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Amministratore Di Sostegno: Una Possibilità Concreta Per Aiutare L' Altro


29 dicembre 2009 ore 11:03   di prometeo  
Categoria Altro  -  Letto da 484 persone  -  Visualizzazioni: 1140

Il nostro ordinamento giuridico contempla oggi tre differenti strumenti giuridici di protezione per i soggetti deboli: l'amministrazione di sostegno, l'interdizione, l'inabilitazione.

- L'art. 404 c.c. intitolato "Amministrazione di sostegno" così recita: "La persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio".


- Il nuovo art. 414 c.c., così come modificato dalla legge 6/2004, intitolato "Persone che possono essere interdette" stabilisce che "Il maggiore di età e il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi, sono interdetti quando ciò è necessario per assicurare la loro adeguata protezione".
- L'art. 415 c.c., non modificato dalla legge 6/2004, intitolato "Persone che possono essere inabilitate" stabilisce che: " il maggiore di età infermo di mente, lo stato del quale non è talmente grave da far luogo all'interdizione, può essere inabilitato. Possono anche essere inabilitati coloro che, per prodigalità o per abuso abituale di bevande alcoliche o di stupefacenti, espongono sé e la loro famiglia a gravi pregiudizi economici. Possono infine essere inabilitati il sordomuto e il cieco dalla nascita o dalla prima infanzia, se non hanno ricevuto un'educazione sufficiente, salva l'applicazione dell'art. 414 quando risulta che essi sono del tutto incapaci di provvedere ai propri interessi".

A questi tre differenti strumenti di tutela giuridica corrispondono tre differenti figure di soggetti tutelanti:
1) l'amministratore di sostegno nel caso dell'amministrazione di sostegno;
2) il tutore, affiancato dal protutore, nel caso dell'interdizione;
3) il curatore nel caso dell'inabilitazione.

AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO

L'art. 409 c.c. stabilendo che: "il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l'assistenza necessaria dell'amministratore di sostegno"….e che… "Il beneficiario dell'amministrazione di sostegno può in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana" individua il "campo di azione" dell'amministratore di sostegno al quale viene riservata la capacità di agire per il beneficiario solo ed esclusivamente con riferimento agli atti espressamente previsti dal Giudice Tutelare nel decreto di nomina dell'amministratore di sostegno. L'amministratore di sostegno può avere poteri di intervento in sostituzione del beneficiario oppure poteri di intervento in assistenza del beneficiario. Parliamo dunque di una protezione "misurata" sulla base del reale bisogno della persona e non solo.
L'amministratore di sostegno è sicuramente caratterizzato da un "di più" che lo distingue dal tutore e dal curatore, egli è, infatti, tenuto, ai sensi dell'art. 410 c.c., nello svolgimento dei suoi compiti, al rispetto dei "bisogni e delle aspirazioni del beneficiario".
L'amministratore di sostegno deve, inoltre, tempestivamente informare il beneficiario circa gli atti da compiere nonché il giudice tutelare in caso di dissenso con il beneficiario stesso. Tutte le previsioni che si snodano all'interno della legge 6/2004 sono riconducibili ad un "tipo di diritto" che partendo dall'ascolto della persona si muove sul piano della tutela e della attuazione della migliore qualità della vita della persona stessa.
L'amministratore di sostegno opera sulla base delle linee guida dettate dal giudice tutelare con il decreto di nomina. Egli non è tenuto alla redazione dell'inventario dei beni nel momento in cui gli viene conferito l'incarico e ciò risponde ad una logica precisa se si considera che ogni amministrazione di sostegno costituisce un progetto personalizzato con caratteristiche peculiari strettamente legate alle capacità della persona beneficiaria.
L'amministratore di sostegno deve, periodicamente, in base alla previsione del giudice tutelare, riferire a quest'ultimo "circa l'attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario" (art. 405 c.c.).
L'amministratore di sostegno deve, dunque, attivarsi al fine di dare la possibilità al beneficiario di esprimere e sviluppare la propria identità, rimuovendo gli ostacoli che non permettono al beneficiario di tendere alla piena realizzazione di sé.
L'amministratore di sostegno rappresenta l'energia necessaria per attivare tutte le potenzialità della persona debole.
Quanto fino ad ora esposto permette di osservare come il legislatore abbia voluto, con questa nuova forma di protezione, dare vita ad una tutela della persona che non investa i soli aspetti patrimoniali, spingendosi, invece, verso una protezione della persona, a trecentosessanta gradi. Una tutela in cui l'estensione alla cura della persona e non solo al suo patrimonio non vuole significare "privazione totale della capacità di compiere gli atti", ma vuole dire attenzione per la persona in quanto tale, con il pieno rispetto di tutte le sue esigenze.
A tale proposito si deve osservare come "togliere la possibilità di…" o "impedire di…" non necessariamente significhi "tutelare" una persona. La protezione giuridica di un soggetto debole deve esprimersi innanzitutto attraverso la massima valorizzazione della persona stessa e delle sue potenzialità. Privare una persona della possibilità di compiere gli atti che riesce a porre in essere da sola o con un semplice sostegno, non significa assicurarle piena tutela.

