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Il Duro Lavoro... Del Macchinista Navale


7 aprile 2014 ore 12:21   di Yanmar94  
Categoria Altro  -  Letto da 753 persone  -  Visualizzazioni: 1223

"Figlio con quali occhi, con quali occhi ti devo vedere, coi pantaloni consumati al sedere e queste scarpe nuove nuove.
Figlio senza domani, con questo sguardo di animale in fuga e queste lacrime sul bagnasciuga che non ne vogliono sapere."

Versi struggenti e apparentemente impregnati di dolore quelli di De Gregori che sembranno parlare della guerra o di chissà quali altri catastrofi... "Ma mamma a me mi rubano la vita quando mi mettono a faticare, per pochi dollari nelle caldaie, sotto al livello del mare.
In questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare"


Parole dette da un uomo con la fronte irradiata dal sudore ed il mento sporco di carbone , immerso in un clima che di fresco e soleggiato sa di ben poco, con quattro stracci sulla pelle e le braccia stremate dal duro lavoro ed i polmoni neri dalle polveri nocive.

"span" "span"No,non stiamo in miniera , ma nella sala caldaie di una turbonave , che magari puo chiamarsi Titanic o Andrea Doria ed essere lunga 260 metri, oppure puo avere il nome derivato da una chissa quale lontana città e essere 80 metri , e non essere immersa nello sfarzo e nel lusso come i due famosi transatlantici , ma che trasporta prodotti petroliferi per i paesi africani .

Arrivati ad i giorni nostri quando le turbonavi non esistono quasi più e sono soppiantate da sistemi super tecnologici controllati da un'automazione di primo livello, la figura del fuochista che riassume in tale parola quanto detto finora , non esiste più , è stata sostituita dalla figura del macchinista navale, colui che è a contatto con tutti i macchinari come i motori o i generatori di corrente ed agisce come un cardiochirurgo , poichè la sala macchine è il cuore della nave.

A tutti noi piace fare una bella e rilassante crociera , siamo abituati al cibo fresco di prima qualità, una nave lussuosa di primo livello , con efficiente aria condizionata in ogni parte e che raggiunge posti lontani e paradisiaci in un battibaleno.

Siamo abituati a riconoscere ed ammirare la figura del comandante e di quei uomini in divisa che girano per la nave e mostrano fieri i loro gradi sulle spalle, ma molti di noi non immaginano che per garantire una fantastica crociera c'è alle spalle il duro lavoro del macchinista navale.

Colui che durante il lavoro non indossa la divisa splendente con giacca a doppiopetto e bottoni dorati , ma una tuta di colore blu o bianco macchiata d'olio, che rappresenta lo stendardo di una vita passata senza vedere la luce del sole per ore e ore.

"Macchine avanti tutta!" citava il direttore di macchina Joseph Bell , uomo consumato dall'esperienza e che era a capo della sala macchine del più grande transatlantico dell'epoca: il Titanic. Questo è un ritratto di quello che c'era prima.

Prima di diventare direttori di macchina , il massimo grado ottenibile , bisogna fare tanta gavetta , e dimostrare le proprie doti con un cacciavite o una chiave inglese nello tirar fuori pezzi ricoperti d'olio maleodorante dai macchinari , espletando il proprio servizio dalle 8 alle 15 ore al giorno se il buon funzionamento dei macchinari permette.

Questo è il prima e dopo di una figura , di cui la gente di pianura talvolta ignora perfino l'esistenza , e che dietro i tanti riconoscimenti agli ufficiali di coperta del Titanic , ha salvato la vita di 700 persone seppur a conoscenza dell'affondamento della nave , producendo la corrente elettrica fino alla fine.

Ebbene chi è il macchinista navale ? E' un eroe nascosto della vita di tutti giorni , che offre il suo contributo in un ambiente angusto per garantire la vita della nave dove lavora ed i proseguimento dell'economia . Un duro lavoro.

"span" "span"

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