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Una Nuova Bretton Woods: Dire Addio Al Vecchio Mondo E Tornare A Crescere


25 agosto 2011 ore 13:30   di Maverick  
Categoria Affari Finanza e Fisco  -  Letto da 445 persone  -  Visualizzazioni: 766

Giambattista Vico li definiva “i corsi e ricorsi storici”, io preferisco definirle ciclicità, ma il significato è sempre quello: per come la vogliamo chiamare la storia ci insegna che per guardare al futuro bisogna capire bene il passato, perché soltanto da qui è possibile trarre spunti per migliorare il nostro avvenire.

Della mia stessa idea è Larry Elliott, giornalista economico dell’inglese “The Guardian”, il quale, in un suo articolo propone un idea per risollevare lo stato di panacea nella quale si trova l’economia globale: “Una nuova Bretton Woods”, ovvero il ritorno ai tassi di cambio fissi ma regolabili che furono istituiti dopo la fine della seconda guerra mondiale.


La razio di questa idea, sta nel fatto che per capire la crisi che stiamo attraversando è fondamentale risalire ai fattori che l’hanno provocata. A giudicare dalle ingenti perdite che i Paesi di tutto il mondo stanno sopportando e dalle proteste scoppiate a Londra, Atene e Madrid, la situazione è molto tesa, e serve un gesto forte di discontinuità da parte dei politici che ci governano per dare un segnale a tutte quelle persone che stanno pagando a caro prezzo i postumi della crisi iniziata nel 2008. Adesso, il ciclo dell’economia sfrenata, senza regole che bada soltanto al profitto è finito, bisogna tornare all’etica e alle regole, proprio quelle che avevamo fino a quarant’anni fa.

Una Nuova Bretton Woods: Dire Addio Al Vecchio Mondo E Tornare A Crescere

La storia ci insegna cosa è cambiato.
Il 15 agosto 1971 il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon annunciò la sospensione della convertibilità del dollaro in oro. Alla fine degli anni sessanta erano cominciati gli attacchi speculativi nei confronti del dollaro basati sul crescente deficit commerciale statunitense e al costo della guerra in Vietnam. Gli altri paesi erano sempre più restii ad accettare pagamenti in dollari e pretendevano che fossero corrisposti in oro. Così Nixon mise fine al sistema di cambi fissi, ma regolabili, previsti dal sistema di Bretton Woods. A quarant’anni di distanza è difficile non avere nostalgia di quel sistema, che per quanto imperfetto è stato un’ancora di salvezza per il sistema finanziario globale e ha permesso ai singoli paesi di perseguire politiche di piena occupazione. Ai tempi di Bretton Woods non c’erano crisi finanziarie sistemiche.

La fine di Bretton Woods ha aperto alla liberalizzazione dei mercati finanziari. I controlli sui cambi sono stati aboliti e le norme restrittive sul debito sono state rimosse. Alla fine degli anni ottanta la politica del dollaro facile ha creato un’illusione di ricchezza, segnando il passaggio da un mondo ostile all’indebitamento, e praticamente immune dalle crisi finanziarie, a un pieno di debiti e sempre sull’orlo del collasso. Nel corso degli anni i mercati hanno abbandonato qualsiasi principio etico. Infine c’è stato un cambiamento nella distribuzione del benessere.

Ai tempi di Nixon vigeva un contratto sociale implicito in base al quale i cittadini avevano libero accesso ad un posto di lavoro e uno stipendio dignitoso che aumentava di pari passo con la crescita dell’economia. I frutti di questa crescita erano spartiti con i datori di lavoro, e le tasse venivano reinvestite in istruzione, assistenza sanitaria e pensioni. In cambio i cittadini rispettavano la legge e incoraggiavano i figli a fare altrettanto. Il presupposto era che ogni generazione avrebbe avuto un futuro migliore di quella precedente.

