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Recensione Del Libro Come Il Fiume Che Scorre Di Paulo Coelho


13 febbraio 2017 ore 13:14   di ellebi31-05  
Categoria Altro  -  Letto da 121 persone  -  Visualizzazioni: 145

Ci sono scrittori che più degli altri colpiscono per i significati delle storie che raccontano nei loro libri ma anche per singole frasi o pensieri in essi contenuti e per le storie personali che sono particolari e che quasi sempre fanno da musa ispiratrice ai loro scritti: proprio per questi motivi si sceglie di leggere tutti i loro libri.

È il libro che scelsi quando, iscrivendomi ad una rivista letteraria ebbi la possibilità di ricevere in regalo tre libri e fu il primo che lessi di questo scrittore che per me è il più bravo di quelli temporanei se non di sempre per i messaggi importanti per la vita che vuole far arrivare nonostante molti lo critichino perché scrive in modo semplice.


Come il fiume che scorre è la raccolta di alcuni articoli che Paulo Coelho scrisse per molti importanti giornali di tutto il mondo perché nutre una grande passione per il giornalismo e per ogni forma di scrittura, infatti ha anche scritto testi di canzoni, poesie...

All'inizio del libro racconta che scoprì la propria vocazione letteraria all'età di quindici anni e che quando comunicò alla madre di voler essere uno scrittore lei era contraria e lo era anche il padre, per il fatto che volesse fare l'artista in quanto loro volevano che conseguisse la laurea per svolgere un vero mestiere come quello dell'ingegnere, del medico, dell'avvocato.
Per realizzare il suo sogno dovette lottare contro tutto e tutti e proprio per questo sprona sempre i propri lettori ad inseguire, anche se costano fatica, i propri sogni e realizzare quella che lui definisce la propria Leggenda Personale che per ciascuno è diversa, ma che dà la stessa gioia: la più grande.

Recensione Del Libro Come Il Fiume Che Scorre Di Paulo Coelho

Tra i vari capitoli mi hanno colpito molto "Una giornata al mulino" nella quale racconta che quando è impegnato per la promozione dei propri libri vede moltissime persone, quando va in Brasile incontra gli amici e quindi qualche persona ma c'è il periodo del quasi nessuno da incontrare quando nei Pirenei si ritira in un villaggio di 200 persone in un antico mulino trasformato in abitazione. Là dedica alcune ore a scrivere perché quello è ciò che lui ha scelto per la propria vita, quella è la sua Leggenda Personale, la realizzazione piena di sé stesso. Finito di scrivere, ha deciso di rituffarsi nel mondo e lo fa con un computer connesso ad internet. Terminata la giornata fa la riflessione del fatto che in un solo giorno è riuscito a vivere due cose totalmente opposte: la completa solitudine e il mondo intero in un computer.

In un altro capitolo "L'uomo che seguiva i suoi sogni" da uomo cattolico prega per chi è disoccupato e non ha prospettive per il futuro. Nel titolo è contenuta la sua storia perché lui ha fatto di tutto per seguire i propri sogni ed ha conosciuto anche l'indigenza, per questo non dimentica mai chi non ha nulla.

Nel capitolo "Il morto in pigiama" fa una riflessione su una persona trovata morta in pigiama a Tokyo il 10 giugno 2004. Accanto c'era un giornale datato 20 febbraio 1984. Era lì da 20 anni e nessuno se ne era accorto. Non c'è cosa peggiore del fatto che nessuno si accorge della scomparsa di una persona ed invita i lettori a pregare per quell'uomo completamente solo che, grazie a lui, avrà ricevuto milioni di preghiere.

Ne "Manuel è un uomo libero" racconta di un uomo che lavora 30 anni, educa i figli e dedica tutto il suo tempo al lavoro e non si chiede mai se avrà un senso tutto quello che sta facendo. Poi gli appare un angelo in sogno e gli chiede: Che cosa hai fatto della tua vita? Hai cercato di viverla seguendo i tuoi sogni? Si ricordò di alcuni versi di un poeta che scriveva: "Passò per la vita/non visse. Questa storia insegna che si deve sempre cercare di ritagliare il tempo per fare quello che veramente piace.

"Manuel va in Paradiso" insegna che l'unica cosa che avrà importanza quando moriremo non è quello che abbiamo fatto, quello che abbiamo raggiunto ma solo il modo in cui abbiamo amato il prossimo.

