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5 Anni Dalla Morte Di Norman Zarcone


29 novembre 2015 ore 16:35   di ellebi31-05  
Categoria Altro  -  Letto da 458 persone  -  Visualizzazioni: 553

Ogni giorno sono moltissime le notizie che ci arrivano dall'Italia e dal mondo attraverso la televisione, la radio, i giornali ed internet e, con il passare degli anni tante si dimenticano subito, altre rimangono nella mente per un po' di tempo, altre ancora non si dimenticano mai perché parlano di storie che fanno commuovere.

Una delle notizie che più mi ha colpito in tutta la mia vita è quella che appresi al telegiornale delle 13 nel settembre 2010: un ragazzo di 27 anni è morto suicida lanciandosi dal settimo piano dell'università di Lettere di Palermo. Raccontato l'infausto episodio, seguì un servizio giornalistico nel quale venne resa nota la vita, la storia di quel ragazzo fino ad allora sconosciuto.


Norman Zarcone era un ragazzo palermitano di 27 anni laureatosi in Filosofia con lode, che lavorava come bagnino 12 ore al giorno per guadagnare 25 euro ed era dottorando di ricerca in filosofia del linguaggio. Il padre permise alle telecamere di entrare nella stanza nella quale il figlio studiava anche 8-9 ore al giorno e da essa si evincevano tutte le passioni di quel ragazzo: grandi libri di filosofia dedicati a Platone, Socrate ed altri filosofi, una tastiera, una chitarra, pile di giornali, un computer, la passione per il calcio visto e giocato. Studiava, scriveva, suonava e cantava canzoni, lavorava, era pieno di passioni e di amore per la vita, sognava di costruire una famiglia sua e di riuscire a conquistare, grazie al merito, un posto all'università.

Ma purtroppo le cosiddette "baronie universitarie"e cioè le raccomandazioni con le quali entravano anche persone non meritevoli, rendevano impossibile la realizzazione del suo sogno e vanificavano gli anni di grande studio. Per dare sempre la colpa a chi non ne ha e fare in modo che i colpevoli la facessero franca si disse che Norman era depresso: il padre smentisce quest'ipotesi perché studiava e conduceva la vita attiva e piena delle passioni coltivate di sempre. Da tutte le foto che lo ritraggono poco prima di morire era sempre sorridente, sereno e felice mentre coltivava le sue passioni: anche chi non lo conosceva, guardando quelle foto, può fermamente asserire che non era assolutamente un ragazzo depresso ma pieno di gioia e di amore per la vita.

Da quel 13 settembre 2010 sono passati poco più di cinque anni e da allora sono molte le cose fatte per fare in modo che questo ragazzo non venisse dimenticato: nell'università che frequentava un'aula è stata intitolata con il suo nome, Palermo gli ha dedicato una rotonda, si vorrebbe indire una giornata nazionale del merito universitario che ricorra ogni 13 settembre, dall'8 luglio di quest'anno (insieme ad altri tre brillanti giovani: Aldo Naro, Giuseppe Lena e Francesco Paolo Raimondi) è "Benemerito dell'Ateneo di Palarmo quale riconoscimento per quanti, operando a vario titolo all'interno dell'Ateneo abbiano contribuito ad arricchirne con la loro preziosa azione, il patrimonio professionale e umano, offrendo talvolta attraverso la loro scomparsa, un messaggio di altruismo e generosità" ed è stato definito, a grandissima ragione, un martire del merito negato.

"Un altro riconoscimento a Norman, al suo spirito indiscusso e propositivo fatto di filosofia, musica e giornalismo e resta sempre più l'amarezza nel constatare l'assenza della politica nella gestione del futuro dei nostri ragazzi e il silenzio della stessa sui progetti culturali che con gli amici di mio figlio volevamo portare avanti nel nome dei tanti Norman d'Italia. Nel nome di altri ragazzi come Aldo Naro, Giuseppe Lena e Francesco Paolo Raimondi" ha dichiarato Claudio Zarcone, padre del dottorando morto nel 2010.

