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Recensione De ' La Decrescita Felice ' Di Maurizio Pallante


8 giugno 2011 ore 00:27   di ConteMascetti  
Categoria Altro  -  Letto da 676 persone  -  Visualizzazioni: 1023

"La decrescita felice, la qualità della vita non dipende dal Pil" è sicuramente un libro contro corrente, in un periodo storico in cui prevale il mito dello sviluppo, fine a se stesso. Già dal titolo infatti, si envicono le intenzioni dell'autore: criticare il sistema capitalistico nella sua componente piu paradossale. Da qui il termine "decrescita" (che solitamente è associata a connotati negativi) e contemporaneamente, "felice".

Brillante, nei primi capitoli, la derisione della terminologia tipica del giornalismo economico attuale (l'ossimoro "crescita negativa" è uno dei tanti esempi) ma anche la derisione di un sistema che, implicitamente e quasi inconsapevolmente, nella ricerca di massimizzare la felicità del collettivo, non fa altro che peggiorarla. Questo è uno di quei libri che andrebbe fatto leggere nelle facoltà di economia, non tanto per la sua rigorosità scientifica (spesso discutibile) ma per l'apertura mentale che dimostra l'autore nell'analisi di alcuni fenomeni, per la sua abilità nell'individuare esternalità negative (cioè quei costi per la società legati a delle transazioni tra due soggetti) che solitamente non vengono considerate, per la sua visione innovativa.


In effetti, dopo aver dimostrato,piu o meno efficacemente, attraverso esemplificazioni e l'utilizzo di teorie economiche (come quello della distruzione creativa: per una definizione si veda qui ) che il capitalismo attuale non è il migliore dei mondi possibili, e che è solo un falso mito quello dello sviluppo (che sia sostenibile o meno), l'autore, tenta di proporre un nuovo modello, che ha importanti ripercussioni a livello sociale, economico, demografico, politico.

Esso è riassumibile anche se non in modo esaustivo, con i termini "efficienza" (nell'accezione di: ridurre quanto piu possibile lo spreco di risorse) "sobrietà" (ovvero un impegno attivo, creativo e talvolta ingegnoso nella risoluzione di problematiche legate ad un minor sfruttamento di risorse) ed "autoproduzione energetica" (ovvero: ognuno produce l'energia che crede di consumare, ferma restando la creazione di una rete capillare che consenta lo scambio energetico tra unità in deficit ed unità in surplus).

L'autore conclude il libro, con un'esortazione, alla partecipazione attiva di tutti, ad un comportamento piu responsabile e consapevole, che consiste anche e sopratutto nel cambiare le abitudini ed il proprio stile di vita, senza però (necessariamente) perderne in qualità della vita (anzi, molto spesso migliorandola). Un libro che consiglierei a chiunque.

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