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Recensione Del Libro 'il Ritratto Di Dorian Gray' Di Oscar Wilde


7 marzo 2015 ore 15:54   di ellebi31-05  
Categoria Altro  -  Letto da 441 persone  -  Visualizzazioni: 683

Lo scopo principale di un libro è quello di far riflettere e quindi, ogni scrittore cerca di trattare argomenti
importanti che possano far vivere al lettore una vita migliore, che possano indicare la giusta via da seguire e
cosa può accadere se si vive una vita priva di valori morali da seguire e rispettare. Questo è il tema affrontato ne "Il ritratto
di Dorian Gray.

Oscar Wilde è considerato il più arguto parlatore del secolo scorso. Nacque a Dublino il 16 ottobre 1854 da Sir
William Wilde, celebre oculista ed esperto di antichità irlandesi e da Jane Francesca Elgee, poetessa ed autrice
di articoli patriottici firmati "Speranza". Sin da giovanissimo si distinse nelle materie classiche e vinse una
borsa di studio. Viaggiò moltissimo. La sua principale fonte di guadagno furono le commedie che scriveva per il
teatro. Fu arrestato più volte e processato in contumacia per bancarotta ed anche per omosessualità. Muore il
30 novembre 1900.


Dorian Gray è un giovane bellissimo, ossequiato da tutti per la sua avvenenza tanto che un pittore decise di
fargli fare da modello per realizzare un ritratto. Prima di fare il ritratto, si trovò in una discussione nella
quale si diceva che in quel momento a lui non importasse della bellezza perché era giovane ma un giorno, quando
sarebbe diventato vecchio, grinzoso e brutto avrebbe capito che non sarebbe potuto essere come era da giovane e
tutta la sua avvenenza sarebbe scomparsa.
Nel giorno in cui il ritratto fu terminato, quella disquisizione sulla bellezza che avrebbe perduto lo colpì
molto perché ad essa ci teneva tanto e così aveva desiderato di poter rimanere giovane e che ad invecchiare
fosse il ritratto, che la sua avvenente bellezza rimanesse per sempre e il corpo della tela portasse il peso
dei suoi peccati, delle sue passioni smodate, dei suoi vizi, della sua vita dissoluta.
La cosa peculiare è che a deturpare il viso del ritratto non erano gli anni che passavano ma le nefandezze
dell'anima di Dorian che teneva più alla bellezza del corpo che alla purezza e alla bontà dell'anima.
Un giorno un amico gli chiese: "Che cosa guadagna un uomo se conquista il mondo intero e perde l'anima sua?"
(citazione della frase proferita da Gesù). Dorian Gray, all'udire questa domanda, trasalì. L'amico continuò:
"Naturalmente sei cambiato, ma nell'aspetto no. Vorrei che tu mi dicessi il tuo segreto".
Dorian Gray ebbe disgusto per la propria bellezza e provò un grande desiderio della purezza immacolata della
sua adolescenza perché capì che quello era il valore più importante della vita: un'anima pulita e buona il più
possibile. Comprese la "morte vivente" della sua anima e voleva essere buono.
Colpì il ritratto per uccidere il passato e cominciare una nuova vita.
Il ritratto che invecchiava al posto suo e rappresentava anche la sua anima, ritornò com'era quando fu realizzato
e sul pavimento fu ritrovato il cadavere di un uomo con un coltello nel cuore. Aveva il viso avvizzito, rugoso e
repellente. Solo esaminando gli anelli poterono identificarlo.
Colpendo il ritratto che era invecchiato, colpì se stesso perché il suo corpo e la sua anima erano, in realtà,
quelle del ritratto.

E' un libro veramente straordinario perché parla di una tentazione molto frequente: quella di mettere al primo
posto le cose esteriori, non solamente la bellezza ma anche la ricchezza, il potere, il successo..., cose che
il mondo vuole far credere che siano più importanti della cosa più grande che abbiamo e che non muore mai:
l'anima.
Quello che di buono c'è dentro di noi non invecchia mai ed anche se il tempo deturpa l'esteriorità, non può
rendere brutto quello che di bello abbiamo dentro ed anche se ovviamente è lecito che ci dispiacerà quando
un giorno non avremo più la freschezza esteriore dei vent'anni, saremo infinitamente felici se il nostro
cuore e la nostra anima saranno pieni di amore, bontà, di vita vissuta pensando alla salvezza della nostra
anima che, se è buona, non soffrirà e non invecchierà mai.
Penso che sia giusto invecchiare bene, non avendo vergogna di mostrare i segni dell'età e cercando di essere
esteriormente nel miglior modo possibile, naturalmente e senza eccessi, e avendo sempre una grandissima cura della nostra anima mettendola al primo posto
rispetto al corpo e coltivando l'amore, la bontà, la giustizia e la pace con il giusto comportamento
quotidiano nelle piccole e grandi cose della vita.

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