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Dualismo Anima E Corpo: Accettarlo O Condannarlo?


7 luglio 2014 ore 11:33   di Zannatales  
Categoria Altro  -  Letto da 592 persone  -  Visualizzazioni: 861

Il rapporto tra mente e corpo ha sempre affascinato l’uomo, specialmente se il termine "mente" viene sostituito con il concetto di "anima". Per comprendere pienamente l’argomento, ritengo possa essere utile studiare la sua evoluzione durante il corso della storia, in modo da capire come i diversi popoli abbiano contribuito alla formazione delle due grandi scuole di pensiero odierne.

La prima società di cui si hanno cospicue informazioni è quella egizia (circa 4000 a.C.). Gli uomini del tempo credevano che l’anima (o in questo caso la mente) sopravvivesse alla morte fisica e che dopo aver ricevuto il "giudizio" da Osiride tornasse sulla terra per riappropriarsi del corpo. È proprio in questa credenza che va ricercato il motivo della mummificazione. Un particolare di rilievo si trova nel fatto che, durante questa pratica, il cervello venisse prelevato dal cadavere come tutti gli altri organi e da ciò si può dunque dedurre che il popolo egizio non attribuiva ad esso un ruolo superiore rispetto alle altre parti del corpo.


Con l’arrivo dei Greci e, più in particolare, con Epicuro, si assiste ad una prima razionalizzazione del problema. Il filosofo di Samo era un atomista, riteneva quindi che la materia fosse costituita da particelle che si univano tra loro dando forma ai diversi corpi. Tuttavia egli si spinse oltre, ipotizzando che anche l’anima fosse soggetta all’azione di queste particelle e che le emozioni fossero dettate dall’unione e dalla disgregazione di atomi.

La questione del rapporto tra mente e corpo assume, almeno nel mondo occidentale, una svolta molto importante con l’origine del Cristianesimo. La nascita di questa religione dà, infatti, un’impronta dualistica che è presente ancora oggi e, benché non sia supportata da prove scientifiche, gode dell’approvazione di un gran numero di persone.

Un'altra figura importante per lo sviluppo dell’argomento fu di certo quella del filosofo e matematico francese René Descartes (1596-1650). Sintetizzando al massimo il suo pensiero, egli concluse, attraverso l’uso del "metodo", che l’unica certezza che possiamo avere è quella di esistere come entità pensanti e che tutta la realtà materiale può e deve essere messa in discussione. Nelle teorie di Descartes è dunque presente una radicale separazione tra il corpo e la mente (da intendere in questo caso come "entità pensante"), tra realtà fisica e realtà non fisica.
Tutte queste interpretazioni della questione hanno contribuito alla formazione del pensiero moderno, che, sostanzialmente, si divide in due correnti, i cui rappresentanti prendono il nome di dualisti e razionalisti. I primi ritengono che la mente e la materia siano due sostanze separate e che la prima possa esercitare un controllo sui corpi. I secondi, invece, sono coloro che si affidano al sapere scientifico e che non vedono di buon occhio l’assenza di prove che la teoria dualistica porta con sé.

La critica principale che viene mossa ai dualisti è quella dell’inspiegabilità del problema: infatti, se la mente sfugge al controllo della scienza, essa non può essere studiata e di conseguenza il suo rapporto con il mondo materiale è destinato a rimanere un punto interrogativo all’interno del sapere umano. Personalmente ritengo che la maniera in cui il dualismo viene messo in discussione dai razionalisti sia scorretta; credo difatti che utilizzare la conoscenza scientifica come unica chiave di lettura dell’universo in cui viviamo sia sconveniente poiché ci sono molti quesiti che non sono approcciabili con il semplice uso della matematica o della fisica. Tra questi compaiono quelle popolarmente note come "grandi domande": sono problemi di natura filosofica a cui la scienza non riesce a trovare soluzione poiché sono al di fuori del campo in cui essa si muove. Al contrario, la filosofia ha compiuto passi avanti in questo settore, elaborando teorie sempre più sottili e complesse. Un esempio di ciò è riscontrabile proprio nell’argomento che stiamo trattando; possiamo di certo affermare che tra la teoria di Epicuro e quella di Descartes vi sia un notevole salto di qualità, sia nella complessità del ragionamento utilizzato sia nella chiarezza espositiva. Di conseguenza è logico ritenere che le teorie filosofiche migliorino con il passare del tempo, poiché esse vengono continuamente riviste ed ampliate proprio come avviene nell’ambito scientifico.

Un errore che, secondo la mia opinione, molti razionalisti commettono è quello della costante ricerca di prove materiali. Questo processo può essere utile nella comprensione dei fenomeni fisici e chimici, ma perde significato quando i processi studiati non sono tangibili, come ad esempio in questo caso, in cui stiamo analizzando la mente, che sfugge da ogni controllo concreto. Quindi accettare il dualismo non significa rinunciare a capire, ma utilizzare semplicemente un altro strumento per arrivare alla comprensione di fenomeni che sono estranei ad una visione razionale. Probabilmente è questo il passo più difficile da compiere per molte persone, ovvero l’accettazione dei limiti della scienza in determinati ambiti. Sono tuttavia convinto che filosofia e ricerca scientifica debbano collaborare, poiché sono in un certo senso complementari e assieme possono fornire un importante contributo alla conoscenza del genere umano.

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