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La Notte Dei Defunti In Sicilia, Tra Passato E Presente


31 ottobre 2010 ore 14:33   di firone  
Categoria Altro  -  Letto da 419 persone  -  Visualizzazioni: 702

Durante l’arco delle generazioni, almeno quelle più recenti, l’importanza della commemorazione dei defunti in Sicilia ha subito delle variazioni. Il significato di questa festa è andata via via scemando per vari motivi uno dei quali è l’americanizzazione di questo evento con l’arrivo di Halloween. In questo mio articolo non voglio però soffermarmi sulle tradizioni religiose che hanno comunque una certa importanza per il cattolicesimo, ma su tutto quello che riguarda le questioni più strettamente pagane e forse più divertenti e piacevoli.

In Sicilia, la notte tra il 1° e il 2 di novembre la tradizione voleva, dalla meta del secolo scorso e fino agli anni ottanta, che i bambini ricevessero in dono dei regali che i propri defunti portavano loro. Naturalmente non erano i parenti morti che donavano i vari doni, ma i genitori o i parenti più stretti ( naturalmente quelli vivi), che di nascosto dai “carusitti ” andavano ad acquistarli, facendo intendere loro che la nonna piuttosto che la zia o lo zio si erano svegliati dal sonno e ricordandosi del nipotino, gli facevano un dono


Nei paesini dell’entroterra siciliano a quei tempi non c’erano i negozi di giocattoli forse qualche alimentari, e le persone abitanti nei grossi centri urbani e che di solito avevano a che fare con il commercio, sfruttavano l’occasione della festa per affittare una casa, anche diroccata, o un garage per il tempo necessario permettendo ai genitori ed ai parenti ( di solito il padrino e la madrina del battesimo) di comprare i regali in base alle proprie disponibilità economiche, che non erano tante.

I regali dell’epoca più ricercati erano naturalmente i capi di vestiario o paia di scarpe, si poteva in questo modo fare contenti i bambini e nello stesso tempo fare un regalo utile visti i tempi, ma non tutti se lo potevano permettere; allora si compravano quaderni, matite o anche fichi secchi, frutta secca, noci e bamboline di pezza riempite di segatura o paglia per le femminucce, o il tipico carretto siciliano di legno con il cavallino in carta pesta per i maschietti; il tutto riposto con molta cura all’interno di cestini di vimini ( che servivano poi ai grandi).

Di solito i regali cosi composti si facevano trovare il due di novembre sull’uscio della porta che dava in strada, oppure davanti alla porta della cameretta, se c’era. Per ognuno dei bambini della famiglia, gli stessi bambini ponevano un paio di scarpe usate, molto usate ( se ancora utilizzabili potevano fare gola ai passanti) e prima che i bambini si svegliassero la mattina seguente i genitori le riempivano con le cose che avevano comprato, giustamente di nascosto.

Si regalavano anche i tipici dolci tradizionali fatti di mandorle e zucchero, la frutta “martorana” che tutti noi apprezziamo anche adesso, o i cosiddetti “ossi dei morti” chiamati cosi per la loro consistenza e per il loro colore che ricordano appunto le ossa.

Negli anni ottanta, le cose stavano lentamente cambiando. Non si regalava più il carrettini o la bambolina, ma oggetti un po’ più nuovi: il trenino che andava con la carica tipo sveglia ( che ricordo ancora), i soldatini di plastica, le macchinine, magari le prime Barbie. Andavano molto forte, ricordo, le pistole ad aria compressa che sparavano proiettili di gomma, che volete siamo in Sicilia, e si facevano le gare tra bande a chi riusciva ad accaparrarsi più proiettili “rubandoli” ai componenti della banda nemica.

Ora i tempi ahimè sono cambiati ed anche i regali; oggi ci sono le consolle, i cellulari, le bambole parlanti e non so se dire per fortuna o no anche la disponibilità economica.

Per questo, in Sicilia, questa festa era, e forse lo è ancora, considerata più importante del Natale, almeno dai bambini che ricevevano i regali in questa occasione e non per Natale appunto.

Una curiosità: la visita ai propri defunti era consuetudine farla a piedi dalla propria abitazione sino al cimitero, in qualsiasi punto esso si trovasse e per un ulteriore rispetto verso i propri cari; ora, forse, il rispetto è venuto un po’ di meno.

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