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Il Soggetto Nel Processo Di Costruzione Culturale E Il Desiderio Come Motore Della Storia


4 agosto 2014 ore 22:35   di giovos87  
Categoria Altro  -  Letto da 317 persone  -  Visualizzazioni: 499

Guardando a ritroso nel tempo, non dovrebbe risultare complicato ai più individuare il nesso indissolubile che da sempre lega la Pedagogia alla politica e conseguenzialmente al potere. Ogni forza che voglia definirsi politica è ontologicamente connotata dal fatto di essere portatrice di una weltaschaung, ossia, di una propria "visione del mondo" che spesso può entrare in contrapposizione con quelle altrui. Nel corso della storia molte di esse si sono adoperate nel sottomettere la Pedagogia, facendone strumento primario di "manipolazione delle coscienze", tale modus operandi palesemente visibile nei regimi dittatoriali o teocratici non si manifesta solo ed esclusivamente nel contesto dell'educazione formale, ma bensì esso permea a fondo in tutti i principali paradigmi culturali. La cultura che si esplica in quelle che Cassirer E. definisce forme culturali, ossia : la Storia, che è la memoria del passato, la Scienza che ci permette di conoscere la realtà fenomenica, la Religione che soddisfa la necessità di rispondere al fine ultimo dell’uomo, l' Arte che attraverso la produzione estetica rappresenta i vissuti interiori e le vicende della vita dell’uomo e la Lingua che costituisce lo strumento attraverso il quale gli uomini si esprimono e comunicano tra loro. Si potrebbe qui riportare per ognuno di questi punti una miriade di esempi su come in passato tali forme siano state manipolate e assoggettate al potere dominante, e volendo mettere in atto una semplice operazione di Critica Sociale, si potrebbe individuare in modo piuttosto verosimile quale è attualmente la "visione del mondo" dominante, ad esempio si può essere d'accordo con Ignacio Ramonez quando afferma che oggi ad essere imperante è quello che egli definisce essere "Il Pensiero Unico", che a suo dire sarebbe
"la traduzione in termini ideologici, che però hanno la pretesa di essere universali, degli interessi di un insieme di forze economiche, in particolare quelle del capitaismo internazionale".
Ora, che si sia d'accordo con questa proposizione o meno, risulta irrilevante al fine ultimo di questo lavoro, che si propone sostanzialmente di cercare in modo del tutto spassionato e senza pretesa alcuna, una risposta alle seguenti domande: quale è il compito della Pedagogia? Se è vero che dietro i paradigmi culturali in cui siamo immersi potrebbero nascondersi insidie manipolative di cui non siamo nemmeno coscienti, quale ruolo viene ad assumere il "Soggetto" e la Soggettività in tale contesto?

E' questa della "soggettività" una questione di non poco conto, se l'epoca in cui viviamo sembra avere come "minimo comune denominatore" l'indifferenza dei più verso gli avvenimenti e le decisoni che indirizzano la propria esistenza, quella futura dei propri figli e dei propri nipoti. Sto parlando dell'indifferenza che molti nutrono versono la politica, e dunque l'indifferenza verso la visione del mondo dominante, con cui volenti o nolenti, consapevoli o inconsapevoli quotidianamente facciamo i conti. Spesso tale indifferenza viene mascherata di serenità; ma è una serenità inquieta, è la brace della soggettività che arde sotto la cenere di un sistema totalizzante ed escludente. (Ora, non volendo entrare nel merito di valutazioni politiche, devo però dire che non mi stupisce che una forza come il M5S abbia avuto un improvviso successo e che ponendo alla base della propria mission lo scopo di invogliare le persone a partecipare alla vita politica, smascherando alcuni schemi di potere consolidati, al motto di "ognuno vale uno" venga osteggiato dalle forze conservatrici ed etichettata come anti-politica).


