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L'ombra Di Pyongyang. Viaggio Nell' Infanzia Negata In Corea Del Nord


13 gennaio 2011 ore 12:25   di oceon  
Categoria Altro  -  Letto da 1324 persone  -  Visualizzazioni: 2473

Si sente parlare di terrorismo, di guerre interreligiose, attentati kamikaze, crisi diplomatiche, immigrazione, fame nel mondo. L’informazione racconta della situazione in Afghanistan e nel Medio Oriente. Pochi conoscono però le condizioni di vita in un paese come la Corea del Nord spesso dimenticato dalle cronache internazionali e teatro quotidiano di lotta e morte per il riconoscimento dei diritti umani. Qualche testimonianza proviene da quei rifugiati politici cha hanno trovato asilo in paesi ostili al regime come la vicina Corea del Sud. Altre da cittadini di territori limitrofi in cui le notizie riescono a filtrare maggiormente.
Cho Yong è uno di loro ma ha deciso di emigrare in Italia in cerca di fortuna aprendo un ristorante di cucina coreana. Le informazioni in suo possesso provengono dalle testimonianze dei suoi familiari e dei suoi conoscenti residenti nella nazione asiatica.

Cho Yong vive nel nostro paese da quindici anni, da cinque con la sua famiglia. La sua è la storia di chi tutto sommato ce l’ha fatta. Emigrato è riuscito a trovare una sistemazione dignitosa e a mettere su un’attività: “La cucina asiatica oggi attira molte persone e i guadagni sono buoni”.
Il locale è ancora in penombra e avvolto dall'odore pungente di spezie appene cotta. Attraverso una tenda si riesce a scorgere qualche tavolo, un bancone, una lampada accesa. Sopra un velo di taffetà rosso porpora illumina un quadro: c’è un tramonto, una campagna, una casa in legno e una scritta difficile a decifrare.


Cho Yong viene da Seoul come suggerisce l’insegna del suo piccolo ristorante in Via Ciamarra, a Roma. Come tanti è figlio della guerra, i suoi genitori sono stati testimoni della divisione delle due Coree: padre del sud madre originaria del nord, due culture estremamente differenti come conferma lui stesso: “La Corea del Nord è rimasto il paese che era all’epoca della divisione. La mia famiglia fortunatamente è sempre vissuta a sud ma sono molti i rifugiati che trovano asilo nella nostra zona. Riportano storie incredibili da far rabbrividire”.
La Corea del nord è un laboratorio a cielo aperto, imprigionato nei suoi 120,540 km² di territorio, è un paese che ha eretto attorno a sé una barriera impenetrabile, così inaccessibile da sembrare surreale, un non-luogo dove tutto esiste e non esiste a seconda se qualcuno intervenga ad accendere o a spengere quella lampadina. Lì, al 38° parallelo, l’area più misteriosa per gli occidentali, il buco nero del mondo, l’ultima economia comunista.

L'ombra Di Pyongyang. Viaggio Nell' Infanzia Negata In Corea Del Nord

Tutto ruota intorno ad una figura, quella di Kim Il Sung, fondatore della patria, deceduto nel 1994 ma ancora in carica, dichiarato Presidente eterno. “Ogni nord coreano deve portare appuntata sul cuore la foto di Kim Il Sung”. Ovunque vi sono rappresentazioni e ritratti del “Grande leader” insieme a quelli del figlio, attuale Capo di Stato, Kim Jong Il. Un vero e proprio culto della persona basato sulla manipolazione delle menti. Tutto è modellato sulla sua immagine, costruito in modo da non lasciare esitazione. E’ lui che ha il potere di accendere o spegnere quella lampadina.
L’informazione non esiste, ogni notizia è filtrata dal regime: in tv vi è un solo canale nazionale, non vengono distribuiti quotidiani stranieri o libri che parlino di Corea del Sud. Internet è in realtà una intranet i cui contenuti sono rigidamente selezionati e controllati. Nessuno sa cosa accada dall’altra parte del mondo: al di là di Koesang, ultima città prima del confine, solo terra nemica. Senza questo grande inganno la Corea del Nord non esisterebbe.

