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Un Manifesto Contro Monti, La Merkel E L' Unione Europea


7 luglio 2012 ore 18:34   di 2tredici  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 489 persone  -  Visualizzazioni: 739

Nei Paesi dell'Unione Europea, e quindi anche in Italia, le manovre correttive dei conti pubblici, costituite da tagli alle spese ed aumento di tasse e imposte, si susseguono senza soluzione di continuità da diversi anni, con l'obiettivo di ridurre il deficit di bilancio degli Stati ed il debito pubblico e di ridare fiducia agli investitori. L'esperienza dovrebbe ormai insegnare che sono sbagliati sia l'obiettivo che gli strumenti individuati per raggiungerlo. Prendiamo ad esempio le manovre economiche correttive adottate dal Governo Monti (compresa l'ultima, quella che Monti e la stampa amica si ostinano a definire "spending review"). Quali sono stati gli effetti? Da un lato impoverimento delle famiglie, crollo dei consumi e della produzione industriale, aumento delle tasse e delle imposte, tagli dei servizi resi dalla Pubblica Amministrazione ai cittadini e, dall'altro lato, spread rimasto sempre a livelli molto elevati (sempre che, beninteso, la riduzione dello spread debba davvero essere l'obiettivo di un Governo) e crisi economica aggravata. Tanti sforzi per nulla.

Il fallimento delle politiche economiche recessive fino a qui imposte dall'Unione Europea agli Stati membri dovrebbe indurre i Governi a cambiare radicalmente modo di agire. Il conformismo imperante in Europa ed in Italia, guidato da pensosi editorialisti dei più autorevoli quotidiani trasformati in arcigni Pasdaran del rigore e della sobrietà (altrui) impedisce, invece, di prendere decisioni coraggiosamente contro-corrente. Un aiuto in questo senso potrebbe provenire dalla pubblicazione sul Financial Times del 28 giugno u.s. del "manifesto" di Paul Krugman e Richard Layard "per il buon senso in economia".


I due economisti (statunitense il primo, Premio Nobel per l'Economia nel 2008, britannico il secondo) nel documento pubblicato sul Financial Times (e praticamente ignorato dalla TV e dai giornali sobriamente e rigorosamente Montiani della nostra Penisola) demoliscono tutti i luoghi comuni sui quali si basano le fallimentari politiche economiche messe in atto dai Governi dei Paesi aderenti all'Euro in questi ulimi anni. Il problema che ha innescato la crisi, sostengono i due economisti, non è il debito pubblico ma quello privato, intendendo per tale quello delle famiglie e delle banche. In un momento in cui, quindi, le famiglie spendono di meno per rientrare dal debito e le banche concedono meno prestiti per il medesimo motivo i Governi dovrebbero sostenere la spesa o, almeno, non dovrebbero peggiorare la situazione tagliando la spesa pubblica o aumentando la pressione fiscale sulle famiglie.

La priorità deve essere non la riduzione immediata del disavanzo pubblico ma la riduzione della disoccupazione. Questa, infatti (aggiungiamo noi), e non l'inflazione, fu la vera causa del crollo della Repubblica di Weimar, con tutto quello che poi ne derivò. Perchè non è affatto vero, proseguono i due economisti, che l'austerità, facendo calare i deficit pubblici e, quindi, i tassi di interesse, fa aumentare la fiducia e favorisce così la ripresa. I tassi di interesse, nonostante deficit pubblici molto alti, non sono mai stati così bassi come in questo momento, eppure questo non favorisce per niente la ripresa dell'economia. Inoltre mai, in passato, i tagli di bilancio hanno generato una crescita dell'economia. Semmai, è avvenuto il contrario: dai tagli di bilancio è derivata una contrazione dell'economia. La spiegazione è molto semplice: l'austerità scoraggia gli investimenti, perchè le aziende investono soltanto se possono contare su consumatori che dispongano di un reddito sufficiente per acquistare i loro prodotti.

Il vero cuore del problema, quindi, consiste nel calo abnorme della domanda e della spesa, aggravato ulteriormente dalle politiche economiche dei Governi, che infliggono ai cittadini sofferenze inaudite e quindi moltiplicano l'effetto recessivo. I sobriamente saggi che pontificano dai quotidiani autorevoli a questo punto direbbero: "Già, ma i Governi dove dovrebbero prendere i soldi per stimolare la domanda attraverso la spesa pubblica?". Semplicemente continuando a finanziare il debito pubblico attraverso la stampa di moneta, come stanno facendo la Banca d'Inghilterra nel Regno Unito e la Federal Reserve negli Stati Uniti (che, pur facendo questo, non sembra siano strozzati dall'inflazione.....) e come non può fare la Banca Centrale Europea per gli assurdi vincoli imposti dai costruttori dell'Unione Europea, Germania soprattutto, ancora ingiustamente terrorizzata dal falso mito dell'inflazione ai tempi di Weimar.

Il rifiuto dei Governi Europei di cambiare le loro poltiiche economiche nel senso auspicato da Krugman e Layard condurrà il Vecchio Continente al disastro. Nemmeno una manovra correttiva al mese potrà salvarci.

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