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Se Le Banche Continuano A Giocare Coi Derivati


31 maggio 2012 ore 16:24   di publio  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 584 persone  -  Visualizzazioni: 958

Oggi, il colosso bancario americano JPMorgan ha annunciato, secondo quanto riportato dal Financial Times, che l'Amministratore Delegato J. Dimon ha deciso lo scorporo dell'unità responsabile del buco da 2 miliardi di dollari, provocato dall'utilizzo di prodotti finanziari derivati per coprire operazioni di trading.I vertici della divisione sono stati sostituiti e, alla stessa, è stato proibito di cercare investitori e , tantomeno, di acquistare altri prodotti finanziari a rischio. Sulla vicenda sta indagando anche l'FBI.

E' curioso pensare che Dimon era quello che, fino a poco tempo fa, tuonava contro le nuove regolamentazioni che innalzavano i requisiti di capitalizzazione delle banche. Visti gli avvenimenti degli ultimi giorni, c'è solo da sperare che il modello alternativo a cui si ispira non sia quello che prevede di evitare forti riserve obbligatorie di capitale per consentire l'uso dei derivati.Comunque sia è certo che le lezioni della storia non servono mai a niente e neppure a distanza ravvicinata di tempo.


Sono trascorsi solo 4 anni da quando Jérome Kerviel causò una perdita di ben 4,9 miliardi di euro, per investimenti azzardati, alla Société Generale, la banca presso cui lavorava. A quanto sembra, non per lucro personale ma al solo fine di accreditarsi presso la Direzione, Kerviel cominciò a fare investimenti ad alto rischio, lanciandosi in spericolate operazioni sul filo del rasoio.La sfortuna lo volle far operare ai limiti, non di una ordinaria turbolenza bensì di un ciclone finanziario epocale. La rapida successione di rovesci borsistici creò dei passivi insostenibili nelle posizioni aperte dall'incauto trader che non potè più occultare le perdite al management della banca francese. L'indagine interna non impiegò molto tempo per far luce sulla voragine impressionante prodotta dalle posizioni in controtendenza, assunte nella convinzione che le Borse stessero per tornare a crescere.

Più ridicola ma altrettanto tragica, fu l'avventura capitata al trader inglese Steve Perkins nel 2009.Da vero britannico, Perkins non si fece mancare qualche buon bicchiere di birra neppure nella notte dove decise di piazzare, probabilmente sotto i fumi dell'alcool,un ordine non autorizzato, per l'acquisto di 7 milioni di barili di petrolio, facendone così salire il prezzo di oltre un dollaro, sui mercati di tutto il mondo. Licenziato per aver causato danni nell'ordine di 6 milioni di sterline, fu poi multato e bandìto da parte dell' Autorità inglese di vigilanza.

Le perdite che i traders continuano a provocare sono molte e di importi astronomici (quella provocata da Howard Hubler nel 2007, quando lavorava per Morgan Stanley, fu di 9 miliardi di dollari, causa i credit default swaps, strumenti di copertura del rischio che assicurano il compratore dal fallimento dell'emittente di un titolo, dietro pagamento di un premio periodico) e forse, vista la crisi infinita in cui sembra essere precipitata l'economia mondiale, sarebbe il caso di intervenire con misure drastiche lasciando perdere, almeno in questo settore, la tanto decantata "deregulation" che forse andava bene negli anni '80 cioè trent'anni fa.

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