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E' L'ora Di Una Tassa Sulle Transazioni Finanziarie


11 luglio 2011 ore 10:16   di Montalbano  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 481 persone  -  Visualizzazioni: 839

Gli attacchi speculativi cui si trova di fronte l'Italia in questi giorni, ripropongono ancora una volta il problema di frenare la speculazione internazionale ed evitare che possa produrre immensi al sistema macroeconomico di interi paesi. In Italia, il dibattito è vecchio ormai di anni, tanto che il programma dell'Unione, alle elezioni politiche del 2006, conteneva un accenno alla Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che prende il nome dall'economista che per primo l'ha proposta.

Purtroppo, all'epoca non se ne fece nulla, per i precari rapporti all'interno della coalizione e per la subitanea caduta di Prodi, che rese impossibile l'attuazione del provvedimento. Nell'anno e mezzo in cui l'Unione riuscì a rimanere in piedi, ad onta delle sue contraddizioni, voci interne al centrosinistra, motivarono la mancata attuazione della Tobin Tax, affermando che il provvedimento, qualora fosse stato preso solo nel nostro paese, avrebbe portato all'allontanamento di capitali dall'Italia. Una motivazione francamente ridicola, che qualora fosse stata puntellata da dati di fatto, avrebbe dovuto spingere i maggiorenti dell'Unione a non mettere proprio nel programma l'ipotesi di tassare le rendite, quasi a titolo di specchietto per le allodole. Ma tant'è, la coerenza non era proprio patrimonio di quella scombiccherata coalizione che sarebbe stata spazzata via di lì a poco.


Nei giorni precedenti, si era tornato a parlare di una qualche forma di tassazione sulle rendite finanziarie, nell'ipotesi che potessero essere assunti provvedimenti in tal senso all'interno della Finanziaria che sta per essere varata dal Governo italiano. La cosa abbastanza incredibile, è che Tremonti è stato a lungo uno strenuo avversario dell'ipotesi, in quanto anche lui la pensa come monsieur Trichet, il Presidente della Banca centrale europea, che riprende a sua volta lo strampalato ragionamento dei rappresentanti del centrosinistra italiano di cui sopra. A tutti costoro, risponde l'economista Leonardo Becchetti, ordinario di economia politica all'universita' Tor Vergata di Roma: ''Ma Trichet si aggiorna prima di sfornare questi clichet?'', si chiede l'economista. ''La migliore dimostrazione che le tasse sulle transazioni finanziarie non sono la fine delle borse, a meno che non siano applicate a livello universale, e' semplicemente che esse (come dimostrato da un recente working paper del Fondo Monetario Internazionale) gia' esistono in singoli paesi (23 casi i piu' importanti) e non hanno provocato la scomparsa di queste piazze finanziarie. Anzi sono piu' alte in alcune piazze finanziarie che vanno per la maggiore (Londra e Hong Kong) e non hanno fatto scappare nessuno''. Quanto detto da Becchetti, smonta in partenza l'assunto col quale in Italia, in molti, a destra e altrove (come dimostra il caso del centrosinsitra) ci si continua ad opporre ad uno strumento di pura e semplice giustizia.

E' sempre Becchetti, a dirlo partendo dalla scomparsa di ogni ipotesi di tassazione delle rendite finanziarie dal testo della Manovra: ''Far sparire nel testo della manovra, approvato dal Consiglio dei ministri, la proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie dell'1,5 per mille e una tassa del 35 per cento sugli utili delle banche per trading speculativo non corrisponde a criteri di giustizia''. Perchè si parla di giustizia? Perchè in Italia, come risulta dalle ultime ricerche, la tassazione sui redditi da lavoro e da impresa è al 46%, una enormità rispetto al 12,5% delle transazioni finanziarie. Ecco perchè suona come una beffa l'aver fatto scomparire quei provvedimenti che avrebbero consentito di far fiatare un paese che sta affogando sotto il peso delle tasse e dei continui tagli ai servizi, che sono adottati dal Governo proprio per trovare risorse alternative. Sentiamo ancora Becchetti: ''Quei provvedimenti, in linea con l'orientamento europeo, avrebbero fatto entrare nelle casse dello Stato quattro miliardi di euro." Capito? Quattro miliardi di euro che poi vengono a chiedere a noi, sotto forma di tagli alla sanità, alla scuola, alla ricerca, tra poco anche all'aria che respiriamo. Ormai siamo veramente alla lotta di classe, ma all'incontrario, fatta dai ricchi contro i poveri. Per quanto l'Italia può andare avanti così?

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Commenti

 
  • pippo
    #1 pippo

La tassazione delle rendite finanziarie è l'emblema della follia neurologica in cui versa la sinistra italiana. Queste sono tasse sulle persone fisiche che ricadono in toto sui piccoli risparmiatori. I miliardari usano veicoli societari, holding lussemburghesi e residenza in paesi come la Svizzera non ci sono queste tasse: i detentori di patrimoni evitano completamente queste tasse. Queste sono semplicemente tasse che spremono il piccolo risparmiatore. Il fatto è che un paese fondamentalmente socialista e spendaccione come l'Italia non sarebbe mai dovuto entrare nell'euro. L'unica soluzione, l'unica davvero, è ritornare alla lira.

Inserito 11 luglio 2011 ore 15:28
 

La vera follia neurologica è quella di aver tassato lo strumento verso cui si incanala il piccolo risparmio, i BOT. E visto che non lo hai notato, o hai fatto finta, ricordo che la tassazione sui redditi da lavoro o da impresa è oltre il 46%, mentre quella sulle rendite finanziarie è al 12,5%. Francamente, siamo oltre ogni limite. A proposito, come ricordava il professor Becchetti, le borse di Hong Kong e Londra, non hanno visto alcuna fuga. Tutti socialisti?

