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Il Pensiero Postmoderno


30 maggio 2014 ore 17:27   di giovos87  
Categoria Altro  -  Letto da 423 persone  -  Visualizzazioni: 646

Il dibattito sul post-moderno fu inaugurato da Francois Lyotard, nel 1979, con il saggio intitolato " La condizione post-moderna. " Come ci ricorda Marisa Ferrari Occhionero, "nel corso degli anni la nozione di "modernità" ha subito attacchi sempre più frequenti nei confronti, soprattutto, della tecnologia e della razionalità, che del "moderno", costituiscono appunto, gli aspetti più significativi."1
E' quella che lo stesso Lyotard definisce come la crisi delle meta-narrazioni dell'umanità, ossia dell'Illuminismo con la degenerazione del progresso; l'Idealismo degenerato, come si è visto nel Totalitarismo; il Marxismo, con l'avventura staliniana; il Capitalismo, nonostante oggi sembra essere con la corrente "Neo-Liberista", l'unica ideologia ancora in piedi. Il post-modernismo, dunque, si definisce tale non in quanto continuazione della modernità, anzi potremmo dire che esso vi si contrappone.

"La post-modernità segna il fallimento del progetto razionalistico della modernità per lasciar emergere il posto che hanno il sentimento, il corpo, la natura"2 Si viene a denotare dunque, come la post- modernità, abbia in comune con la modernità la stessa voglia di rappresentare il cambiamento, a differenza che in quest'ultima è sempre presente il bisogno di una realtà unica sottostante, che come abbiamo visto nel caso dei totalitarismi può essere ben interpretato dalla razza o da qualsiasi voglia ideale . Il post-moderno invece rinuncia a tale ricerca e si fa portatore delle differenze e del pluralismo.


Con la sua proposta di "Pensiero Debole" Gianni Vattimo ci invita ad abbandonare senza rimpianto le categorie "forti" della metafisica classica e l'intera sua intelaiatura logico- totalizzante. Pensare la storia come progresso, per esempio, è già una categoria forte, perché lungo la linea unitaria del progresso, troviamo soltanto la storia di ciò che ha vinto.
Lo stesso discorso vale per le categorie di totalità, fondamento, verità, definizione, etc... Questi e altri concetti reggenti della metafisica classica erano, osserva Vattimo, soltanto "forme di rassicurazione del pensiero, "mezzi di disciplinamento" in un epoca in cui la tecnica e l'organizzazione sociale non ci avevano ancora reso capaci, come accade oggi, di vivere in un orizzonte più aperto, meno magicamente garantito"3

L'idea di "Pensiero Debole" sembra, a mio avviso, rappresentare in modo chiaro quale sia il pensiero post-moderno. Parlando ad esempio dell'impossibilità di delimitare il concetto di religione in una forma stabilita Bauman afferma : "perseguitato e messo al bando dal pensiero scientifico moderno, questo genere di concetti, è stato riabilitato e rimesso in circolazione dal pensiero post-moderno, per sua natura più tollerante e più cosciente della fragilità del sapere umano"4 . Sull'onta di tale modalità di pensare, si è venuto a modificare il senso stesso della formazione, e con essa la stessa nozione di Bildung, che va assumendo sempre più l'idea di una Bildung senza Bild, di una formazione senza una forma pre-costituita, rigida, statica. Potremmo definirlo come un processo aperto nel quale la bild non è rappresentata da un esclusivo modello di riferimento, ma essa tenta di restituire al soggetto la sua specificità, nei confronti dei valori e della cultura; lo rende libero di scegliere tra la pluralità di possibilità che il mondo gli offre. Si tratta di dar vita ad una formazione critica e senza centro che va emancipandosi dalla prospettiva ideologica (che ha guardato all’educazione come ad un dispositivo di conformazione del soggetto-individuo) sia da quella economico-sociale (che ha insistito sulle competenze tecnico-professionali del soggetto-lavoratore).

1I paradigmi della modernità, a cura di F. D'Andrea , op. cit. p.65

2L. ROSATI, il tempo delle sfide, op. Cit. p. 19

3Cfr A.Nanni, Una nuova paideia, Bologna, Editrice Missionaria Italiana, 2000 p. 65

4Z. Bauman, il disagio della postmodernità, Milano, Bruno Mondadori, 2000, p.195

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