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Un Nuovo Modo Di Vedere Le Cose


21 ottobre 2014 ore 21:59   di Giuseppe_Di_Paolo  
Categoria Altro  -  Letto da 465 persone  -  Visualizzazioni: 640

La personalità di Renè Descartes, noto come Cartesio, segna la svolta decisiva per il passaggio dal rinascimento all'età moderna. Cartesio è il fondatore del razionalismo, ovvero quella corrente della filosofia moderna che vede nella ragione il principale organo di verità. Nasce il 31 marzo 1596 e viene educato nel collegio dei gesuiti, dove entra nel 1604 e rimane fino al 1612. Cartesio stesso nel 1619 trova la propria via in modo, per così dire, miracoloso: egli, infatti, racconterà di aver fatto in una notte tre sogni rivelatori, capaci di suscitare in lui la prima intuizione del suo metodo.

Cartesio non vuole insegnare quanto ha imparato, ma piuttosto descrivere se stesso: per questo parla in prima persona. L'orientamento, il criterio, il metodo che Cartesio cerca è nello stesso tempo teoretico e pratico: esso, infatti, deve condurre a saper distinguere il vero dal falso anche e soprattutto in vista dell'utilità e dei vantaggi che possono derivarne alla vita umana. La Filosofia che ne risulterà dovrà pertanto essere "non puramente speculativa, ma anche pratica, per la quale l'uomo possa rendersi padrone e possessore della natura". Una simile forma di sapere dovrà consentire all'uomo l'ideazione di congegni che gli facciano godere senza fatica dei frutti della terra e di altre comodità e dovrà mirare alla conservazione della salute. Cartesio è francamente ottimista sulla possibilità di acquistare un tale sapere, che gli pensa, potrebbe liberare gli uomini "da un'infinità di malattie, tanto del corpo, quanto dello spirito, e forse anche dall'indebolimento della vecchiaia".


Il compito filosofico che Cartesio fa proprio sarà dunque quello di: formulare le regole del metodo; fondare con una ricerca metafisica il valore assoluto e universale del metodo; dimostrare la fecondità del metodo nei vari rami del sapere. Per quanto riguarda il primo punto, la seconda parte del Discorso sul metodo ci da la formulazione più matura e semplice delle regole del metodo: 1) l'evideza , che impone di accettare come vero solo ciò che si presenta alla mente in modo chiaro e distinto e di escludere ogni elemento sul quale invece sia possibile una qualche forma di dubbio. 2) l'analisi, per la quale un problema deve essere suddiviso in sottoproblemi più semplici, da considerarsi separatamente. 3) la sintesi, per la quale si passa dalle conoscenze più semplici alle più complesse gradualmente 4) L'enumerazione, che controlla che l'analisi sia stata condotta correttamente; la revisione, si fa altrettanto per la sintesi.

Trovare il fondamento di un metodo è possibile, secondo Cartesio, solo operando una critica radicale di tutto il sapere già dato. Bisogna sospendere l'assenso a ogni conoscenza accettata, dubitare di tutto e considerare almeno provvisoriamente come falso tutto ciò su cui il dubbio è possibile. In questo principio si troverà dunque la giustificazione del metodo: di qui il nome di dubbio metodico. Ora, Cartesio ritiene che nessun grado o forma di conoscenza si sottragga al dubbio: innanzitutto si può dubitare delle conoscenze sensibili, sia perché i sensi qualche volta ci ingannano e perciò ci possono ingannare sempre, sia perchè si hanno nei sogni impressioni o sensazioni simili a quelle che si hanno nella veglia, senza che si possa trovare un sicuro criterio di distinzione tra le une e le altre. Ci sono bensì conoscenze che sono vere sia nel sogno, sia nella veglia, come le conoscenze matematiche ( 2 più 3 fa sempre 5, sia quando si dorme, sia quando si è desti), ma neppure queste conoscenze possono essere sottratte al dubbio, dal momento che sono state create o stabilite da Dio, il quale, non avendo alcun limite, avrebbe potuto far sì che 2 più 3 non facesse 5.Un Nuovo Modo Di Vedere Le Cose

L'idea che anche le certezze matematiche possano essere illusorie deriva a Cartesio dalla considerazione che, finché non si sappia qualcosa di certo intorno alla nostra origine, si può sempre supporre che siamo stati creati da un genio maligno, cioè da una potenza malvagia che ci inganna facendoci apparire chiaro ed evidente ciò che è falso e assurdo. Basta fare queste ipotesi che anche le "certe verità" si rivelano dubbie. In tal modo il dubbio si estende a ogni cosa e diventa universale. Parliamo di dubbio iperbolico.

Ma proprio nel carattere radicale di questo dubbio si intravede una prima certezza. Io posso ammettere di ingannarmi o di essere ingannato in tutti i modi possibili, ma per ingannarmi o per essere ingannato io devo esistere, cioè essere qualcosa e non nulla. Può dubitare solo chi esiste: COGITO ERGO SUM.

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