Inserito 11 luglio 2011 ore 16:28
 
  • pippo
    #3 pippo

L'Inghilterra è circondata da isolette paradisi-fiscali. Il classico ricco inglese ha la residenza nell'isola di Man o alle Bermuda. Oppure ha conferito il suo patrimonio ad una holding in un paradiso fiscale per società. La tassazione delle rendite finanziarie spreme i risparmi dei semplici cittadini mentre i veri ricchi se la ridono. Questa è la follia neurologica della sinistra.

Inserito 11 luglio 2011 ore 17:05
 

Ma secondo te, le speculazioni finanziarie di questi giorni, che sono il vero obiettivo di una tassazione come quella di cui si parla, le fanno i poveracci? Lascia stare la sinistra o la destra, è un semplice problema di funzionamento del capitalismo. Se c'è una disparità così elevata nei trattamenti di redditi da lavoro e impresa e quelli finanziari, si permette l'istituzionalizzazione di una cosa che falsa tutto, compreso il mercato.

Inserito 11 luglio 2011 ore 17:16
 
  • pippo
    #5 pippo

In un paese liberale il risparmio delle persone non dovrebbe essere tassato. E' così in Svizzera, era così in Italia prima della riforma Visco del 1998. In questi anni che benefici hanno portato le tasse di Visco? Ci hanno solo impoverito. La speculazione dei mercati non viene compiuta dai piccoli risparmiatori, naturalmente. Questa è opera di hedge funds e fondi specializzati che hanno nella mggior parte dei casi sede in paradisi fiscali. Essi quindi non pagano la tassazione sui capital gain italiana, anche se operano con strumenti italiani. La tassazione sui capital gain è una tassa che riguarda solo e soltanto il luogo di residenza indipendentemente dalla nazionalità degli strumenti finanziari in questione. L'unico modo per colpire la speculazione sarebbe una tassa sulle transazioni tipo tobin tax ma però questa dovrebbe essere estesa a livello globale perchè altrimenti dirottare le transazioni su altri circuiti è oggi molto facile. Quindi: 1- La tassazione italiana sui capital gain va a colpire solo i piccoli risparmiatori che possiedono azioni, fondi e altri strumenti. Non certo i patrimoni contenuti nelle holding lussemburghesi e non certo i patrimoni dei residenti italiani in Canton Ticino. 2- Tassazioni sulle transazioni implementate solo dall'Italia fanno dirottare le transazioni su altre piazze danneggiando inutilmente quella italiana. Per esempio il future sul btp si tratta anche all'estero su altri mercati non soggetti a regolamentazioni e tasse italiane.

Inserito 11 luglio 2011 ore 17:34
 

Ti ha già risposto il professor Becchetti: ''La migliore dimostrazione che le tasse sulle transazioni finanziarie non sono la fine delle borse, a meno che non siano applicate a livello universale, e' semplicemente che esse (come dimostrato da un recente working paper del Fondo Monetario Internazionale) gia' esistono in singoli paesi (23 casi i piu' importanti) e non hanno provocato la scomparsa di queste piazze finanziarie. Anzi sono piu' alte in alcune piazze finanziarie che vanno per la maggiore (Londra e Hong Kong) e non hanno fatto scappare nessuno'' Insomma, da Londra e Hong Kong, e da altri posti ove le tasse già esistono, non è scappato nessuno.

Inserito 11 luglio 2011 ore 17:51
 
  • pippo
    #7 pippo

La tasse sulle transazioni finanziarie in genere sono di valore minuscolo rispetto al valore negoziato (si parlava dello 0,05% a livello europeo, mi pare). Quindi ai piccoli risparmiatori non fanno nulla o quasi nulla, diversamente da quanto avviene con la tassazione sulle rendite finanziarie e sui capital gain. Quindi i mercati ufficiali possono sicuramente sopravvivere ad una tobin tax. Ma una tassa sulle transazioni colpisce quei soggetti che fanno frequentemente operazioni di trading, molte volte nel corso della giornata. Chiaramente qui non parliamo di piccoli risparmiatori. Questi soggetti saranno quindi incoraggiati a dirottare le transazioni su circuiti diversi da quelli ufficiali. I mercati ufficiali quindi possono sopravvivere anche se con minore liquidità. Però se lo scopo è quello di frenare la speculazione, allora questo non viene raggiunto. La speculazione continuerà ad avvenire su altre piazze. La tobin tax a livelli molto modesti non danneggia i piccoli risparmiatori, quindi sono indifferente se la sinistra è appassionata a questa proposta. E ' solo una proposta inutile e inefficace ( ameno che non sia implementata a livello globale). Ben diverso il discorso sulla tassazione dei capital gain. In quel caso vengono tartassati i piccoli risparmiatori. E questa tassazione ha tutta la mia disapprovazione. E' dannosa perchè fa fuggire i capitali, è ridicola perchè i ricchi non la pagano. La pagano solo i piccoli risparmiatori.

Inserito 11 luglio 2011 ore 18:16
 
  • giulia
    #8 giulia

La tassazione sulle rendite e sui capital gain è solo un esproprio proletario nei confronti dei piccoli risparmiatori. L'Italia è uno schifo di paese illiberale. Meglio andarsene in Svizzera, fioi.

Inserito 11 luglio 2011 ore 21:48
 

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