I dati scattano la fotografia di un paese votato alla guerra e al sospetto: il 20% della popolazione adulta è impegnata nell’esercito. Ogni circa cinquanta abitanti c’è una spia del governo. Ingenti gli investimenti nell’informatica per allevare una schiera di hacker pronti all’attacco. Test di armi batteriologiche vengono effettuati quotidianamente su cavie umane, molti di questi su bambini disabili prelevati dal regime: “Nascere in Corea del Nord vuol dire essere già predestinato, ma pochi ne parlano sembra quasi non interessare”. Le poche immagini che provengono da quell’angolo nascosto dell’Asia del Pacifico, raccontano di una capitale,Pyongyang, immensa nel suo grigiore, dove il tempo è scandito dal ritmo del lavoro, le persone si spostano tra le strade deserte a piedi, come formiche, in rigorosa compostezza. Dove il giorno e la notte sono annunciati da altoparlanti che propagano musiche spettrali e ringraziamenti al “dio” Kim Il Sung. Pochi parlano della condizione dei bambini in Nord Corea. Chi nasce in questo paese nella migliore delle ipotesi diventerà parte del grande esperimento, gli altri dovranno essere “rieducati”.

I ragazzi più fortunati, quelli con particolari attitudini, entrano nella casa a loro dedicata dal “Caro leader”: qui vengono chiamati sin da piccoli a raggiungere l’eccellenza nella danza, nella scrittura, nelle arti marziali. L’analfabetismo ha un tasso pari a zero, tutti sono obbligati all’istruzione. Camion dell’esercito trasportano ogni giorno carichi di studenti nelle scuole dove vengono educati alla storia della “grande liberazione”.
Esiste poi il lavoro nei campi: le risaie brulicano di bambini in tenera età dediti a seminare il riso del governo. Sotto il sole o sotto un acquazzone: ad alcuni vengono amputati i piedi per aver lavorato per giorni senza scarpe. La situazione sanitaria è al collasso. Le Ong stimano potenziali 6 milioni di decessi al giorno per malnutrizione. Amnesty International denuncia chirurgia d’urgenza effettuata a paziente sveglio, strutture ospedaliere senza elettricità e riscaldamento, epidemie di tubercolosi ormai dilaganti.
Ancora più drammatica la situazione per chi nasce nella condizione di figlio di “rieducati”, in altri termini all’interno di quei campi di concentramento di cui il regime continua a negarne l’esistenza. “Nel nostro paese è molto conosciuta la storia di un ragazzo, Shin, unico riuscito a fuggire e a sopravvivere da uno dei peggiori campi di prigionia -racconta Cho Yong - E’ stato scritto anche un libro su questo”.

L'ombra Di Pyongyang. Viaggio Nell' Infanzia Negata In Corea Del Nord

Shin è il frutto di un’unione voluta dal capo di Yodok. I matrimoni non sono consentiti tra gli internati. Gli accoppiamenti sono stabiliti dalle guardie tra coloro che si sono distinti per meriti di lavoro. Shin è nato così, un bambino dissidente per il solo fatto di essere venuto al mondo da persone considerate tali. Condannato ai lavori forzati ha assistito all’esecuzione della madre naturale, colei che di fatto lo ha consegnato alle torture. Non ha provato compassione Shin. Non esiste la parola amore all’interno dei campi di rieducazione.
Nei racconti scritti da Lee Jun Ha si narra tutta la sua storia fino alla fuga. Oggi Shin Dong Hyuk ha 28 anni e vive a Seoul: è entrato a far parte di un’organizzazione umanitaria, Link, che fornisce aiuto ai rifugiati e diffonde la conoscenza dei problemi in Nord Corea tra la gente.

Questi sono solo alcuni pezzi di un puzzle che rappresenta la drammaticità di una condizione umana nascosta nel sostrato della civiltà. Storie di uomini anestetizzati alla vita.
Una condizione di coma indotto che non manca però di essere puntellato da numerose contraddizioni. Quelle storiche, come la reiterata necessità di aiuti umanitari ed economici da parte di quelle stesse nazioni ritenute nemiche. Fino alle più recenti come la partecipazione ai Mondiali di calcio al fianco degli Stati Uniti, sponsorizzati da un’azienda occidentale, per giunta partenopea, la Legea.

Negli occhi di Cho Yong si legge l’emozione di chi poteva avere un destino simile e ha avuto la fortuna di nascere nella parte giusta del mondo. La fortuna di chi ha potuto regalare ai suoi figli una vita diversa, migliore.
Il vapore della cucina ha ormai invaso la sala. S’illumina l’insegna al neon. E’ ora di cena.

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