Questo contratto sociale implicito è stato rotto. Il tasso di crescita è meno sostenuto rispetto a quarant’anni fa, e un percentuale sproporzionata dei profitti va in tasca alle grandi aziende. Una crisi che risale a quarant’anni fa non può essere risolta dalla sera alla mattina. Sarà difficile riorganizzare il sistema monetario internazionale. Wall Street e la City di Londra si opporranno a qualsiasi tentativo di ridimensionarne il loro potere. Le politiche che rendono possibili salari dignitosi in un economia di piena occupazione, controlli sui capitali, rafforzamento dei sindacati, protezionismo, incontrano una forte resistenza ideologica. Ma siamo arrivati ad un bivio.

La storia insegna che il progresso non è inarrestabile, i cicli positivi e negativi si susseguono e in alcuni periodi le cose possono soltanto peggiorare. Gli squilibri globali, l’andamento altalenante dei mercati azionari, l’avidità del settore finanziario, il crescente divario tra ricchi e poveri, gli alti tassi di disoccupazione, il consumismo e le rivolte sociali ci dicono qualcosa di importante: il sistema è in crisi profonda e può collassare da un momento all’altro.

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Commenti

 
  • c79
    #1 c79

non posso davvero resistere e devo risponderti... l' articolo è davvero fatto bene e completo (penso che anche tu, come me, hai studiato economia e finanza), tuttavia non fai altro che ribadire la 'fiducia' nel sistema monetario, corretto o meno, bretton woods o non bretton woods, la fiducia nella crescita economica (a parte il discorso dei cicli...senza di essa, tutto crolla come poi dirò) come medicina, il 'contratto sociale' che si è rotto... bisogna partire dalla base: quale è il fondamento dell'economia mondiale? oggi è la moneta e tutto cio che implica: la moneta viene creata dalla federal reserve e dalla bce primariamente, le quali (con l' implicito consenso della società umana diciamo, al sistema dello scambio tramite denaro) acquistano i titoli di stato dei governi dando loro moneta da spendere (miliardi); ma cosa vuol dire ciò? vuol dire che gli stati saranno sempre in debito coi grandi banchieri riuniti nelle 'super-banche mondiali che battono moneta' (ricorda: non è lo stato che batte moneta, sono le banche che lo fanno...e anche in maniera illegale, visto che nessuna legge le autorizza...) a causa degli interessi: è davvero facile da dimostrare, basta solo pensarci un attimo: se io che creo moneta presto a te, che non crei moneta ma ti serve (per cosa dirò dopo), diciamo 100 ad un tasso dell' 1%, tu per restituirmi quell' 1% dovrai chiedermene ancora in prestito...questo sipega perchè, da quando sono attive e forti (nelal storia contemporanea del XX-XXI secolo) le banche cenrali, la massa monetaria è in continuo aumento e, come tutti possono verificare , perde valore (un dollaro nel 1920 valeva ben di più di un dollaro di oggi ad esempio...: a parte alcuni rarissimi momenti, regna negli ultimi 100 anni solo e soltanto l' inflazione. ho scritto che "gli stati saranno sempre in debito coi grandi banchieri riuniti nelle 'super-banche mondiali che battono moneta'": va aggiunto che anche i privati lo saranno, a causa del metodo della riserva frazionaria con il quale, dai denari dati dalle banche centrali, si crea poi la massa monetaria che viene messa in circolo con l'economia (evito di spiegare tale metodo, troppo lungo per un post, ma basti sapere che assieme agli interessi, ciò produce una continua immissione e bisogno di moneta da parte di tutti); questo porta sia i governi (con le loro azioni di politica sociale, economica, di guerra, industriale) sia i privati (aziende con la produzione e vendita, cittadini con il lavoro) a cercare sempre il profitto per restituire il proprio debito alle banche (debito che per altro, come detto, non sarà mai restituibile, non si potrà mai risalire al debito originario e saldarlo); non si commetta l' errore di pensare "ma io non ho alcun debito con banche, finanziarie, stato..." perchè - intanto, calcoli statistici alla mano, per ogni essere umano c'è una parte di debito mondiale -comunque, visto che per mangiare, dormire, lavarsi, curarsi (i bisogni imprenscindibili delle persone) occorre denaro--> lavoro, il saldo del debito è implicito... ecco spiegato (in breve, sarebbe ben più complesso) l' esasperato richiamo ai consumi, alla crescita economica, alla produzione (in barba alle reali possibilità umane e di sostentamento del pianeta: ma lo sapete che ai ritmi attuali di consumo mondiale, fra pochi decenni serviranno l' equivalente di due pianeti terra per sostentarci? e c'è chi dice che si devono aumentare i consumi!): bisogna fare profitto per coprire il debito!!! una ultima annotazione: dato ciò, è ovvio che 'chi ci dà il lavoro' su larga scala (aziende, fabbriche, ditte, anche lo stato), per il profitto deve ache ridurre le spese per la produzione: quindi sperare che questa sia solo una crisi passeggera, che il lavoro tornarà, che ce ne è per tutti (con l' attaule sistema) è una vana speranza! quello che i grandi industriali vogliono è ridurre il bisogno e quindi la spesa per il lavoro umano! senza contare poi il fatto che multinazionali e stati non si fermano davanti a nulla, non sono interessati al benessere dei cittadini ma al profitto e al debito (in realtà è ovvio che siano in combutta e/o succubi dei banchieri), per loro la guerra e lì inquinamento o sono dettagli o sono mezzi di profitto... spero di non avere annoiato nessuno.

