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Recensione Del Libro Bontà Di Tim Parks


21 febbraio 2017 ore 12:52   di ellebi31-05  
Categoria Altro  -  Letto da 258 persone  -  Visualizzazioni: 289

Di questo libro, quando lo acquistai, mi colpirono molto il titolo e l'immagine sulla copertina di un orsacchiotto molto simile a quello che nell'infanzia avevo, che veniva regalato acquistando un famosissimo tipo di detersivo e che mi ricordò quel primo periodo della mia vita.

George Crawley è un giovane cresciuto in un quartiere popolare di Londra, orfano di padre e con una famiglia dalla quale si sentiva lontano: la madre, il nonno, la zia, la sorella avevano fatto scelte di vita che lui non condivideva affatto e proprio per questo motivo decise di essere l'unico artefice del proprio destino, l'unico costruttore della propria vita, che voleva fosse sana, giusta, normale e felice, facendo in modo che la vita avesse una certa grazia.


Una cosa alla quale teneva moltissimo era che si stava laureando con il massimo dei voti in modo da poter ottenere un buon lavoro che gli consentisse di vivere la vita che sognava, una vita molto diversa da quella che aveva vissuto da piccolo. Inoltre non voleva commettere gli stessi errori che l'umanità continuava a fare, come se non potesse mai esserci un'evoluzione positiva in questo senso.
Lui non voleva piangersi addosso per la difficile situazione trovata nascendo ma voleva agire per migliorarla, giusti atteggiamenti da adottare, ma pensando erroneamente di poter avere sempre tutto sotto controllo.

Grazie allo studio ed al lavoro che amava, che era quello di programmatore, pensava che queste cose potessero garantirgli una vita pienamente sotto controllo ed invece trova una moglie enigmatica e viziata che non conosceva la difficile infanzia e gli immani sacrifici fatti per migliorare la propria situazione ed una figlia che, fortemente voluta dalla moglie, nacque disabile.

Bruttissimo il finale perché Shirley dà alla figlia Hilary tutte le medicine che c'erano nell'armadietto, giustificandosi con il fatto che soffriva tanto ed era come se le stesse chiedendo di ucciderla e lui pensa che c'era stato un periodo nel quale avrebbe avuto un tono implorante di giustificazione compiendo un gesto del genere perché ancora non era riuscito ad accettare la disabilità della figlia.

Se la vita trovata nascendo non è quella che avremmo voluto per quanto riguarda il contesto è una cosa fondamentale avere le proprie idee sul tipo di vita che vorremmo vivere e fare di tutto per realizzarla perché se non lo facessimo sarebbe la più grande sconfitta della nostra esistenza ma si deve sempre conservare la capacità di adattarsi nel caso in cui non si riuscisse a costruirla appieno come la desideravamo o si presentassero fatti non controllabili, facendo in modo che queste cose non rovinino tutto il resto e senza mai anteporre il nostro egoismo a situazioni particolari, esercitando sempre e soprattutto la bontà e mai il male.
Tutto questo permette di vivere, sicuramente in un modo diverso, la vita che volevamo ma adattata alle situazioni particolari di fronte alle quali ciascuno, volente o nolente, si trova nascendo e vivendo.

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