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Breve Intervista Con L'imam Della Moschea Di Pavia


20 settembre 2010 ore 20:40   di owis96  
Categoria Altro  -  Letto da 481 persone  -  Visualizzazioni: 837

Mohamed Gamal Egiziano con la cittadinanza italiana, in Italia da 15 anni oramai sta cercando di aprire un centro culturale islamico nella città di Pavia una piccola città capo provincia , a 50 km da Milano.

Sono riuscito a farli una piccola intervista sulla apertura della moschea.


Sig. Gamal, quando nasce l’idea di aprire una moschea a Pavia e perché si avverte il bisogno di averne una nuova?

Innanzitutto mi preme fare una precisazione, non si è tratto di aprire una nuova moschea ma un centro culturale islamico con una forte impronta sociale. Anche perché dopo 35 anni dalla nascita a Pavia della prima moschea (quella di Via San Fermo per intenderci), e il molto limitato ruolo che ha svolto e continua a svolgere c’era il forte bisogno di cambiare. L’idea nasce circa 8 anni fa proprio per la chiusura di chi gestisce la moschea di S. Fermo verso qualsiasi innovazione o apertura di tipo sociale o culturale verso la società pavese in particolare e quella Italiana in generale.

Come avete individuato la nuova moschea a Pavia e dove si trova precisamente?

Ammetto che la ricerca è stata piuttosto difficile e lunga (circa 4 anni), bisognava trovare un luogo idoneo dal punto di vista igienico sanitario, che sia agibile, che risponda a tutti i criteri di sicurezza e soprattutto facilmente raggiungibile dalla comunità dei fedeli. Dovevamo inoltre trovare uno stabile che possa includere all’interno non solo la futura moschea ma anche la biblioteca, un centro sociale ricreativo, una piccola mensa e uno sportello per l’assistenza che si occupi prevalentemente di immigrati. Insomma, un centro socioculturale–religioso nel vero senso della parola. Nel 2006 l’abbiamo fortunatamente individuato in un capannone nella zona artigianale produttiva di Via Villa Eleonora.

Parliamo di soldi, come avete fatto a raccogliere i fondi necessari per la compravendita del capannone?

Mi tocchi un tasto dolente con questa domanda ma sarò sincero con te; la storia ebbe inizio quando alcuni fratelli ci hanno presentato un imprenditore siriano che commercia prodotti tipici mediorientali con una famosa catena di grande distribuzione. Insomma, un benefattore che si è dimostrato volenteroso ad aiutarci anticipando l’intera somma per poi farci pagare a comode rate per la durata di otto anni. Sai, per noi mussulmani non è consentito utilizzare strumenti finanziari speculativi come i muti che applicano tassi di interessi che sono in netta contraddizione con i dettami della finanza islamica. Grazie a questa operazione abbiamo potuto iniziare i lavori e pagare le prime rate (circa 75mila euro), senza peraltro aver sottoscritto nessuno contratto preliminare con il benefattore che nel frattempo ha iniziato a tergiversare ed allungare i tempi per la firma del contratto.

Perché siete arrivati a questo punto, voglio dire, ma perché il benefattore ha improvvisamente cambiato idea?

Sai, quando in mezzo ci sono i soldi spesso e volentieri e dico purtroppo, le persone cambiano. Le cause sono fondamentalmente sintetizzabili in due questioni; il valore commerciale del capannone che l’imprenditore sostiene di essere aumentato e la dimissione di alcuni membri dall’associazione “Dar Assalam” che abbiamo creato appositamente a tale scopo. Membri che hanno un legame di amicizia profondo con l’imprenditore e quest’ultimo senza la loro presenza non voleva concludere con noi. Ma fortunatamente siamo riusciti attraverso anche l’intervento degli avocati a far ragionare le persone e a farli convergere verso una soluzione che accontenti tutti.

75 mila euro è una bella somma, dove avete trovato questi soldi per pagare le rate?

Ma guarda, noi ci basiamo prevalentemente sulle offerte fatte dai fedeli e sulle donazioni che qualche benefattore ci fa. Teniamo un rigoroso registro con i nomi e cognomi di chi effettua queste offerte e li depositiamo in conte corrente bancario intestato all’associazione. Non vogliamo nessuna sorpresa ed è per questo che il bilancio dell’associazione con tutti i dettagli e disponibile e consultabile da chiunque.
Vedo che dal punto di vista normativo e regolamentare siete più che a posto, allora cosa manca all’apertura ufficiale del centro?
Teoricamente nulla salvo la firma del contratto con l’imprenditore che si augura avverrà a breve e l’autorizzazione da parte dell’amministrazione locale che confidiamo senza intoppi. Proprio per questo abbiamo invitato il sindaco Cattaneo e il vice sindaco e assessore Centinaio a farci vista per verificare di persona l’idoneità del centro e l’avanzamento dei lavori. Il sindaco è venuto (in veste ufficiosa), ma il vice sindaco e nonostante i ripetuti inviti e telefonate non si è fatto vivo.

Sig. Gamal, in conclusione cosa si sente di dire ai pavesi suoi nuovi concittadini riguardo alla presenza di un centro culturale islamico sul loro territorio?

Il nostro messaggio è pacifico e quello che vogliamo raggiungere con l’auspicabile apertura del nostro centro è il superamento delle diffidenze reciproche, l’avvicinamento dei punti di vista ed eliminare le divergenze ove esistono. Miriamo ad essere un punto di riferimento per l’intera comunità islamica di Pavia Italiana sia o straniera. Un centro con una forte impronta sociale che pone come obiettivo la solidarietà verso i più deboli e gli emarginati . Riteniamo che in una società civile e democratica come la nostra sia fondamentale esercitare il diritto di libertà di culto e pensiero. Infine, invito tutti i pavesi a venire nella moschea di Via Villa Eleonora a farci visita per vedere con i propri occhi che non si tratta di un setta chiusa su se stessa ma di una comunità di persone aperte al mondo e al dialogo con tutti.

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