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Come Cambia La Letteratura (secondo Calvino)


23 febbraio 2011 ore 11:06   di g_freeman  
Categoria Altro  -  Letto da 396 persone  -  Visualizzazioni: 710

L’evoluzione della letteratura internazionale contemporanea non può prescindere da un confronto diretto con i canoni letterari formulati da Italo Calvino nelle famose Lezioni Americane. Ogni lezione prende spunto da un valore della letteratura che Calvino considerava importante e alla base della letteratura per il nuovo millennio: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, coerenza.

Ogni lezione può essere collegata implicitamente ad alcune delle opere più famose dell’autore: il tema della leggerezza è affrontato in I nostri antenati trilogia araldica contenente Il Visconte dimezzato, Il cavaliere inesistente e Il Barone Rampante . In particolar modo, quest’ultimo è senz’altro il segmento della trilogia più riuscito. Tema di fondo della composizione è il rapporto tra la coscienza individuale ed il corso della storia, che il barone rappresenta emblematicamente: un uomo che è maturato e che ha il coraggio di rifiutare la tirannia appartandosi in una vita fuori dal mondo, con una paradossale attenzione verso le opere e i dolori degli uomini.


La leggerezza, che Calvino contrappone al peso, è l’operazione evolutiva di un processo letterario inconscio, infatti egli scrive:” ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio”. Si denota dunque una progressiva metamorfosi della struttura portante della narrativa, emblematico infatti che Calvino prediliga in maniera netta i racconti brevi, al fine di rendere la letteratura priva di ogni inestricabile complessità.

Di inestimabile valore comunicativo le parole sul saggio di Kundera: “L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere è in realtà un’amara constatazione dell’Ineluttabile Pesantezza del Vivere. Il peso del vivere per Kundera sta in ogni forma di costrizione: la fitta rete di costrizioni pubbliche e private che finisce per avvolgere ogni esistenza con nodi sempre più stretti. Il suo romanzo ci dimostra come nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile. Forse solo la vivacità e la mobilità dell’intelligenza sfuggono a questa condanna: le qualità con cui è scritto il romanzo, che appartengono a un altro universo da quello del vivere”.

La rapidità prende spunto dal romanzo Il sentiero dei nidi di ragno, dove la lettura è molto scorrevole, i dialoghi, scritti con un linguaggio quotidiano spesso scurrile, si alternano a descrizioni minuziose dell’animo dei personaggi principali e dei luoghi dove si svolgono le azioni di guerra. Il tempo della narrazione è il presente. Questa scelta stilistica dà al testo un ritmo veloce, rendendo il testo moderno e “nervoso”. Dunque la funzione della letteratura “all’alba di un’epoca dove altri media velocissimi e di estesissimo raggio trionfano, e rischiano d’appiattire ogni comunicazione in una crosta uniforme e omogenea, diventa la comunicazione tra ciò che è diverso in quanto è diverso, non ottundendone bensì esaltandone la differenza, secondo la vocazione propria del linguaggio scritto”.

Procedendo su questa linea si possono collegare Le cosmicomiche e Ti con zero con l’esattezza. Apparentemente in contraddizione con l’esattezza, i due racconti di fantascienza umoristica sono la soluzione, per Calvino, di quella che lui chiama “ipersensibilità” o “allergia” al modo approssimativo, casuale e sbadato con cui viene utilizzato il linguaggio nella letteratura. In questa serie di racconti Calvino utilizza spesso terminologie scientifiche, costruzioni logico-deduttive di zenoniana memoria e si allontana dall’uso di arcaismi e termini aulici. Il tema della visibilità è parte integrante del romanzo Le città invisibili, che l’autore di quest’articolo considera il capostipite della letteratura del doppio. A partire dal rapporto fra Straniero e terra straniera a quello fra comunicazione e linguaggio, passando per la dicotomia che si crea fra il Sovrano e l’idea di ordine.

