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Savar In Bangaldesh: Sicurezza E Ambiente? No Thanks


15 luglio 2013 ore 14:30   di EvidaSerrano  
Categoria Altro  -  Letto da 871 persone  -  Visualizzazioni: 1072

Savar in Bangladesh, tre mesi fa crollava la Rana Plaza una fabbrica rinomata di abbigliamento che operava per diverse aziende italiane note di settore. Circa 1.100 le persone decedute dal crollo della fabbrica ospitata in un palazzo di otto piani situato nel distretto di Savar, a circa 15 chilometri dalla capitale Dhaka.

Salari bassi, alta produzione, e in alcuni casi mancato rispetto delle normative di sicurezza per i lavoratori, e di quelle ambientali. La mancata applicazione di quest’ultime, negli ultimi decenni ha comportato un deterioramento dell’ambiente e un alto tasso d’inquinamento.
Le acque reflue delle fabbriche vengono scaricate nei corsi d’acqua senza alcun trattamento di depurazione, ecco perché ad oggi, a Savar molti dei canali presenti o delle zone umide, sono stati trasformati in stagni contenitori di rifiuti industriali non trattati.


Questo a portato a gravi conseguenze per l’agricoltura locale (le risaie sono state fortemente inquinate), per la salute pubblica (diverse le patologie riscontrate nella popolazione locale legate all’inquinamento), e per lo sviluppo del paese.
Manodopera a basso costo e assenza di controlli ambientali, ha segnato in modo evidente e permanente questa realtà. Lo sviluppo sostenibile di questo paese è a rischio e nonostante la presenza di concerie, piante farmaceutiche, l’industria tessile (rappresenta l’80 per cento delle esportazioni per l’economia locale), è quella che rappresenta il pilastro per l’economia, ma anche la peggiore fonte di inquinamento per questa popolazione.

La considerazione che accomuna tutti, è che queste zone del pianeta fanno parte anche della nostra vita, e alle popolazioni che le abitano, costrette a vivere in condizioni di salute e sicurezza precarie per la mancata applicazione di norme ambientali, oltre che di sicurezza, dovrebbero essere garantiti gli stessi diritti che nella società occidentali sembrano essere divenuti quasi scontati.
Una mobilitazione ed un interessamento globale al problema, dovrebbero supportare le attuali problematiche presenti, affinché anche queste popolazioni possa sperare in un futuro ecosostenibile.
Più che una speranza, un diritto.

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