L'amministratore di sostegno, il tutore e il curatore sono tre figure di protezione giuridica alternative l'una all'altra. I provvedimenti di interdizione, di inabilitazione e amministrazione di sostegno non possono, pertanto, coesistere.
L'amministratore di sostegno, il tutore, il curatore non sono retribuiti, si tratta di incarichi gratuiti e il giudice tutelare può al massimo prevedere il riconoscimento di un equo indennizzo a favore dei medesimi. La scelta della persona dell'amministratore di sostegno, del tutore e del curatore deve avvenire, ai sensi dell'art. 424, 3° comma, c.c. seguendo i criteri individuati dall'art. 408 c.c.

Il primo criterio che guida la scelta del Giudice Tutelare deve essere quello della "cura e degli interessi della persona del beneficiario".
In presenza di una designazione da parte dell'interessato la stessa è vincolante per il Giudice Tutelare fatta salva la sussistenza di gravi motivi che lo obblighino a disattendere l'indicazione formulata dal beneficiario. La volontà del beneficiario è, dunque, in primo piano e domina la scelta della persona dell'amministratore di sostegno, del tutore e del curatore. Anche la designazione del genitore superstite acquista un'efficacia vincolante per il Giudice Tutelare che può disattenderla solo se sussistono gravi motivi e non esiste alcuna designazione da parte del beneficiario.
In mancanza di indicazioni, il Giudice Tutelare provvede alla nomina scegliendo l'amministratore di sostegno, il tutore o il curatore fra: il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado e, qualora ne ravvisi l'opportunità, può nominare anche una persona giuridica e non solo una persona fisica.

L'ufficio che l'amministratore di sostegno, il tutore e il curatore assumono al momento del giuramento ha carattere personalissimo, deve cioè essere esclusivamente svolto dalla persona senza possibilità di delega di funzioni ad altre persone. In mancanza di adempimento dei propri doveri l'amministratore di sostegno, il tutore e il curatore possono essere revocati dal Giudice Tutelare che provvede alla nomina di un sostituto, nomina indispensabile al fine di evitare un vuoto di tutela. Sempre più la figura del curatore sarà assorbita da quella dell'amministratore di sostegno, in grado di offrire maggiori garanzie di tutela per la persona debole, mentre il procedimento di interdizione, dovrà rimanere una misura di tutela assolutamente residuale, a cui ricorrere solo qualora ciò risulti necessario per assicurare un'adeguata protezione alla persona. Oggi, anche se le figure giuridiche, per la tutela delle persone che non sono in grado di provvedere in via autonoma a se stesse, riconosciute e disciplinate dal nostro ordinamento sono tre, l'amministratore di sostegno, il tutore, il curatore, si deve osservare che proprio l'amministrazione di sostegno risulta essere lo strumento di tutela "principe", a cui ricorrere in via primaria.

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