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Reputazione E Professione Intellettuale Freelance


30 aprile 2011 ore 10:47   di fair61  
Categoria Altro  -  Letto da 384 persone  -  Visualizzazioni: 604

In cosa si sostanzia, oggi, la reputazione professionale? E’ un valore morale, un fattore di produzione o un valore aggiunto del business? Serve?
Fino a qualche anno fa il lavoro era ben classificabile entro il quadro dei mestieri convenzionali e delle professioni ordinistiche e la reputazione rappresentava soprattutto un valore etico-morale: condotta irreprensibile nella propria professione e verso i clienti, buona esecuzione del lavoro, rispetto delle regole generalmente riconosciute negli affari.

Oggi, invece, il lavoro si è ramificato in una moltitudine di tipologie, spesso denominate con sigle e definizioni di nuovo conio: co.co.co., co.co.pro., parasubordinato, interinale, autonomo, ecc. Inoltre con l’avvento del lavoro freelance si è prodotta una crescente indipendenza dalle forme contrattuali classiche e, in seguito al recente sviluppo delle professioni della conoscenza collegate ad internet (il terziario avanzato), i nuovi lavoratori abbandonano progressivamente le procedure di lavoro tradizionali.
Ma la reputazione ha mantenuto inalterato il suo significato originale in questa mutata realtà lavorativa, in cui i mezzi di produzione sono internet a banda larga e i desktop, in cui i rapporti fra cliente e fornitore si sono parcellizzati e durano anche solo lo spazio di un progetto?
Cosa è la reputazione professionale per questi lavoratori freelance? Non ci sono forme di aggregazione ordinistica a dare le direttive, non ci sono aziende o superiori a cui rivolgere richieste specifiche. A che ci si ispira per fondare la propria reputazione sul lavoro quando mancano regole scritte di riferimento? E la reputazione in fondo cos’è?


La reputazione è la banca dati della professionalità del lavoratore: un database virtuale costituito da tante schede immaginarie, ognuna dedicata ad un aspetto importante da curare sul lavoro: preparazione, correttezza esecutiva, qualità del servizio, civiltà nei rapporti interpersonali, affidabilità, capacità di gestire i vari fattori produttivi, anche sotto stress. E altri aspetti gestionali.
Reputazione è anche come si viene percepiti e giudicati dall’ambiente professionale e si gioca principalmente su due livelli: nel rapporto con la committenza e nel rapporto fra colleghi.
Ma mentre nel rapporto con la committenza entrano in gioco fattori esterni ed elementi oggettivi come la qualità del lavoro, la buona gestione del progetto, l’affidabilità del risultato, nel secondo livello, cioè, fra colleghi, la reputazione si fonda su elementi soggettivi, della sfera personale o della personalità: la simpatia, la socievolezza, ecc.

I freelance oggi sono molto eterogenei per formazione ed origine. Quindi come faranno ad avere nozioni comuni di correttezza e qualità? Non esistono più percorsi educativi comuni, né un codice deontologico del freelance… Ma esistono le norme della Comunità Europea e il mercato. Gli standard tecnici e di qualità europei sono realtà con cui il professionista freelance si trova spesso a confrontarsi grazie al rapporto con agenzie qualificate. E il mercato è un grande maestro e strumento di regolazione professionale: il metro di riferimento dove misurarsi con i colleghi, il campo della competizione. Ed ecco quindi che assume importanza l’associazionismo in ogni forma che permetta il confronto: dall’associazione di categoria, all’associazione di rappresentanza sindacale, alla directory di categoria, ai social network, alle piattaforme elettroniche (siti organizzati) di incontro fra domanda ed offerta di lavoro freelance.
Inoltre un freelance spesso svolge un lavoro di tipo intellettuale e “sforna” conoscenza e nozioni , quindi esegue un’attività il cui esito non è immediatamente apprezzabile: quindi a cosa farà riferimento l’azienda nel momento in cui deve scegliere il professionista che svolgerà l’opera di ideazione, progettazione, implementazione dei suoi nuovi canali di comunicazione web con la clientela?

Risposte: farà riferimento
- ai passaparola di altri vertici aziendali, o di amici e conoscenti che hanno già implementato progetti simili, o
- ad una bacheca virtuale su internet,
- ad un’associazione di categoria che raccoglie soci che sono tutti esperti del settore.

Il discorso dell’associazione di categoria ricalca in parte l’organizzazione strutturata di un ordine corporativistico, senza averne gli svantaggi di rigidità e di esclusività. L’associazione di categoria, sottoponendo i suoi soci ad un esame di ingresso, contribuisce a fornire garanzie di qualità alla committenza che spesso risulta in un plusvalore della prestazione. Inoltre spesso il sito dell'associazione di categoria contiene schede professionali dei suoi membri freelance finalizzate alla chiara documentazione delle relative caratteristiche e mette a disposizione di eventuali clienti maschere di ricerca che consentono il reperimento di un professionista in base alla preparazione e alla specializzazione richiesta.

Altri strumenti elettronici consentono oggi al professionista di creare un luogo di consultabilità internet ove il cliente può operare una scelta libera.
Nascono in rete e si moltiplicano sempre di più piattaforme dove si incontrano la domanda e l’offerta, oppure siti che rappresentano la vetrina delle capacità dei professionisti, dove possono essere richieste (e fornite) referenze e informazioni su particolari capacità, sull’iter di formazione e aggiornamento professionale seguito, o magari dove è possibile anche valutare saggi di bravura professionale nel proprio settore. Il web designer pubblicherà in rete alcuni dei suoi siti meglio riusciti; il traduttore inserirà portafogli di traduzioni ben eseguite, ecc.
I social network come Facebook sono vetrine generalmente molto apprezzate, ma sono solitamente più favorevoli ad un’interazione fra colleghi, piuttosto che percepite dal freelance come vero bacino di committenza. Vi è più spesso rappresentata la persona, che il lavoratore.
In sintesi, in mancanza di regole scritte di riferimento, il metro di riferimento rimane il mercato e tutti quei luoghi di incontro virtuale, dove i freelance si misurano con le richieste del mercato e si confrontano con i propri colleghi-competitors. In questi siti i freelance si aiutano, si scambiano informazioni e risorse per il lavoro, dati sulla formazione e persino sulla solvibilità dei clienti, fornendo gli uni agli altri i primi strumenti di tutela professionale, per una categoria che ne scarseggia. Perché la reputazione in gioco, non è solo quella del freelance.

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