"Il pianista del centro commerciale": in questo capitolo racconta che un pianista suonava ma nessuno prestava attenzione a lui ed alla sua musica perché tutti erano andati lì per fare acquisti, mangiare, parlare. La platea che lo ascolta veramente è composta solo da due persone: Coelho ed una sua amica violinista. Ma il pianista suona come se si trovasse in un posto gremito di persone accorse solo per ascoltare lui. "Lo fa perché quello è il suo destino, la sua gioia, la sua ragione di vita. Sta facendo quello perché è il suo destino su questa Terra, è la fonte di ogni gioia e non importa se gli altri lo appoggiano, criticano, ignorano, tollerano...".
Sicuramente questa riflessione dello scrittore è dovuta alla propria storia: lui sentiva di essere nato per scrivere e lottando contro tutto e tutti ha vissuto la vita scrivendo ed è questo il suo successo più grande, ancor più grande del successo ottenuto con i suoi libri perché quando si scrive per passione il farlo ed anche solo una persona che legga ed apprezzi quello che scrivi, regalano la felicità più grande. Per me è così.

"In libri e biblioteche" racconta del suo grande amore per la lettura e del fatto che anziché conservare tutti i libri che legge, la maggior parte li regala o li dona ad una biblioteca perché vuole che i libri viaggino. Anche con quelli che scrive fa lo stesso: ha autorizzato la diffusione gratuita online di alcune sue opere letterarie perché vuole che arrivino a quante più persone possibili. Non penso esistano scrittori che facciano questo.

Nel capitolo "Il mio funerale" racconta che un giornalista gli chiese una riflessione su un tema molto importante: se io morissi oggi, come sarebbe il mio funerale? Prima di intraprendere il Cammino di Santiago la morte lo terrorizzava, da allora invece la considera la cosa migliore per "smettere di fare quello che ci rende morti viventi e spinge a mettere in gioco ogni cosa, a rischiare tutto per quello che abbiamo sempre sognato di realizzare".

"Un giorno qualunque del gennaio 2005" lo scrittore racconta che dopo aver scritto il suo ultimo libro, vari scritti che pubblica su Internet, aver controllato la mail, essere andato dal dentista, aver fatto riflessioni sul suo lavoro, sugli amici ecc... non aveva assolutamente nulla da fare e si sentiva un po' in colpa ma poi pensò: "non sto facendo niente e sto facendo la cosa più importante della vita di un uomo: sto ascoltando ciò che avevo bisogno di sentirmi dire da me stesso". Solo un grande scrittore può, dal nulla, trarre qualcosa di importante da scrivere ed insegnare.

Ne "La mattonella mancante" scrive alla fine questa riflessione sotto forma di metafora: "quante volte, per la mancanza di una semplice mattonella, deturpiamo irrimediabilmente il progetto originale della nostra vita".
Purtroppo a volte senza che si faccia nulla si trova nella vita qualcosa di negativo che potrebbe rovinare tutto, ma se si focalizza l'attenzione solo su quello tutto andrà male veramente; se al contrario ci si concentra su tutto il resto che di positivo c'è, si può riuscire ad annullare quello che di negativo esiste ma che, da solo non può rovinare tutto.

"Credere nell'impossibile": un guerriero della luce sa che si devono combattere anche certe battaglie che sembrano impossibili. Anche in questo capitolo mi accorgo che parla suo sogno di fare lo scrittore perché sembrava impossibile realizzarlo ed invece ci è riuscito perché ci ha creduto e con le sue parole sprona continuamente tutti a farlo perché vuole che nessuno si scoraggi e realizzi qualsiasi proprio sogno. In un altro libro dice che "niente è impossibile, siamo noi che crediamo che sia così".

Ogni persona che scrive deve avere una grandissima sensibilità: è la prima dote da avere perché solo questa può far vedere, sentire e provare le cose che gli altri non vedono, non sentono, non provano. Oltre a questa deve esserci la voglia di trarre insegnamenti da tutto quello che ci accade, che abbiamo vissuto, che fa parte della nostra storia. Ovviamente si deve avere anche la voglia di comunicare qualcosa di importante a chi legge.

Scrivere è, secondo me, il mestiere più bello del mondo perché consente di vivere appieno la propria vita e da essa trarre storie, riflessioni, cose da scrivere. Non esiste nessun altro lavoro che permette di trovare le cose migliori della vita, i significati più profondi da piccole e grandi cose, di viaggiare con la mente e la fantasia e grazie ad un libro per il mondo e nella parte più vera e profonda della vita che è l'anima perché da essa provengono gli scritti più valorosi, come ad esempio quelli di Paulo Coelho.

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