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Della Polemica E Della Politica


20 gennaio 2015 ore 23:03   di giovos87  
Categoria Altro  -  Letto da 518 persone  -  Visualizzazioni: 769

Volendo dare una definizione di polemica, né prendo in prestito una che ho trovato nel web:
"po-lè-mi-ca
SIGN: Controversia accesa; più in particolare, discussione fine a se stessa, animosa, dettata da puro spirito di contraddizione
dal greco: polemikos guerresco, da polemos guerra - con la radice del verbo pallo, mi lancio.
Talvolta la polemica, intesa come semplice controversia, è necessaria: ogni diatriba accesa è fertile, se affrontata con spirito di comprensione, con la volontà di capire e far capire - con la possibilità concreta di un vincere che non è convincere.
Quando però ci si arrocca su posizioni irretrattabili e strillate, continuando a discutere per questione di principio, a mo' di arieti che si carichino a vicenda - e quindi col medesimo spessore intellettuale - la polemica diventa una delle più grandi cause di rabbia, di incomunicabilità, di stallo nel crescere, e marchia la nostra vita sociale."

In sostanza la Polemica vista in senso "Negativo", cioè come scontro, sembra essere quello più in voga oggigiorno.
Ma la Polemica può essere anche vista in senso "Positivo", se essa, la si intende come capacità di dialogo e di confronto, in uno scenario di conflitto e divergenze d’opinioni riguardo ad idee o esperienze. Con la polemica, io "critico argomentando le ragioni che mi spingono al dissenso, nella ricerca di una verità, di cui al momento non potrei disporre, se non in seguito ad un confronto e un passaggio di informazioni, di un dialogo socraticamente inteso.( e dunque la costante ricerca di una verità e di comprensione del reale).
In ciò entra in gioco l’importanza del dialogo e del rispetto di tutte le idee, e questo principio deve valere anche quando entrano in "conflitto tra loro".
Come vedremo in seguito, stà proprio nella modalità di gestire il conflitto, e cosa da esso ci si attende a fare la differenza.


Per Platone, l’Idea gerarchicamente al vertice, che dona razionalità alle altre è "l’idea del BENE". In Politica, indipendentemente dal proprio "credo" , così come in tutte le altre relazioni, globali o anche private, il fine ultimo, l’idea verso cui tendere, resta il BENE . Ciò presuppone NECESSARIAMENTE, da parte di tutti: di Saper ascoltare, di voler ascoltare, di voler capire i punti di vista diversi su quelle realtà che tutti viviamo direttamente o meno. E’ necessario riconoscere l’interlocutore come tale. Pena, la sconfitta della Politica. Se lo scontro non si basa sulla volontà di capire; se la polemica viene intesa in senso negativo, si rischia di cadere nel dogmatismo, restando incapaci di confrontarsi con le "verità altre". Il problema subentra come spiegato sotto quando si parla di metodo. Il metodo è lo strumento principe che declina le nostre modalità di porci difronte alla "Conoscenza".

Oggigiorno riemerge sempre piu spesso l’eterno Ingrippo Filosofico del rapporto tra: Causa\Effetto, Bene\Male, P. Occidentali|P.Orientale, Cristiani\Musulmani, Cittadini\Non cittadini, Destra\Sinistra, Idea\Esperienza, Pensiero\Azione, Politica\Filosofia, tra Anima\Corpo, Essere e Non Essere o tutti gli altri dualismi (vd. Cartesio) che hanno caratterizzato il pensiero Occidentale, e che ahimè ancora oggi sono presenti. È il "Paradigma Moderno" orientato alla semplificazione.
L’"impostazione "dialettica" della Filosofia Stessa, già a partire dai filosofi Greci, per poi acutizzarsi con Hegel e il Marxismo, vede in ciò uno dei suoi peccati originali.
Nelle Università italiane ed Europee (per fortuna) si sente sempre più parlare di un nuovo paradigma, di una nuova chiave interpretativa della realtà, il cosiddetto "Paradigma della Complessità".
Cambia sostanzialmente il modo di conoscere, cambia il modo di approcciarsi alla realtà; cambia il modo di vivere, e dunque di Pensare. Vengono a cadere tutte le impostazioni che vogliono leggere la realtà come un qualcosa di Lineare e "istituzionalmente Forte", . La "società si è Liquefatta" direbbe Bauman, quel passaggio di transizione da un epoca all’altra, come ce la descrisse G.Simmel, nelle sue pagine più belle(http://kikukula2.blogspot.it/2013/12/sociologia-della-vita-urbana-g-simmel.html), ci invita a riflettere su chi siamo noi oggi, su quale è il destino verso cui tendere. Se Simmel ci descrisse così bene, scrivendo egli nel1901 il passaggio dall’epoca tradizionale a quella moderna, molto poco sappiamo oggi di cosa ne è del nostro tempo, di questo inizio di millennio; si parla di cambiamento, di rinnovamento, misto a volontà di salvaguardare le tradizioni. Ma ciò che vediamo sempre in maggior numero è guerra, e indici che ci ricordano che viviamo in un sistema da noi costruito che rischia di sfuggre di mano.
La politica non può prescindere dall’avere uno "sguardo complesso" sul mondo, e dunque per sua natura, più comprensibile, per poi esser successivamente capaci di reindirizzare l’azione, anche con il supporto della filosofia.
Per comprendere il concetto di complessità riporto un sito in qui è spiegato il tentativo di Morin di proporre un "Nuovo metodo", più funzionale a comprendere la nostra epoca e forse noi stessi, capace di vedere oltre i "dualismi". Un metodo che vada Oltre i semplicismi, Oltre le finzioni, Oltre.

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