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Ecco Perché Non Ci Libereremo Più Della Criminalità Organizzata


22 novembre 2014 ore 19:03   di mariobarbato  
Categoria Altro  -  Letto da 444 persone  -  Visualizzazioni: 702

La mafia di oggi è più ricca della mafia di ieri, controlla un giro vorticoso di denaro. Forse è a causa di questa potenza finanziaria, ingigantita dal mercato della droga, che c'è la necessità che resti nel Paese. La mafia non è considerata più un'organizzazione criminale che vive di attività predatorie, imponendo il pizzo a imprese e negozi, ma un'azienda che investe, produce, costruisce, crea occupazione e posti di lavoro. Disse un ministro che mafia e camorra erano realtà inevitabili con cui bisognava abituarsi a convivere, e fu accusato di aver la lingua più lunga del cervello. Ma i fatti dimostrano che la mafia si è camuffata nel tessuto economico e finanziario del Paese, incontrando la complicità di una buona parte della società civile e rendendo difficile tracciare linee di confine tra la parte sana e la parte malata della nazione.

La malavita organizzata ha smesso di "spremere oro dai pidocchi", per diventare una grande realtà economica. La sua crescita su tutto il territorio nazionale è un fatto compiuto, le cosche sono giunte fino alle Alpi e anche oltre. La mafia ha riversato nell'economia il suo denaro ed è diventata un socio inevitabile per la borghesia degli affari. Le organizzazioni criminali sono diventate la prima economia italiana e hanno un fatturato da grandi multinazionali, ma è una ricchezza estorta dal bilancio dello Stato, con le evasioni fiscali, i redditi occultati, i guadagni alloggiati all’estero. Lo Stato commette un errore a dire che con la mafia bisogna convivere perché ne pagherà il dazio con il ristagno economico e uno sviluppo che rende la criminalità organizzata sempre più forte e decisiva per le sorti dell’Italia.


La mafia arriva sempre nei settori più redditizi dell'economia italiana. Forte degli appoggi che vanta a tutti i livelli, si inserisce nella produzione industriale, negli scambi commerciali, nel mondo finanziario, nel settore sanitario, negli ospedali, dove si appropria dei posti letto, impone i suoi ammalati, aumenta l’esercito dei falsi invalidi, infiltra i suoi dirigenti, le sue ditte di pulizia e di ristorazione, si assicura la copertura giudiziaria a buon mercato garantendo assunzioni per amici e parenti degli amministratori pubblici o delle forze dell’ordine. Produce facilmente i certificati antimafia che, ideati da una burocrazia troppo farraginosa, hanno permesso alle ditte della mafia di infiltrarsi ovunque grazie alla facilità con cui le cosche riescono a piazzare le loro imprese apparentemente lontane da ogni circuito criminale. E ogni nuovo affare produce un successivo radicamento sul territorio, una nuova cellula cancerogena, con famiglie malavitose che si mimetizzano sempre più nel tessuto legale della società.

C'è un impero economico adesso nelle mani della mafia. Ci sono aziende edilizie legate alle cosche che hanno costruito paesi di centomila abitanti. Ci sono società mafiose che hanno interessi estesi praticamente in tutti i settori dell'economia italiana: nell'industria, nel commercio, nei servizi, nel terziario avanzato. Ed è un impero che è stato messo in piedi grazie al traffico della droga e alla capacità di riciclare il denaro costantemente, tutti i giorni, dalla mattina alla sera. Un processo infinito in cui i fiumi di stupefacenti, che attraversano la valle del Re Mida, come per incanto, si trasformano in fabbriche di abbigliamento, catene di negozi, centri commerciali, strutture turistiche, complessi immobiliari, concessionarie di automobili. Un fiume impetuoso di denaro inquinato che corre, attraverso banche e istituti finanziari, verso il mondo degli affari, con una forza corruttiva enorme, e riconvertendosi in un torrente limpido e cristallino che sfocia in un precipizio. E sotto la cascata c'è la mafia, inondata dai soldi che non finiscono mai.

Il risultato di questa potenza finanziaria è che la mafia con il tempo è diventata parte integrante della società italiana. Adesso domina nelle Regioni meridionali, protetta da complicità politiche e consensi popolari, ma che si è estesa anche nelle terre del Nord, dove sta incontrando l'appoggio delle istituzioni pubbliche e delle imprese locali. Dagli infimi quartieri meridionali, dove sono nate, le cosche sono giunte nel Lazio, in Toscana, in Emilia-Romagna, nel Veneto, in Lombardia, nel Piemonte, in Friuli. I clan hanno rilevato le industrie della Brianza, i negozi della Versilia, le case da gioco della Liguria, i locali notturni della Riviera, i ristoranti della capitale. Mentre i boss, chiusi nei loro covi dorati, continuano a trattare prestiti e fidi bancari con gli istituti finanziari di Lugano, Ginevra, Monaco, Londra, Parigi, New York, Miami. Il loro fatturato supera i cento miliardi di euro l'anno. Cifra impensabile per qualsiasi azienda italiana.

Siamo al cospetto di una vera e propria multinazionale del crimine. Una holding malavitosa che per anni ha avuto una crescita parallela a quella della nazione, ha fatto da stabilizzatore sociale nelle aree depresse del Sud, ha surrogato i poteri dello Stato, ha soppiantato l'imprenditoria legittima, ha sfamato la plebe e che adesso non è vista più come un corpo estraneo e nemico, ma come il capitalismo puro, con pieni poteri e un arcipelago immenso di attività legali che l'hanno resa, in pratica, la principale azienda italiana. La forza imprenditoriale della mafia trova la tolleranza sociale basata sulla convinzione che combattere la criminalità significa annientare buona parte dell’economia italiana. È anche vero, però, che continuando a sostenerla l’unica a trarne vantaggio è l'economia illegale e non l’economia vera. La mafia immette nei circuiti economici il suo denaro, ma allontana la concorrenza onesta a colpi di tritolo e mantiene alla larga gli investimenti delle multinazionali estere.

Il governo italiano intanto cerca di minimizzare la cosa. Mette l’accento sui grandi successi ottenuti nella lotta alla criminalità organizzata. Elenca dati e cifre che testimonierebbero l'effiacia del contrasto da parte delle forze dell'ordine. Ma le cronache raccontano che l’espansione mafiosa sul territorio nazionale è un fenomeno irreversibile: la mafia si è incarnata nel Paese, l’impresa di combatterla adesso è difficile, estirparla, quasi impossibile.

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