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L' Amore Ai Tempi Di Faceboook


16 settembre 2015 ore 21:32   di Gilda  
Categoria Altro  -  Letto da 575 persone  -  Visualizzazioni: 761

L'amore ai tempi di Facebook si configura esattamente come la piattaforma del celebre social network, ovvero come un sentimento esibito e privo di reale spessore affettivo. L'amore è ancora tratteggiato così come lo descrivevano i romantici: potenza impetuosa di difficile arginamento. Il legame d'amore tra uomo e donna pare ormai sovrastare per senso di appagamento e felicità qualunque altro sentimento umano, compresi l'amicizia e l'affetto familiare. Insomma, i media e l'opinione pubblica esaltano l'amore come mai era avvenuto in passato, sulla scia di essi la gente vive il delirio del grande amore. I moniti che il tragico destino di Madame Bovary lanciava ai posteri, ovvero astenersi dai facili entusiasmi, paiono roba superata. Eppure, sotto la coltre di tanta spavalda gioiosità potrebbe annidarsi il tarlo dell'affievolimento della potenza di tale straordinario sentimento.

I rapporti umani odierni sono generalmente impostati sulla base di due assi fondamentali che silenziosamente regolano la vita sociale contemporanea: il disimpegno emotivo e lo sfruttamento del prossimo a proprio vantaggio. In uno scenario così poco roseo da un punta di vista relazionale e affettivo l'enorme favore di cui gode l'amore desta più di qualche onesto sospetto. Il disimpegno emotivo, tratto dominante del contesto sociale odierno, magistralmente analizzato da Christopher Lasch nell' "Io minimo", avendo provocato l'atrofizzazione del pensiero emotivo dell'essere umano non consente il collegamento tra mente e sentimenti. Il dilagante e crescente fenomeno del narcisismo di massa ha ingigantito l'alta considerazione di ciascuno per sé stesso, conducendo ad un progressivo disinteresse per l'altro, concepito in ultima battuta come uno specchio che deve rimandare un'immagine positiva di sé. A questo punto l'unica via di comunicazione che resta aperta è costituita dallo sfruttamento del prossimo per i propri fini, di qualunque natura essi siano.


L'amore è probabilmente il primo dei sentimenti umani ad essere assediato e abbrutito da tale stato di cose, ma l'imperante cultura della felicità a tutti i costi non consente di svelarlo, ecco quindi che si grida all'amore come supremo affetto dei nostri giorni. In particolare, uomini e donne hanno imparato ad utilizzare l'altro per i propri scopi. Da qui nascono fenomeni come l'uomo narcisista che, sempre più diffuso, avanza indisturbato gettando nel panico le donne che hanno la disgrazia di incontrarlo, così come l'uomo eterno indeciso, l'uomo che sparisce all'improvviso o il corteggiatore inconcludente, tutti uomini accomunati da un'elevata concentrazione sulla propria immagine esteriore e incapaci di amare qualcuno, nemmeno sé stessi.

La cultura odierna, prima di celebrare il miracolo dell'amore, dovrebbe imparare a conoscerlo, a diffondere una nuova cultura dell'attenzione per l'altro, così come il fondamentale concetto di solidarietà reciproca che consenta di far crescere e maturare un autentico sentimento di stima e affetto reciproco, il cui unico scopo sia il consolidamento dell'unione e dell'affetto della coppia.

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