Alla memoria di Norman Zarcone inoltre sono dedicate numerose altre iniziative: testi di laurea, canzoni, cortometraggi, spettacoli teatrali ed anche una strada. Forse l'invidia per tutte queste cose e l'interesse di fare in modo che quello che Norman Zarcone ha denunciato pagando con la sua stessa vita continuasse ad avvenire e ad essere impunito, molti vorrebbero che questo ragazzo fosse dimenticato anche perché ha compiuto un gesto estremo: spero che questo non accada perché una persona che si impegna moltissimo in quello che ha scelto di fare nella vita, che ama tutte le cose più belle e significative che ci sono e che si ribella con tutto se stesso all'ingiustizia di non vedere riconosciuto il merito nei posti di lavoro per fare in modo che qualcosa cambi per coloro che come lui meritavano, meritano e meriteranno di vedere riconosciute le proprie capacità non può e non deve essere dimenticata. Io, nel mio piccolo, con questo articolo spero che chi non conosceva lui e la sua storia ne venga a conoscenza e chi già lo conosceva non lo dimentichi.

I sogni che si hanno sono molto importanti perché aiutano a vivere ed anche l'impegno che si mette nel fare in modo che si avverino è altrettanto importante, ma nel mondo c'è molta ingiustizia e purtroppo può accadere che quei sogni non si avverino nel modo in cui avremmo voluto che si avverassero. A me piace moltissimo scrivere: insieme ad un altro sogno, il mio desiderio più grande è quello di avere milioni di lettori come i più grandi scrittori. So che è quasi impossibile realizzarlo e mi accontenterei di scrivere (riuscendo ad avere migliaia di lettori e a ricavare anche solo i soldi per vivere) per una piccola o media casa editrice ed anche questo è difficile che si avveri perché a fatica gli scrittori esordienti riescono a conquistare la fiducia degli editori: così è stato anche per quegli autori che oggi sono letti da milioni di persone in tutto il mondo e così scrivo per questo meraviglioso sito di notizie. E' una grandissima gioia quando vedo pubblicati i miei articoli, leggo quante persone li hanno letti e quante li hanno votati. Fare le cose anche solo per passione è la cosa più bella della vita e che regala più felicità di quello che si fa solo per soldi e non piace.

I sogni si possono realizzare, in un modo o nell'altro, e ci si deve accontentare senza mai smettere di inseguire le realizzazioni più grandi, ma è anche giusto battersi come si può e come si vuole affinché le ingiustizie cessino di esistere anche solo per quelli che rimangono. Ci sono i martiri della fede che si fanno uccidere per non abiurare la religione che professano, i martiri della giustizia che sacrificano la loro vita per lottare contro le persone e gli atti che fanno del male per fare in modo che gli altri vivano meglio; Norman Zarcone è un martire del merito che si è privato della sua stessa vita, della vita che sicuramente amava moltissimo e della quale aveva coltivato le cose più belle (lo studio, il pensiero pieno di senso che è la Filosofia, la musica, lo sport, gli obiettivi inseguiti con grande impegno, l'allegria, l'eclettismo di una vita che ne contiene più d'una...) per lottare contro le raccomandazioni che fanno far carriera anche a chi non lo merita a discapito di chi si impegna veramente e chissà, magari anche grazie a lui potrebbe esserci un mondo migliore in questo senso. Me lo auguro con tutto il cuore perché la morte di una persona così è veramente uno spreco immenso e solo se le cose cambieranno come Norman Zarcone voleva, la sua morte non sarà stata vana ma comunque rimarrà inaccettabile per chiunque conosca la sua storia e la sua vita di ragazzo studioso, pieno di interessi positivi, di sani obiettivi e di vita.

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ellebi31-05, autore dell'articolo 5 Anni Dalla Morte Di Norman Zarcone
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