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La Raccolta Delle Olive Anche Sul Lago Di Como


25 novembre 2009 ore 17:10   di PaidToWrite  
Categoria Altro  -  Letto da 476 persone  -  Visualizzazioni: 826

Se la Valtellina e Valchiavenna conoscono solo in minima parte questo lavoro, il Lario invece riconosce nella raccolta delle sue olive una tradizione e storia antica che vanta anche testimonianze di gloria. In una delle plaghe più pittoresche e deliziose del mondo, il Centro Lago di Como, si trovano gli uliveti al limite nord della coltivazione della specie.

I primi insediamenti sul Lario furono fatti dagli schiavi greci al seguito dei romani e la particolare dolcezza del clima lacustre ha permesso la diffusione della coltura su un’area abbastanza vasta tale da dare un tocco mediterraneo ad un paesaggio nordico. E’ quindi una coltura carica di tradizioni e l’olio prodotto sul Lario è sempre apprezzato per la sua tipicità, legata sia alla latitudine sia alla presenza di cultivar pregiati come il “Frantoio”, apprezzamento che venne anche dalla Regina Teodolinda che lo esigeva alla sua mensa. Sul Lario sono presenti anche anche altri cultivar quali il “Leccino” e il “pendolino”.


Coltivare gli olivi richiede molto tempo e rende poco anche al sud d’Italia dove il clima è più adatto, figuriamoci sulle rive del lago dove i vigneti sono quasi tutti su colline erte e talvolta terrazzate, sino a una quota di 400 metri. Per anni l’olivicoltura sul ramo di Lecco è stata per lo più a scopo ornamentale, mentre sul ramo di Como ha da sempre rappresentato un elemento fondamentale dell’agricoltura e del paesaggio. Le località storiche di produzione sul ramo di Como sono Tremezzo, Lenno e Bellagio. Ora, grazie alla Comunità Montana, l’olivicoltura è stata rilanciata anche sul ramo di Lecco, e assistita in vari modi, dalla fornitura di piantine giovani all’assistenza agronomica.

Oggi l’olivicoltura lecchese può contare su 18 mila piante da Lecco fino all’abbazia di Piona, su 200 olivicoltori e sul suo nuovo frantoio, a Biosio. Prima esisteva solo lo storico frantoio di Lenno, sul ramo di Como. Il regolamento di servizio del nuovo frantoio è improntato sulla massima igiene e qualità. E’ vietato trasportare le olive in sacchi, dove le stesse potrebbero schiacciarsi e deteriorarsi. La campagna di raccolta e frangitura inizia il 15 Novembre e si protrae per un mese e mezzo circa. Il frantoio può lavorare al massimo tre quintali per volta, con un carico minimo di 150 chilogrammi, una quantità che consente a ogni olivicoltore di avere il proprio quantitativo di olio, anche se si tratta di pochi litri. L’olio extravergine del lago di Como si può fregiare della DOP con la sottodenominazione “Lario” ed è utilizzato sulle tavole dei ristoranti della riviera.

L'OLIVO

L’olivo, originario del Medioriente, è utilizzato fin dall’antichità per l’alimentazione. I suoi frutti, le olive, sono impiegate per l’estrazione dell’olio. A causa del sapore amaro dovuto al contenuto in polifenoli, l’uso delle olive nell’alimentazione richiede trattamenti specifici finalizzati alla deamarizzazione. L’olivo comincia a fruttificare verso il 3°-4° anno, inizia la piena produttività verso il 9°-10° anno e la maturità è raggiunta dopo i 50 anni. In condizioni climatiche favorevoli un olivo può vivere anche mille anni. Il suo legno è molto duro e pesante.

E’ una pianta sempreverde la cui attività è quasi continua con attenuazione nel periodo invernale. Le foglie sono coriacee, semplici e intere. Il fiore ( ermafrodito) è piccolo con corolla di petali bianchi. I fiori sono raggruppati in numero di 10/15 in infiorescenze a grappolo emesse all’ascella delle foglie dei rametti dell’anno precedente. La vera fioritura avviene da maggio alla prima metà di giugno. Il frutto è una drupa globosa, ellissoidale o ovoidale, a volte asimmetrica, del peso di 1-6 grammi secondo la varietà, la tecnica colturale adottata e l’andamento climatico.

L’olivo attraversa un periodo di riposo vegetativo che coincide con il periodo più freddo. Alla ripresa vegetativa, che si verifica a febbraio, ha luogo anche la differenziazione a fiore; fino a quel momento ogni gemma ascellare dei rametti dell’anno precedente è potenzialmente in grado di generare un nuovo germoglio o una mignola. Dalla fine di febbraio e per tutto il mese di marzo si verifica un’intensa attività dapprima con l’accrescimento dei germogli, poi anche con l’emissione delle mignole, fase che si protrae fino ad aprile. La mignolatura ha il culmine in piena primavera con il raggiungimento delle dimensioni finali. Le infiorescenze restano ancora chiuse, tuttavia sono bene evidenti perché completamente formate. Da maggio alla prima metà di giugno, secondo la varietà e la regione, ha luogo la fioritura, piuttosto abbondante. In realtà la percentuale di fiori che porteranno a compimento la fruttificazione è ridottissima, generalmente inferiore al 2%.

L’impollinazione è anemofila. Alla fioritura segue l’allegagione, in linea di massima dalla metà di giugno. In questa fase la corolla appassisce e si secca persistendo fino a quando l’ingrossamento dell’ovario ne provoca il distacco. La percentuale di allegagione è molto bassa, inferiore al 5%, pertanto in questa fase si verifica un’abbondante caduta anticipata dei fiori (colatura). Si tratta di un comportamento fisiologico dal momento che la maggior parte dei fiori ha lo scopo di produrre il polline. Sulla percentuale di allegagione possono incidere negativamente eventuali abbassamenti di temperatura, gli stress idrici e i venti caldi.

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