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Cari Italiani, Siamo Diventati Xenofobi E Razzisti


1 novembre 2014 ore 13:14   di mariobarbato  
Categoria Altro  -  Letto da 417 persone  -  Visualizzazioni: 602

La Corte di Giustizia Europea, in tempi recenti, inviò un comunicato a tutti gli operatori dell'informazione, invitandoli a presentare articoli contro il razzismo da pubblicare sui principali quotidiani europei. Furono molti i giornalisti e gli scrittori che parteciparono all'iniziativa, dimostrando quanto fosse sentito il problema delle discriminazioni razziali nel Vecchio Continente. Un problema particolarmente sentito anche in Italia, dove gli immigrati sono arrivati in massa con l'intenzione di stabilirsi nel belpaese o di proseguire verso quelle nazioni europee che, dopo la caduta delle barriere, puntano a costituire un unico Stato, dove le sovranità nazionali spariranno e le identità popolari si dissolveranno come neve al sole.

Gli italiani, però, hanno accolto male questo esodo biblico, dimostrandosi intolleranti e dimenticando di essere stati i primi a emigrare in cerca di una vita migliore. Non ricordano che i loro antenati imbracciavano una valigia di cartone e salivano sulle navi e sui treni per trasferirsi in America o in Europa e svolgere i lavori più umili, inviando il denaro alle famiglie che spesso restavano mesi senza vederli. Nessuno di loro fu rispedito indietro da politiche razziali che pure avevano ragione di esistere, riuscendo in molti casi a costruirsi una fortuna, diventando proprietari di catene di negozi e ristoranti. Quegli italiani si integrarono perfettamente nel tessuto economico e sociale dei Paesi adottivi, chiamando le loro famiglie e permettendo ai figli di farsi un posizione sociale, arrivando in molti casi a occupare addirittura posti di potere nella politica e nella pubblica amministrazione.


Gli italiani di oggi, invece, non hanno memoria storica, non ricordano la sofferenza dei loro avi e, invece di mostrarsi più empatici, si sono trasformati tra i peggiori razzisti d'Europa. Non tollerano l'arrivo dei disperati che giungono nel nostro Paese e invocano i cannoni per rispedirli nei ghetti da dove sono venuti. Chi l'avrebbe mai detto? Nell'odio razziale del tanto civilizzato popolo italiano sono finiti i diseredati della terra, i disperati, gli sfruttati, gli esuli, i profughi, i clandestini arrivati a nuoto o nascosti nei Tir per essere ridotti a braccia da lavoro o a vittime sacrificali della delinquenza. Intolleranti e sprezzanti gli italiani che, una volta al "sicuro" nelle loro botti, avversano gli invasori venuti da lontano. Questione di razza, di etnia, di religione, di colore della pelle, di omofobia, di rivalità nazionalistiche. Una guerra tra poveri o, più semplicemente, una questione di istinti umani resi più feroci da una pressione sociale e da una crisi economica esplosive.

Basta ascoltarli questi italiani di nuova generazione, magari benestanti e professionalmente inseriti, figli di papà che fanno la fila davanti a un negozio di telefonini, per rendersi conto di quanto disprezzino i nuovi barbari arrivati a usurpare diritti e prerogative. Ecco così il cittadino siciliano arrabbiato con i clandestini sbarcati sui gommoni; il milanese che non sopporta l'egiziano che abita a due passi da casa; il romano che non tollera il cinese che apre negozi dappertutto; la domestica napoletana che detesta le affascinanti badanti piombate dall'Est. Tutti contro tutti in questa Babele umana. Negli ospedali, dove la metà del personale è frutto della globalizzazione, l'infermiera veneta si sfoga con un paziente: «Ma com'è possibile? Io sono nata qui, ho studiato, lavoro, pago le tasse e faccio fatica a tirare avanti. E poi? Arrivano gli stranieri e a loro regalano tutto, casa, scuola, sanità. Non è giusto. Ci imbrogliano e noi ci facciamo imbrogliare".

Ma non è un imbroglio quello degli stranieri venuti nel nostro Paese, ma un diritto. Un diritto sancito dalla Costituzione, la quale dice che anche gli stranieri hanno la facoltà di restare in Italia e di essere trattati come cittadini, a prescindere dalla nazionalità o dal colore della pelle. Questa generazione italica cresciuta a caviale e champagne dimentica troppo spesso che gli uomini non lasciano la propria terra per puro piacere. Gli stranieri sono giunti in Italia per sfuggire alla miseria e alle guerre che caratterizzano da troppo tempo le loro patrie native. Hanno diritto al lavoro, alla casa, all'assistenza sanitaria. Non sono secondari rispetto agli italiani che nella vita hanno avuto tutto e adesso non apprezzano niente. Questo può sembrare blasfemo, ma gli italiani devono rendersi conto che, in un'epoca di globalizzazione mondiale, non c'è più posto per le diversità e le discriminazione razziali. Non c'è più spazio per nazionalismi ed etnie destinate a scomparire per lasciare il posto a cittadini di un'Europa unita.

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