Ora chiudendo la breve parentesi , è triste, ma allo sesso tempo curioso, notare come la soggettività si trasformi in rassegnazione passiva proprio in quella generazione che ha vissuto lo slancio vitale del '68; una generazione che affiancò alla propria vita quotidiana la voglia di migliorare la condizione collettiva , opponendosi in modo anche cruento alla morale costituita.
Forse ciò è dovuto alle illusioni perdute, ai sogni infranti sugli scogli della realtà, alle capitolazioni e ai patteggiamenti, alle ferite irrimarginabili dell'anima a dei sogni travolti dal crollo delle grandi ideologie del secolo scorso. Certo è che molti sono consapevoli del bisogno di cambiamento e di rinnovamento radicale (radicale, vuol dire andare alla radice delle cose,mettere in atto un operazione di smascheramento), ma non hanno più ne il coraggio ne la voglia. Si tratta di una sorta di sindrome di stoccolma dell'animo. E' l'esperienza di una soggettività che non desidera più, appagata dalla propria quotideanità e appiattita nel più dogmatico individualismo. Il DESIDERIO stesso si è trasformato in una potente arma di controllo sociale, esso è stato snaturato per permettere l'imposizione di desideri indotti, di desideri di massa. Che cosa conta, infondo, il desiderio soggettivo nello scorrere della storia e all'interno di un sistema capitalista avanzato? L'unica soggettività realmente ammessa è quella che produce, ma soprattutto consuma beni sia materiali che immateriali, (è "L'homo consumens" di Bauman) ma per consumare è necessario desiderare.
Il desiderio in quanto "slancio vitale", è il vero motore della storia. IL DESIDERIO E' SEMPRE RIVOLUZIONARIO. Alla funzione creatrice e rinnovatrice è stata sostituita ad opera del "Pensiero Dominante" una mancanza, l'assenza di un oggetto da desiderare. Avere il controllo di questo oggetto mancante vuol dire controllare il soggetto stesso in cui il desiderio è stato innestato. Sarebbero molti gli esempi possibili, basti pensare al meccanismo del sacramento della confessione o al processo di castrazione della Psicoanalisi. Già!!!, è questo il problema: il Soggetto ha ceduto il passo all'individuo. Ecco una prima missione della Pedagogia, restituire dignità al soggetto come attivo artefice del destino collettivo. Ridare al desiderio il suo scopo creativo e vitale. Se è vero che nasciamo immersi in una determinata "cultura", non dobbiamo dimenticare che il valore e il senso che diamo a tutto ciò che ci circonda è una costruzione umana e come tale può e in molti casi deve essere modificata. Non si può ad esempio, pensare di poter sconfiggere la mafia, se non la si attacca e la si distrugge nei suoi Paradigmi, come l'esaltazione dell'uomo d'onore, e del latitante, o la negatività legata alla figura del pentito; tutti paradigmi culturali veicolati tramite il mito e altri sistemi, spesso anche attraverso la musica. In un ottica, dunque di "nichilismo attivo", il soggetto può e deve giocare il ruolo di contrattazione che gli compete. Quale è dunque la differenza tra soggetto e individuo? In che senso "Uno vale Uno"? Basta ricorrere in questo al concetto di Wechselwirkung (azione reciproca) di Simmelliana memoria; un processo dinamico che supera l'idea lineare di rapporto tra le persone considerandone "la Complessità intrinseca" dove la relazione stessa viene a modificarsi per effetto delle Retro-azioni che ogni atto, consapevole o meno, provoca negli attori sociali.

Il soggetto, l' Io, non può esistere se non in relazione con L'ALTRO DA SE'. L’Altro costituisce
la stessa possibilità umana di conquistare l’integralità: nel dirigermi verso l’Altro, mi completo pur mantenendo la mia singolarità, il mio essere individuale abbandona, grazie al Tu, il suo misero "Essere-per-sé", ma non per questo rinuncia alla propria, irripetibile natura. Scrive Feuerbach:
«Le idee scaturiscono soltanto dalla comunicazione, solo dalla conversazione dell’uomo con l’uomo. L’uomo si eleva al concetto, alla ragione in generale, non da solo, ma insieme conl’altro». E ancora:
«Due uomini occorrono per creare l’uomo, sia l’uomo spirituale sia quello fisico: la comunione dell’uomo con l’uomo è il primo principio e il primo criterio della verità e della validità universale».
Dunque emerge l'importanza del fare "Comunità". La costruzione culturale, non è mai individuale, ma è sempre una costruzione sociale, all'interno della quale ogni soggetto dà il suo contributo. Alla base della morale c’è il nesso dell’io con il tu.
Altro compito della Pedagogia è dunque liberare l'educazione da ogni forma prestabilita e vincolata a dogmi morali imposti. Anche nella scuola non si tratta come afferma Morin di una riforma programmatica, ma bensì di una riforma paradigmatica, che concerne la nostra attitudine ad organizzare la conoscenza.
Un soggetto attivo e creativo è quello che si appropria della "Cultura", ma non ne rimane schiacciato.Scrive l'ebreo Franz Rosenzweig, la Cultura :
"E' forza di agire, è capacità di capire, non è mai la sostanza stessa, ma è sopra alla Sostanza, sempre personale, sempre l'uomo stesso, mai meramente da esso avuta. Non è mai un sapere di cose, è ovunque senso per esse. Ma essendo ciò, agisce e appunto ciò che essa fà è sempre ciò che essa proprio non è: appunto perchè rimane sopra la sostanza, essa riesce a farla propria.

Se la cultura è un Universo Simbolico Significante è compito di ognuno dare il proprio contributo alla ridefinizione del valore di tali simboli, tramite un processo "astrattivo". Il pensiero a cui la Pedagogia deve mirare è un pensiero libero, una formazione non finalizzata a raggiungere una forma Stereotipata e prestabilita di uomo, ma un uomo che è al di sopra della cultura, "Capace di capire e di agire". Uno Spirito Libero. Nell' immaginario collettivo, quando si parla di rivoluzione il pensiro vola all'immagine di una massa di diseredati in armi contro il potere costituito. La vera rivoluzione, l'unica attuabile, è quella Democratica, quella che definisce chiaramente le regole all'interno delle quali si svolge la concertazione tra le varie visioni del mondo. Se le regole Democratiche portano ad una dittatura della Maggioranza, che è sempre ed inevitabilmente una maggioranza relativa; se non viene dato spazio alla partecipazione popolare, il sistema è fallimentare. La Rivoluzione Democratica, sulla base di quanto detto sin qui, si trasla nel concetto di "Rivoluzione Culturale", dove il singolo và oltre i propri interessi Individuali dando vita ad una concezione inter-soggettiva del mondo che lo circonda, se ne appropria e lo indirizza verso il "Bene Comune". E' un obbiettivo a lungo termine che pone la Pedagogia, e gli educatori, in prima linea verso la liberazione dell' uomo dalla prigionia Individualista che si è auto-imposta.

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