Inserito 24 settembre 2011 ore 18:44
 
  • c79
    #2 c79

chiedo anche scusa per i refusi ortografici e la pessima forma di ciò che ho scritto, ma l'ho fatto di getto!

Inserito 24 settembre 2011 ore 18:48
 

Vorrei prima di tutto scusarmi per non aver avuto il tempo di rispondere prima al tuo commento. Quello che ho scritto nell'articolo è soltanto un mio pensiero, un'idea sul futuro, non vuole essere una verità assoluta. Per me è già tanto sapere di avere stimolato una discussione, spero stimolante per entrambi su un tema abbastanza complesso. Vorrei risponderti confermandoti la tua intuizione sugli studi economici, che vedo ci accomunano. La tua risposta mi trova d'accordo su molti punti. Il debito mondiale è sicuramente cresciuto negli ultimi anni, e sono d'accordo sul peso che gli istituti bancari stanno avendo sulle politiche dei vari Paesi, (basti vedere la lettera inviata dalla BCE al nostro Paese, con le indicazioni per la manovra correttiva da far approvare). Nonostante questo continuo ad avere fiducia nel sistema monetario internazionale. Perché dico questo? Innanzitutto, negli ultimi anni, grazie alla crisi, il sistema finanziario sta scoprendo e affrontando il problema dell'azzardo morale. Prima del 2008 nessuno si era posto il problema delle conseguenze che ci sarebbero state se il i vari stati si fossero trovati costretti a soccorrere l?intero sistema finanziario che stava crollando. Adesso invece il problema è ben noto, e qualcosa si sta muovendo. Non sono dell?idea che l?economia e la finanza possano regolarsi da sole, credo invece che questa crisi debba esserci da lezione per capire che l?economia senza regole non funziona, che dobbiamo essere noi ad indirizzare il nostro futuro attraverso delle regole che fino ad adesso non ci sono state, o che non sono state fatte applicare a dovere. E? vero concordo su tutte le teorie sul debito, e sull?inflazione, e anche sulle multinazionali, che non guardano in faccia nemmeno i lavoratori pur di ottenere il tanto ricercato profitto. E? proprio per cercare di intervenire su problemi come questi che serve una maggiore regolamentazione, e soprattutto un organismo internazionale che si occupi di farle rispettare veramente. Ti ringrazio per aver commentato, e per le riflessioni che hai voluto condividere.

Inserito 28 settembre 2011 ore 22:15
 

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