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Il Male Sociale Del Lavoro Nero


6 ottobre 2014 ore 15:11   di mariobarbato  
Categoria Altro  -  Letto da 378 persone  -  Visualizzazioni: 569

Lavorare in modo regolare in Italia, con tanto di diritti e doveri, è diventato un miraggio per molti cittadini. Gli ultimi saranno i primi è una massima che non si addice al nostro Paese: qui gli ultimi sono destinati a rimanere ultimi, soffocati da un'economia sommersa che ti consuma anche l'anima e poi, se la dèa bendata non si ricorda anche di te, ti sbatte tra gli emarginati. La deriva umana cui può condurre il lavoro nero è testimoniata dai tanti cittadini che si sono visti privare dei diritti fondamentali che un qualsiasi Paese moderno dovrebbe garantire ai suoi sudditi. Una piaga favorita anche dalla carenza dei controlli che rende impossibile fermare l'esercito dei precari che sbarca il lunario con il lavoro nero, con il lavoro grigio, con il lavoro part-time, con il lavoro a domicilio, con il lavoro saltuario. Alimentato, in questo, dalla tolleranza delle istituzioni che ritengono l'economia sommersa un ammortizzatore sociale in un periodo di forte crisi economica.

Siamo davanti a un fenomeno sociale che non riguarda solo una parte del Paese, ma che coinvolge un po' tutto il territorio nazionale. Certo, esso è presente soprattutto nel Sud, dove l'economia sommersa tocca punte del cinquanta per cento della forza lavoro e dove l'anarchia ha messo radice profonde nella cultura di un popolo storicamente abituato ai regimi feudatari, dove il pezzente lavorava alle dipendenze del signore senza diritti e senza prospettive che non fossero quelle del necessario per la sussistenza quotidiana. Ma negli ultimi tempi si è esteso anche nelle Regioni del Nord, dove la recessione economica, il calo dei consumi, la tassazione elevata e la diminuzione degli ordini industriali hanno spinto molte aziende a ricorrere a forme di lavoro irregolare per risparmiare sui costi del personale. Con gravi ripercussioni sulle finanze pubbliche, come confermano le statistiche che accusano l'economia sommersa di sottrarre ogni anno trecentocinquanta miliardi di euro dalla casse dell'Erario, impedendo all'Italia di competere sui mercati internazionali in un mondo che va facendosi ogni giorno sempre più globalizzato.


Il lavoro nero è un grave danno per le finanze statali ma mortifica seriamente anche la dignità dei lavoratori, riducendoli alla stregua di merce di scambio da utilizzare e scaricare all'occorrenza. E' un mondo perverso, in cui gli imprenditori assumono senza contratto formale, facendo firmare buste paghe finte e decidendo arbitrariamente la concessione dei diritti, le ferie, le tredicesime, le malattie, gli straordinari. Obbligando spesso i lavoratori a nascondersi negli scantinati per sfuggire ai controlli degli ispettori e negando qualsiasi risarcimento in caso di infortunio. Anzi, farsi male in un'azienda o su un cantiere può significare essere abbandonati davanti a un ospedale da una macchina che poi si allontana a tutta velocità. I lavoratori però non denunciano, subiscono passivamente lo sfruttamento che subiscono pur di non vedersi levare quel poco che gli è stato concesso come premio e ricompensa della propria mansuetudine.

Ma il lavoro nero non è una gentile concessione, è la negazione del futuro. E' uno spettro che rende impossibile programmare la propria vita, progettare il proprio futuro. Il denaro attende solo di finire nelle tasche di imprenditori senza scrupoli che hanno fabbriche negli scantinati, che fanno lavorare i dipendenti nel più assoluto anonimato, spremendoli fino all'osso e poi licenziandoli quando l'età e la salute rendono spesso complicato cercarsi un altro lavoro. Siamo davanti a una forma di schiavitù che umilia la vita sociale e professionale del cittadino, emarginandolo dalla società come se fosse un nullafacente cronico, negandogli la tutela degli ammortizzatori sociali e, ancor di più, di un fondo pensionistico che gli assicuri un minimo di vita dignitosa in età avanzata. Un male sociale davanti alla quale i lavoratori dovrebbero trovare il coraggio di denunciare per spezzare questa catena perversa che fa leva sui bisogni della gente e che arricchisce ladri e sfruttatori ma calpesta la vita e la dignità di cittadini e lavoratori.

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