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Scazzi E Informazione. Dove Finisce Il Diritto E Inizia Il Rovescio


12 ottobre 2010 ore 15:53   di j0ker  
Categoria Altro  -  Letto da 431 persone  -  Visualizzazioni: 652

L'ennesimo nuovo mostro. Anzi nuovissimo.
La televisione italiana lancia l'ennesimo reality. Modalità "extreme"
Autori della trasmissione: una serie, ben nutrita, di sedicenti giornalisti.
Stavolta però hanno esagerato.
Il famoso diritto all'informazione non è questo.

Quello tanto sbandierato e inneggiato a ogni passo, da quei quattro impiegati, (perché "giornalisti" è davvero un altro termine, ha decisamente un altro spessore) quando viene sfiorato un loro privilegio (perché anche qui, il concetto esatto dovrebbe essere "desiderio di verità" e anche questo sarebbe usato a sproposito. Tanto). Quel diritto è seriamente un'altra cosa.


Quindi, se le cose venissero chiamate con il loro nome, non staremmo a parlare di "giornalisti che lottano per il loro desiderio di verità e per il diritto dei loro lettori/ascoltatori di essere informati", ma semplicemente di "dipendenti di vari aziende che si lamentano perché vengono limitati nella loro possibilità di guadagnare, al di là di ogni etica e morale".

Il diritto di chiunque di sapere, di conoscere, di essere informati è sacrosanto. Almeno in un regime di democrazia.
Perché la conoscenza è potere, perché più si sa, più si è liberi.
Si, vabe' discorsi belli, teorici, quasi utopici. Ma il principio a cui ispirarsi è, e dovrebbe essere, sempre quello.
E allora, ben vengano sempre più canali d'informazioni, sempre più fonti, sempre più notizie.
C'è però, credo, una non troppo sottile differenza tra quell'informazione utile e quella fine a sé stessa. O meglio, non utile per chi legge. Ascolta. Guarda.

Io voglio sapere cosa succede nella vita politica, voglio sapere anche cosa succede nella vita privata di un uomo politico se questo viòla le leggi dello stato che lui, per mio conto o no, serve e guida.
Voglio sapere cosa succede nel mondo, nel paese in cui vivo, nella mia città, dentro la casa del mio vicino se potenzialmente questo potesse mettere a rischio la mia sicurezza, e quella degli altri.

Questo è un mio diritto.

La regola per scrivere un buon pezzo giornalistico, quella base, è di rispondere a 5 domande: chi è stato. dove, quando, perché, cosa ha fatto.

Ora, un mese fa, è scomparsa una ragazza. Una ragazzina di 15 anni, nella provincia tarantina: Sarah Scazzi. Un caso come un altro, non per sembrare cinici, ma probabilmente in Italia ne succedono molti, tutto l'anno. E di questi molti non se ne sa quasi mai niente.

Se ne parla un po'. Un po' perché è agosto e d'estate pare non succeda mai niente. Un po' perché è una ragazzina, e questo intenerisce sempre. Un po' perché è carina. E no, non è un dettaglio.

Poi ricomincia settembre e ricominciano le notizie più corpose. Poi il caso non ha svolte particolari, gli interpreti non sono interessanti. Non ci sono personaggi spendibili, caratteri fuori dal comune, telegenici, o soltanto personalità forti, eccentriche, bizzarre.

Finché, quasi per caso, arriva la svolta. Lo zio di Sarah confessa.
È stato lui. Lo zio adorato. E l'ha uccisa perché lei aveva rifiutato le sue attenzioni. Respinto le sue avances.

L'informazione informa. Racconta la storia, secondo la confessione dello zio. Quindi dice il chi, dice quando, dove, perché e cosa.
Ora tutti sanno.

D'ora in poi. Tutto quello che ci sarà, non è più informazione. È deformazione. È perversione. È sciacallaggio.
Ed è tutto quello che sta succedendo in questi giorni.

A me non interessa sapere più niente. Non interessano le parole del padre, della madre. Posso immaginare che siano parole di dolore. Un po' meno quelle del fratello, che aspetta due giorni per tornare a casa, da milano, perché prima si fa intervistare da studio aperto, e poi, en passant, si ferma a roma per sedere nel salottino di Sposini.
Non voglio sapere se qualcuno avesse mai avuto sospetti sullo zio, o su quando fosse buono, bravo e insospettabile. Non voglio sapere se la cugina (figlia dell'assassino) sia stata o no, forse, potrebbe, magari, ma si, speriamo, si dice, molestata dal padre da piccola.

La televisione si è assoggettata alla logica del denaro? D'accordo, allora che viga la regola dell'audience. E della pubblicità.
Vogliono spettatori, vogliono denaro, a tutti i costi? D'accordo, allora parliamo di tutto purché attragga.

Però, o da questo meccanismo lasciamo fuori l'informazione. C'accolliamo 'sto peso morto, lasciandola così com'è: neutra, o di parte, ma seria. Che funzioni, che serva, che informi. Col rischio che non faccia ascolti e sia poco appetibile dagli sponsor.
Oppure tutti quelli che lavorano, in televisione soprattutto, ma non solo, spacciandosi per giornalisti, cronisti, inviati etc.etc, li ribattezziamo con un altro nome.

Smettiamo di fregiarli di questi sostantivi così prestigiosi, così affascinanti, di spessore. Carichi di storia e importanza.
Saranno considerati alla stregua di un conduttore, di un regista, di un autore. Ossia gente che fa spettacolo. Intrattenitori. Showman.
Lo dico più che altro per loro. Così risultano solo degli sciacalli.

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Commenti

 

Ciao j0ker, mi trovo d'accordo con te, pur con un distinguo. Apprezzo molto il lavoro di "Chi l'ha visto" e mi sento di difendere l'operato della Sciarelli, vista la tipologia di programma che si trova a condurre. Mi auguro anzi che ci si ritorni su anche a distanza di anni, come per il caso Orlandi o Claps, come dice la mia massima preferita "chi non conosce la storia è destinata a ripeterla". Ciò che mi indigna è la spettacolarizzazione di un evento così delicato e tragico da parte di rotocalchi come "Domenica 5" e "La vita in diretta", spesso teatri di risse da pollaio e ospitanti personaggi mediocri e fatui. Per il resto hai perfettamente ragione, che si inizi ad assegnare un rating ai giornalisti e di conseguenza il relativo campo di azione.

Inserito 13 ottobre 2010 ore 16:02
 

Assolutamente d'accordo numeretta. Chi l'ha visto è un programma che fa quel tipo di approfondimento. Oggi c'è un bell'articolo di aldo grasso su corriere.it, a proposito di questo. Nel quale tra l'altro, sottolinei come poteva essere evitabile, da parte della sciarelli, tornare sul caso nella puntata successiva.

Inserito 15 ottobre 2010 ore 14:33
 

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