La visibilità prende spunto dalla costruzione fantastica, e non fantasiosa o fiabesca, della dialettica contemporanea nel contesto letterario. La descrizione che Marco Polo fa di un ponte al Kublai Khan, il quale chiede quale sia di tutte le pietre quella portante, Marco Polo risponde facendo notare che nessuna delle pietre ha quella caratteristica, ma l’arco che esse formano è il legittimo proprietario della portanza, allora Kublai Khan chiese dell’importanza dell’arco, ma subito Marco Polo soggiunge: senza pietre non c’è arco. L’avverarsi del concetto, dell’idea, del noumeno nella costruzione reale diventa per Calvino il punto nodale dello sviluppo letterario. Ma la visibilità è anche l’archetipo letterario della produzione di serie, dell’alienazione del pensiero a favore della forma, della struttura.

Scrive Calvino: “Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano… Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse parlando d’altre città, l’ho già perduta a poco a poco”, inoltre, “L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose”. Calvino dunque ci fa presente l’importanza del linguaggio nel mondo attuale, dove il legame fra inganno e linguaggio è sempre più stretto. “La menzogna non è nel discorso, è nelle cose”, è nell’apparire, è nella videocrazia attuale e sempre più dirompente nelle nostre case. Di notevole fattura sibillina la frase: “La fantasia è un posto dove ci piove dentro”. Prendendo spunto dall’incipit di Se una notte d’inverno un viaggiatore: “Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero.

Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!» O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace”, voglio considerare il tema della molteplicità dove innanzitutto è presente la struttura del metaromanzo, un romanzo che si interroga sulla sua stessa natura. Il lettore protagonista del romanzo è costretto sempre per qualche motivo ad interrompere la lettura del libro che sta leggendo per poi intraprendere la lettura di un altro. La molteplicità sta proprio nella struttura del romanzo che è organizzato in dieci incipit, che si sviluppano parallelamente, al fine di portare il “lettore” protagonista del libro, ed il “lettore” effettivo alla conoscenza della conclusione dei vari libri.

L’impossibilità di effettuare ciò rappresenta per Calvino l’incapacità di giungere alla conoscenza della realtà da parte della società. Oggi il progetto di Calvino si è sviluppato in vari filoni, basta ricordare alcuni autori come Borges e Perec e prima ancora Pirandello, ma tutti si ricongiungono al dilemma non dell’incipit, del prologo, ma della conclusione, dell’epilogo di questa società inavvertitamente resa succube della realtà proposta dai media. Di qui la definizione che darà Calvino poi di “Iperromanzo”, ovvero: ” luogo d’infiniti universi contemporanei in cui tutte le possibilità vengono realizzate in tutte le combinazioni possibili; dove può valere un’idea di tempo puntuale, quasi un assoluto presente soggettivo; dove le sue parti sviluppano nei modi più diversi un nucleo comune, e che agiscono su una cornice che li determina e ne è determinata; che funziona come macchina per moltiplicare le narrazioni; costruito da molte storie che si intersecano”.

La coerenza è rimasta solo un progetto, ma può a ben diritto essere considerata la parte più ardua da affrontare. La questione della coerenza è presente in tutto lo scibile umano dalla storia alla letteratura passando per la politica e la religione, fino ad arrivare alle moderne questioni social-democratiche. La tematica ovviamente può essere approfondita su due livelli principali: la coerenza personale e la coerenza sociale. Il primo punto mette in risalto più il conflitto esistenziale e psicologico, il quale è per alcuni aspetti legato al secondo, Jung lo capì per primo, per dirla alla Calvino: “La conoscenza di se stesso è il viatico principale per la conoscenza del prossimo”. Il secondo aspetto è di tipo più generale e contemporaneo e mette in evidenza le contrapposizioni antropologiche di ognuno di noi, ma l’errore più comune è isolarlo dal precedente, questo porterebbe a delle conseguenze inimmaginabili, come l’anarchia sociale o la distruzione del diritto. Concludo dicendo: “Nell’eros come nella ghiottoneria, il piacere è fatto di precisione, tutto sta nel centrarlo”.

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