Manovra E Polemiche: La Chiesa Non Pagherà 2miliardi Di Euro Di Ici Sugli Immobili Posseduti
In tempi di forti sacrifici richiesti a tutti, ed in particolar modo ai ceti meno abbienti (ormai pare chiaro) traspare dai mille interventi della nuova manovra “salva - Italia” - come l’ha battezzata Monti -, un dato che certamente farà discutere: la Chiesa cattolica non sarà tenuta a versare l’Ici (che prenderà il nome di Imu dal 2012) sugli oltre 50mila immobili posseduti nel territorio italiano.
Se “scremiamo” il dato dagli immobili esclusivamente dedicati al culto religioso, risultano ben 35mila gli edifici ecclesiastici non impiegati a scopi di culto ma utilizzati per attività di tipo commerciale e turistico ed esentati dal pagamento dell’Ici, con un mancato introito per le casse dello Stato di ben 2miliardi di euro (fonte: Il Fatto Quotidiano).
Come già sostenuto nel Novembre scorso con un’inchiesta “ad hoc” realizzata da Marco Cappato, consigliere comunale dei Radicali (in cui si mostrano strutture ricettive riconducibili alla Chiesa che ospitano anche laici a tariffe di mercato) e come riportato oggi anche proprio da “Il Fatto quotidiano”, pare infatti che molti edifici ecclesiastici siano destinati a pensioni ed alberghi, centri vacanza e negozi determinando l’insorgere di concorrenza sleale nei confronti degli altri esercenti.

Grazie infatti alla presenza di una semplice cappella all’interno delle strutture (elemento che pare a molti evidentemente strumentale) tali proprietà immobiliari ottengono i requisiti necessari all’esenzione dall’Ici-Imu,.
Secondo la legge italiana, infatti, gli immobili destinati al culto ecclesiastico ma anche quelli di proprietà della Chiesa ma “non finalizzati esclusivamente a scopi commerciali”, non sono tenuti al versamento della tassa reintrodotta dal governo sulla prima casa. Una detassazione che va a sommarsi agli oltre 4 miliardi di euro non versati allo Stato grazie all’esenzione, ad esempio, dall’Irpef e l’Iva.
La stessa Unione Europea ha già aperto un’inchiesta in proposito nel Settembre scorso, ravvisando nella detassazione a favore delle attività imprenditoriali riconducibili alla Chiesa la presenza di aiuti di Stato e concorrenza sleale.
Se consideriamo che la manovra del governo ammonta a circa 20 miliardi di euro complessivi, i mancati introiti potenziali provenienti dalla Chiesa rappresentano oltre un terzo dell’entità della manovra stessa, ossia 6 miliardi di euro circa. Un’enormità.
.jpg)
Pur essendo beneficiaria dell’8 per mille, la Chiesa non sarà chiamata dunque a contribuire ai sacrifici richiesti dal governo, elemento questo che palesa una sostanziale contraddizione non soltanto con i principi di equità profusi da Monti, ma anche con il grido all’iniquità lanciato oggi da monsignor Giancarlo Bregantini, responsabile Cei per i problemi sociali e il lavoro, che ha dichiarato una certa delusione per l’assenza di interventi significativi sui redditi più alti.
Tuttavia, i dati diffusi da vari organi di informazione parlano di un giro d’affari di 4,5 miliardi di euro relativi al turismo religioso (e rigorosamente esentasse), di introiti pari a un miliardo di euro provenienti dall’8 per mille e di 25 milioni dal 5 per mille e di un’esenzione, come riportato sopra, di circa 4 miliardi di euro complessivi, di cui solo un quinto sarebbe reinvestito in interventi di carità e assistenza sociale (fonte:il Giornale.it).
In tempi di forti sacrifici, non sarà il caso di ripristinare un po’ di trasparenza?
