Lo Strano Concetto Di Equità Del Governo Monti: Stangate Cieche E Consumi Oppressi
La manovra finanziaria del governo Monti è nata sotto un candido quanto condivisibile principio: l’equità. Equità è un termine che induce ottimismo, serenità, persino fiducia.
Il pensiero ricorrente tra i cittadini italiani, alla vigilia delle informazioni giunte sui provvedimenti intrapresi, consisteva nell’affermare che dinanzi ai sacrifici nessuno si sarebbe mai tirato indietro, purché ciascuno pagasse in proporzione ai propri averi.
Ma è accaduto realmente questo? Cerchiamo di capire meglio in estrema sintesi su cosa si è intervenuto per verificarlo.
Pensioni: dopo una modifica dell’ultimo tuffo ( e dopo le oceaniche proteste dei cittadini) il governo ha deciso che la rivalutazione delle pensioni correlate all’inflazione sarà bloccato solo per le pensioni superiori ai 1400 euro solo nel 2012, poi sarà fatto per le pensioni sopra i 936 euro a partire dal 2013. Una stangata solo rimandata, considerando che la pensione media degli italiani si attesta sui 1084 euro. Intervento equo? Se consideriamo che tutti dovranno pagare, sì, ma se valutiamo l’incidenza che questo intervento avrà sui pensionati “medi”, ossia la maggioranza, no. La rivalutazione delle pensioni incide molto di più su chi guadagna meno che non su chi prende pensioni dai 2500 euro in su. Equità significa proporzionalità, non interventi universali e standardizzati.
Carburanti: equità significa secondo il governo penalizzare tutti indistintamente considerando che tutti usano i mezzi di trasporto per spostarsi. Peccato che il carburante, come qualunque altra risorsa, gravi in proporzione al reddito posseduto. Un pieno ad un operaio che guadagna 1200 euro al mese costa in proporzione molto di più rispetto a chi ne guadagna 3500 o 6000.
E non solo: chi usa un mezzo di trasporto per lavoro e macina chilometri su chilometri per guadagnarsi da vivere, sarà drammaticamente più penalizzato di chi si sposta solo nel tempo libero. È stata presa in considerazione questa differenza? No. Tutti pagano tutto: Equità governativa.
Ici: il governo ha deciso che chi pagherà l’Ici (Imu) otterrà delle detrazioni di 50 euro a figlio residente oltre a quella di 200 euro uguale per tutti (che scenderà a 170 euro nel 2014). Si potrebbe sostenere che chi ha figli ha un reddito da ridistribuire su più persone, e che quindi è giusto sgravare l’Imu/Ici in proporzione ai figli. Equo? No perché parziale.
Un esempio: un padre separato che acquista un’abitazione come prima casa e che ha in affido condiviso i figli (che risiedono quindi con la madre ma che sono mantenuti ugualmente anche da lui) paga l’Ici senza sgravi. Considerando che i figli vivono anche in casa sua (in teoria al pari della madre anche se risiedono con quest’ultima) non comprendiamo il motivo per cui non debba ottenere la medesima agevolazione. È stato valutato questo principio di equità? No.
La tassa sull’estratto conto: con depositi superiori ai 5000 euro, l’estratto conto sarà tassato di oltre 34 euro l’anno. In pratica, per vedere esercitato un diritto, ossia la rendicontazione del proprio conto corrente, dobbiamo pagare una tassa aggiuntiva. Ci domandiamo: perché sopra i 5000 euro? Perché come sempre si colpisce la fascia prevalente del Paese, ossia il ceto medio. Equo? No. Perché non sopra i 50mila?
Infine le liberalizzazioni: applicate alle farmacie ma non ai tassisti. Perché?
Insomma stangate cieche senza proporzionalità reale, tasse su risorse indispensabili (carburante, casa), tasse sulle pensioni e i redditi. Un tempo vigeva il principio negli economisti secondo cui senza denaro non ci sono consumi e senza consumi non c’è produttività e quindi posti di lavoro. Meno posti di lavoro uguale recessione.
Ma il governo ha scelto: colpire l’ovvio come strumento di recupero del Paese. Auguri.
