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Tra Minimalismo, Land Art E Arte Povera


17 novembre 2014 ore 16:30   di heinz  
Categoria Altro  -  Letto da 349 persone  -  Visualizzazioni: 566

Con il termine "Minimalismo" oggi si indicano un gruppo di ricerche che nacquero negli Stati Uniti verso la metà degli anni sessanta. Il minimalismo americano non fu un "movimento" unitario nella sua proposta poetica, ma accomunò vari artisti che portavano avanti alcune tematiche comuni relative ai problemi visivi; e qui mi riferisco in modo particolare a Donald Ludd, David Havin e Larry Bell.

Ereditando dall’astrattismo la tensione a ridurre i mezzi visivi a pure forme geometriche, gli esponenti della cosiddetta "Minimal Art" utilizzarono forme estremamente elementari, che in pratica occupavano lo spazio con la presenza "essenziale" di strutture primarie. In genere esse erano costituite da sagome di notevoli dimensioni e ben definite nei contorni, che erano disposte al suolo, e talora sovrapposte le une con le altre, creando in tal modo una fortissima tensione nello spazio circostante.


Per quanto concerne la cosiddetta "Land Art", tale definizione si riferisce a tutte quelle tecniche che furono messe in atto da vari artisti per "esercitare un controllo" sul paesaggio, apportando su di esso una sorta di "modificazione estetica" di impatto visivo notevole e, possiamo dire, fortemente "straniante". I soggetti presi in carico dalla "Land Art" erano tra i più disparati; si contemplava, in pratica, tutta la "geografia fisica": campi, fiumi, laghi, deserti, montagne e foreste. Il risultato fu una chiara e visibile modificazione del paesaggio "tradizionale", che indubbiamente creava una forte emozione nello spettatore. Facciamo alcuni nomi, alcuni noti anche al pubblico non specialista: Christo, Barry Flanagan, Denis Oppenheim ed altri.

La definizione di "Arte Povera" fu dovuta a Germano Celant, che la coniò nel 1967, allo scopo d’illustrare le ricerche di alcuni artisti che nel loro lavoro usavano materiali molto diversi dalla tradizione artistica consolidata; in particolare erano adoperati stracci, paglia, gesso, pietre, legno e carta. In genere, il risultato ottenuto fu tutto sommato "informe", anche perché la stessa poetica-guida degli artisti "poveri" prevedeva il concetto di oggetto d’arte "non concluso". Essi stessi rifiutavano peraltro l’eccessiva "specificità" dell’artista, negandosi, per esempio, non solo alle tradizionali tecniche artistiche, ma anche ai luoghi "topici" dell’arte, come musei e gallerie, e ripristinando così la tipica figura dell’artista ribelle ad ogni tipo di convenzione, tecnica e sociale. Qualche nome: Pietro Gilardi, Giulio Paolini, Emilio Primi, e la lista sarebbe davvero molto lunga.

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