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Cioccolato Di Modica, Storia E Tradizioni Locali Dietro Il Successo Mondiale Della Dolce Barretta


19 aprile 2010 ore 19:39   di inpress  
Categoria Altro  -  Letto da 1037 persone  -  Visualizzazioni: 1655

Modica (RG) - Leonardo Sciascia, nel libro "La Contea di Modica", tesseva le lodi di un’incomparabile delizia: «un cioccolato fondente di due tipi – alla vaniglia, alla cannella – da mangiare in tocchi o da sciogliere in tazze: di inarrivabile sapore, sicché a chi lo gusta sembra di essere arrivato all’archetipo, all’assoluto, e che il cioccolato altrove prodotto – sia pure il più celebrato – ne sia l’adulterazione, la corruzione».

Era il 1983 e il cioccolato artigianale di Modica era un prodotto di nicchia per pochi golosi. Fino al 1992 esistevano soltanto tre artigiani che producevano qualche migliaio di barrette al mese. Di lì a poco il cioccolato di Modica avrebbe conosciuto un successo mondiale, sia gastronomico che commerciale. Gastronomico, perché ha conquistato un pubblico sempre più ampio, da solo e negli abbinamenti più raffinati dell’alta cucina internazionale. Commerciale, perché è divenuto per la città un fattore di crescita economica diffusa. A Modica, oggi, vi sono trentacinque artigiani cioccolatieri che producono diversi milioni di barrette l’anno. Solo la dolceria Bonajuto, che è la più antica, ne produce un milione e duecentomila.


E le vende in tutto il mondo. Via internet, ma anche nelle catene di distribuzione internazionali, come i grandi magazzini “Isetan” di Tokio, e nei più esclusivi negozi di delizie gastronomiche, come il Dean & De Luca di New York o il Caffè Sant'Eustachio a Roma, di fronte al Senato. Sempre nella capitale, il Grand Hotel St. Regis ne ha fatto un cadeau per le camere dei suoi ospiti. Nel maggio 2007, in un convegno organizzato dall’americana Strategic Management Society, economisti e accademici si sono interrogati sul successo straordinario di questo prodotto artigianale che, nell’era della new economy, è riuscito a cambiare il volto di una città, diventata in breve tempo un polo d’attrazione per il turismo culturale e gastronomico. Dell’ “oro nero” di Modica ha scritto la stampa economica internazionale, dal Sole24ore al Financial Times, fino al Wall Street Journal. Ma anche quotidiani come il tedesco Berliner Morgenpost, l’inglese Herald Tribune, il New York Times, l’australiano Sydney Morning Herald fino ai giapponesi Diares e Ghael Gatto. Merito della rete e dell’era globale, certo, ma anche di un prodotto di eccellenza, realizzato con qualità selezionate di cacao e con una lavorazione a freddo, rigorosamente artigianale, che consente di mantenere inalterati gli aromi primari del cioccolato, senza aggiungere conservanti.

Al “canale” (internet) e al prodotto va aggiunto un terzo elemento per spiegare le ragioni di tanto successo: il fattore umano. L’artefice della valorizzazione del cioccolato modicano è stato Franco Ruta. Sessantasei anni, un passato da fotoreporter e da editore, Ruta nel 1992 ha rilevato l’azienda di famiglia, l’Antica dolceria Bonajuto, già Caffè Roma, situata nel cuore di Modica. Dopo l’incontro con il giornalista Davide Paolini, esperto di gastronomia, “stregato” dal cioccolato modicano, per Ruta si sono aperti i “salotti buoni” della televisione italiana, dal “Maurizio Costanzo Show” a “Nonsolomoda”, da “Linea Verde” a “Geo&Geo”. E a Franco Ruta è bastato promuovere con parole nuove un’idea antica.

Il cioccolato di Modica, infatti, nacque nel Seicento dall’incontro tra un tipo di lavorazione azteca introdotta dagli spagnoli, che nella città della Contea erano di casa, e lo zucchero di canna delle cannamele, portato otto secoli prima dagli arabi e coltivato con successo nell’isola. Venne fuori così una ricetta unica, frutto del sincretismo culturale di una terra che era crocevia di culture. Una ricetta, questa, tramandata fedelmente (nelle fasi, nei dosaggi, negli strumenti) nei secoli grazie gli aedi del gusto, i cioccolatari ambulanti di Modica, e alle famiglie che, per generazioni, prepararono il cioccolato in casa durante le feste. Su un binario parallelo corre la storia dei Bonajuto, giunti dalla Spagna nel Cinquecento. Nel 1827 un tal Francesco Ignazio Bonajuto compare in un documento quale aggiudicatario dell’appalto comunale per la neve.

Cioccolato Di Modica, Storia E Tradizioni Locali Dietro Il Successo Mondiale Della Dolce Barretta

Erano gli albori dell’artigianato dolciario: i candidi fiocchi, pressati e conservati in blocchi compatti durante l’inverno nelle cisterne di roccia (neviere) dell’Arcibessi e del Monte Lauro, servivano da base per sorbetti e granite che, d’estate, deliziavano i palati dell’aristocrazia modicana. Nel 1880 don Francesco Bonajuto (1861-1932), seguendo le orme del padre Federico artigiano cioccolatiere, aprì una piccola bottega e un laboratorio dolciario.

Uno strano personaggio, don Francesco: socialista rivoluzionario, tra i fondatori del locale fascio dei lavoratori (1893), scagliava le sue invettive contro le classi possidenti, che compravano il suo cioccolato. Il dolciere rimase socialista anche negli anni del fascismo, tanto da meritare la schedatura come sovversivo nel Casellario della polizia. La sua vera rivoluzione, però, fu l’ “invenzione” di un cioccolato artigianale che, un secolo dopo, avrebbe messo tutti d’accordo.

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Commenti

 
  • Un buongustaio
    #1 Un buongustaio

Articolo interessantissimo, complimenti!

Inserito 9 giugno 2010 ore 16:07
 

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