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Perché Non Fidarsi Dei Dati Sull' Inflazione


27 maggio 2011 ore 14:11   di JM  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 416 persone  -  Visualizzazioni: 735

Inflazione (in soldini, quanto costa campare) è una parola magica. Usata come nota di merito dalla maggioranza quando scende e urlata come nota di rimprovero dall’opposizione quando cresce, l'inflazione è forse uno degli argomenti bipartisan più usati nella politica italiana. Ma quanto sono attendibili i dati sull’inflazione? A giudicare da come vengono calcolati, poco, se non niente.

Il suo valore è infatti estratto dall’Istituto di Statistica sulla base dell’aumento dei prezzi di un certo numero di beni di consumo. Tale insieme viene detto paniere. Primo problema: cosa comprende il paniere? Non ci crederete, ma oltre a pasta, pane, zucchero e altri beni di necessità e largo consumo, fino a poco tempo fa nel paniere c’era roba attualissima tipo: tabacco da masticare, completino alla marinara, carbone da riscaldamento e addirittura il grammofono a manovella.


Il grammofono? Ma ogni quanto lo aggiornano questo benedetto paniere? Be’, dati precisi non esistono, ma visto come vanno le cose nel Paese del sole, dell’arte, della pizza e della burocrazia, state certi che i tempi non sono dei più veloci. Oltre a questo, ovviamente, nel paniere non ci sono tutti i beni acquistabili. E allora, con una media estratta da una parte di consumi (spesso di nicchia se non proprio estinti), come possiamo fidarci dei nostri politici quando sbandierano: “L’inflazione è scesa (o aumentata) del 2, del3, del 4 per cento”? Meglio affidarci al buon senso e alla constatazione della situazione “sul campo”.

Perché Non Fidarsi Dei Dati Sull' Inflazione

Come diceva Trilussa, se le statistiche affermano che ogni cittadino può permettersi di comprare un pollo alla settimana, è molto probabile che, in realtà, la metà dei cittadini ne compri due e l’altra metà non abbia nemmeno gli occhi per piangere. Quindi, quando ci spiegano che attualmente c’è un tasso di interesse annuo del 6 per cento, niente impedisce che il prezzo della carne sia aumentato del 15 per cento o viceversa. Quando in TV sentiremo l’ennesima filippica sulla crisi o sulla ripresa, forse ci converrà cambiar canale.

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