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Jan Vormann' S Dispatchwork


15 giugno 2011 ore 21:10   di Dott_T  
Categoria Altro  -  Letto da 484 persone  -  Visualizzazioni: 735

Berlino, New York, Quito, Tel Aviv, Belgrado, Amsterdam e molte altre, non sono le mete di un disperato operaio che si sposta per il mondo di cantiere in cantiere in cerca di un’opportunità di lavoro nel settore edile, ma le sedi scelte delle opere di “restauro artistico” di Jan Vormann, street – artist tedesco under 30, che in questi anni di crisi economica, è riuscito ad inventarsi un modo estremamente originale per riparare, abbellendo, le crepe delle pareti, gli angoli sbeccati, i buchi nei muri, e le superfici sbrecciate dei palazzi.

Il materiale di cui si serve per queste opere di riparazione, non ha nulla a che fare con la calce, la biacca, il gesso o il silicone, Jan utilizza i mattoncini Lego. Idea incredibilmente pratica e dall’effetto assicurato, senza considerare che non ha bisogno di finanziamenti, finanziatori o fondi pubblici, un’idea di assoluto valore, trasversale alle epoche e agli oggetti cult che le hanno caratterizzate.
La scultura, l’architettura, il restauro il design vengono assorbiti in un concetto nuovo che al tempo stesso li prescinde e li comprende tutti, concetto denominato Dispatchwork ovvero disperate patchwork = rattoppo disperato.


Tra le altre cose, il dispatchwork come rappresentazione mentale ha un origine molto più pratica che artistica, in quanto Jan ritiene di fondamentale importanza assicurare stabilità alle costruzioni, per cui tale basilare pragmatismo, tipico più di un ingegnere che di un artista, valorizza il materiale di riempimento primariamente per la sua funzione intrinseca, sia esso quindi di forma o colore differente rispetto al luogo a cui è destinato, ha scarsa rilevanza, è sufficiente che sia utile a riempire il buco.

Jan Vormann' S Dispatchwork

Filosofia molto essenziale che tuttavia ha reso possibile lo sviluppo di un concetto più sofisticato, concretizzatosi in un coloratissimo connubio che ha il fascino anni 80 del tetris di precisione, unito ad un mito di intere generazioni come il Lego, et dulcis in fundo finalizzato alla valorizzazione virtuosa e artistica degli angoli trascurati del nostro panorama metropolitano.
La motivazione che si riflette nelle istallazioni di Jan Vormann, oltre ai risvolti pratico – visivi, con gran soddisfazione delle amministrazioni comunali con cui ha collaborato (vedi Berlino e New York), è anche un invito a prendere la vita in maniera meno seria, e a lasciarsi ispirare dai luoghi, e dalle persone, ed anche in questo il dispatchwork segna un punto a suo favore, infatti insieme alla crescita di popolarità del suo ideatore, è cresciuto anche il numero dei suoi emulatori, ed oggi è sempre più facile vederne qualcuno all’opera, armato di Lego e pazienza, sulla soglia del proprio portone.

Jan Vormann' S Dispatchwork

Menzione d’onore va infine, al borgo di Bocchignano, in provincia di Roma, luogo in cui l’artista (durante il festival di arte contemporanea “20eventi”) ispirato dai materiali di risulta assemblati alla bisogna nelle varie costruzioni, ha concepito l’idea madre; perciò rallegriamoci, in fondo l’Italia è ancora fonte di ispirazione nonché di speranza, posto che, sebbene sia difficile trovare lavoro, ciò non esclude che, in mancanza, ce lo si possa anche inventare.

Dott_T

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Inserito 20 giugno 2011 ore 11:24
 

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