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Quelli Che Il Calcio... Lo Hanno Ucciso


17 novembre 2014 ore 18:50   di mariobarbato  
Categoria Altro  -  Letto da 371 persone  -  Visualizzazioni: 573

Ridateci il vecchio calcio o abolitelo completamente. Siamo stanchi di assistere a uno sport violentato da un branco di volpi e di faine che ha rovinato il gioco più bello del mondo per ragioni di profitto. Gli italiani pagano per assistere ogni giorno a una messinscena sportiva fatta di partite truccate e campionati manipolati. Sono diventati pedine di un sistema abietto costellato di personaggi che speculano sulla passione di un popolo ridotto a merce di consumo. Il calcio è l'ottava industria italiana, con un giro d'affari di centinaia di milioni di euro l'anno. Pensare che questa montagna di denaro non attirasse gli appetiti di avidi capitalisti era da ingenui. Nel nostro Paese non c'è un solo imprenditore che non sogni di comprare una squadra di calcio per farne il trampolino di lancio verso relazioni e affari importanti e ingrassare le proprie tasche in barba a qualsiasi regola sportiva.

Quello che una volta era una mera passione ludica, oggi è diventato un affare economico. Un mondo variopinto e poco rassicurate dove i padroni sono capitalisti che si nascondono dietro a una selva di sigle che risalgono alle banche, alle società finanziarie, alle Borse, in un crocevia di partecipazioni azionarie che fanno capo a spregiudicati imprenditori. Siamo alla finanza inventiva, fantastica, costellata di ragioni sociali in cui si incontrano ambigui personaggi interessati a trarre il massimo profitto dal mondo del calcio, da questo universo popolato di ragazzi in mutandine che corrono dietro un pallone, in una commistione tra tifo genuino e passione ludica che domina il divertimento degli italiani.


La presidenza di una squadra di calcio oggi è un'industria in cui trovano posto i rampolli della finanza speculativa che hanno trasformato il gioco del pallone in un business televisivo. Gente che ha estromesso la televisione pubblica dalla gestione delle partite e che ha spezzettato il campionato in una serie infinita di incontri settimanali, cancellando il gusto della domenica, il piacere di radunarsi intorno a una radio con la speranza di vincere al Totocalcio. Nulla si è salvato. Nemmeno la vecchia Coppa dei Campioni, smantellata per far posto a una Champions League che il giornalista Giorgio Tosatti definì come la morte del calcio, con la sua bagarre sui diritti televisivi e con squadre che si azzuffano per garantirsi un posto, costringendo la Federazione europea ad allargare la competizione per accontentare quante più società possibili.

Il capitalismo ha irrimediabilmente corrotto il calcio. Lo dimostrano le inchieste giudiziarie che negli ultimi tempi hanno portato alla luce innumerevoli casi di illecito sportivo. L'esempio più clamoroso fu lo scandalo di Calciopoli del 2006 che scoperchiò una vera e propria cupola composta di alti dirigenti accusati di pilotare partite e campionati con la complicità di arbitri consenzienti. Le competizioni nazionali negli ultimi anni sono decise nelle aule dei tribunali più che su un terreno di gioco. Società fallite sono salvate ingiustamente per ragioni di bacino di utenza e squadre retrocesse sul campo fanno ricorso ai Tar per essere ripescati a suon di appelli e controappelli. Senza contare la sfilata giudiziaria di partite taroccate scoperte, di dirigenti radiati per corruzione, di giocatori espulsi per scommesse illegali.

Gli italiani nel frattempo assistono passivamente a questa colossale frode sportiva. Fanno il tifo ignorando che molti incontri sono stati decisi a tavolino da uno stormo di avvoltoi che si divide posti e classifiche. Continuano ad affollare gli stadi, a firmare contratti televisivi, a fare il gioco di affaristi che speculano sul gioco più bello del mondo per incanalare il denaro nelle proprie casse. Quasi come se il bombardamento continuo, soffocante, martellante degli incontri trasmessi a ogni ora del giorno e della notte abbia ipnotizzato le coscienze popolari. In una kermesse caotica e ossessiva che rende difficile capire che il calcio è uno sport defunto, ucciso da un capitalismo che annienta qualsiasi cosa tocchi con mano. E contro di cui altra scelta non c'è che tornate sui campetti di periferia, sui terreni polverosi dove giovani e adulti giocano per divertirsi e socializzare e non per inseguire una sfrenata e demenziale ricchezza.

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