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Perchè Sulla Tassazione Della Casa Ha Ragione L' Unione Europea


1 ottobre 2015 ore 15:25   di ANDCAT  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 401 persone  -  Visualizzazioni: 604

Nella discussione che si sta animando sull’abolizione di Tasi ed Imu sulla prima casa, per tutti, indipendentemente dal reddito e dal valore catastale dell’abitazione, e che di recente ha visto il Capo del Governo polemizzare anche con l’Unione Europea, si cita spesso un dato non corretto. Secondo un refrain, che viene spesso ripetuto, l’80% degli italiani è proprietario di una casa.

Non è così. Il dato corretto , riportato nel rapporto dell’Agenzia delle Entrate del 2012, è che quasi l’80% delle famiglie italiane (il 78%) risiede in una casa di proprietà. Quindi non l’80% degli italiani, poiché nei nuclei famigliari vanno ricompresi anche coloro che vivono insieme con i genitori, pur essendo maggiorenni, ed eventuali altri parenti. Apparentemente, si potrebbe dire che non cambia la sostanza, se non fosse che i maggiorenni che vivono con i genitori sono anch’essi cittadini e se non fosse che in Italia il 46,6% degli italiani tra i 25 ed i 34 anni rimangono in famiglia. In questo fenomeno siamo il quarto Paese d’Europa, superati solo da Malta (48,9%), Grecia (51,6%), Bulgaria (52,8%) e Slovacchia (56,6%).


Incrociando questi due dati, percentuale delle famiglie che vivono in case di proprietà e percentuale dei giovani adulti che restano in famiglia, la lettura sociologica dell’alta percentuale di famiglie proprietarie di casa assume un altro significato. Occorre infatti considerare che le due motivazioni principali, al netto delle interpretazioni estemporanee sul carattere dei giovani italiani ("bamboccioni", "mammoni"), per le quali essi non escono di casa sono: la mancanza di lavoro o il lavoro precario; la difficoltà a trovare casa, in affitto o di proprietà.
Sulla base di ciò, le caratteristiche del nostro mercato della casa, che da sempre è segnato dalla ristrettezza e inaccessibilità dei costi del mercato delle locazioni, a differenza di altri Paesi europei, assumono un’altra sembianza e non sono certo un qualcosa di cui vantarsi. Anzi, sono tra le cause principali della scarsa mobilità sociale del nostro Paese e dello scarso dinamismo delle nostra economia. Ed è proprio il sistema della tassazione delle proprietà immobiliari del nostro Paese uno dei fattori fondamentali. Mentre, un sistema fiscale che tassa adeguatamente le proprietà e che dovrebbe particolarmente penalizzare coloro che sono proprietari di abitazioni che non sono né destinate all’abitazione principale né messe sul mercato dell’affitto dovrebbe favorire una maggiore mobilità del mercato.

Dunque, resta difficile dare torto alla Commissione europea, anche alla luce di queste motivazioni, quando ci ricorda che in Italia la tassazione dei patrimoni è ancora leggermente più bassa delle media europea, e scenderebbe nettamente sotto in caso di abolizione integrale della tassa sulla prima casa, mentre ciò che va ridotta in modo drastico è la tassazione sui redditi, sul lavoro e sulle imprese.
Il dato del 78% di famiglie proprietarie della casa, in cui vivono, è un dato di cui tenere conto, ma non da contemplare come eterno ed immutabile. E allora se è giusto non caricare di questo onere fiscale coloro che sono formalmente proprietari ma non hanno estinto il mutuo e non sono proprietari di altre abitazioni, oppure coloro che hanno un reddito medio o medio basso, ed è ancora più giusto non far pagare la Tasi anche agli inquilini (come avviene oggi), il consiglio della Commissione europea di rendere molto più progressivo il sistema di tassazione dei patrimoni immobiliari, al fine di incentivare la loro messa sul mercato, tenere bassi i prezzi ( e non farli crescere, come sarà in conseguenza della riduzione dell’imposizione fiscale sulle proprietà), è assolutamente saggio. Il contrario vuol dire conservare un meccanismo che è iniquo e penalizzante soprattutto per le giovani generazioni, che non hanno case di proprietà e difficilmente potranno averle, se non cresce ulteriormente l’occupazione – al netto dei segnali di miglioramento che ci sono, in virtù dei segnali di ripresa congiunturale e delle scelte del governo sugli incentivi fiscali e sulla riforma del mercato del lavoro - , anche grazie ad ulteriori riduzioni delle tasse che gravano sul lavoro.

E dunque se vi sarà un "effetto ricchezza" , in conseguenza di un’abolizione permanente della tassa sulla prima casa per tutti, come dichiarato dal vice direttore della Banca d’Italia Signorini, tutto da dimostrare – dato che l’aumento del valore delle proprietà rischia di essere compensato dalla crescita dei prezzi sul mercato - , e ammesso e non concesso che vi siano le coperture per un’operazione simile, questo effetto sarà ancora una volta a sfavore delle generazioni più giovani. Come troppo spesso è accaduto nella vicenda del nostro Paese, la ricchezza presente delle generazioni più adulte sarà costruita a discapito di quelle future.

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