Italia all share è arretrato dal 9,22% e il Mib dell’8%.

A scatenare le vendite di massa sui mercati è stata la combinazione fatale tra la crisi dell’Euro, appena mitigata dall’accordo raggiunto il 21 luglio tra i governi europei per un secondo piano di sostegno alla Grecia, e il tardivo accordo nei negoziati politici tra democratici e repubblicani sulla necessità di aumentare il tetto legale al debito pubblico Usa.


Per fronteggiare la crisi del debito pubblico i Governi Usa e dell’Eurozona stanno per sciogliere un nodo importante sul loro futuro: tagliare la spesa pubblica o aumentare le tasse, ma in entrambi i casi gli effetti sono recessivi; lasciar correre l’inflazione per abbattere il debito pubblico reale, impoverendo però i ceti a reddito fisso; cercare la crescita, aumentando la spesa pubblica e il debito. Non esiste facile via d’uscita.

In questo clima di incertezza dei mercati gli investitori escono dalle Borse alla ricerca di rifugi sicuri. Nell’attuale clima di tensione i beni rifugio, quali oro e terreni agricoli, resteranno il “rifugio di ultima istanza”. Per quanto riguarda gli investimenti azionari, invece, in un simile contesto la selezione non potrà avvenire su base settoriale ma piuttosto a livello di nicchie o di singoli titoli, con lo stock picking. Gli indicatori di bilancio ai quali guardare per fare la selezione saranno soprattutto quelli di generazione di cassa e il ROI (il rendimento del capitale investito). Verranno premiate le azioni con cash flow solidi e stabili o crescenti nel tempo e che investono bene le risorse a disposizione.

In una situazione dove le economie devono ribilanciarsi, non avrà senso guardare al passato per cercare di decifrare i trend futuri. Pensando al periodo 1999/2003 ci sono settori che hanno corso molto ma che in seguito non sono stati in grado di ripetere analoghi rialzi. Nel 2000 tutti compravano Microsoft, oggi piace molto meno nonostante la crescita continua. Dunque per me è tornata interessante.

In Italia la situazione non è molto lineare. Se i problemi del Paese venissero risolti e la politica non fosse più il principale fattore di incertezza del Paese, l’indice di Piaza Affari dimostrerebbe la sua forte sottovalutazione. Secondo gli analisti oggi le banche italiane quotano a multipli inferiori di quelle giapponesi, ma bisogna porre molta attenzione alla speculazione internazionale. Per una miriade di operatori che sparano contro l’Italia, però c’è anche chi vede ottime opportunità a piazza affari. Mentre Deutsche Bank “vendeva” in massa i titoli del debito pubblico italiano che aveva in portafoglio, UBS nei giorni scorsi aumentava l’esposizione sul nostro Paese.

Se le grandi banche ritengono sottovalutate le azioni italiane, qualche pensierino possono farlo anche i risparmiatori. Con cautela si possono trovare occasioni a prezzi di saldo che potrebbero non rivedersi per anni. Se la crescita ripartisse, le azioni delle banche potrebbero raddoppiare i corsi entro il 2015, mentre oggi scontano le tensioni sul debito pubblico.

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