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Una Nuova " Questione Meridionale "


10 maggio 2010 ore 19:48   di ilcristallo  
Categoria Altro  -  Letto da 985 persone  -  Visualizzazioni: 1956

La “questione meridionale”, improvvisamente, è tornata protagonista del dibattito politico nazionale. Perché sia efficace, una volta per tutte, l’intervento in favore delle zone disagiate del Mezzogiorno d’Italia, è però necessario procedere alla realizzazione di alcune precondizioni.

Bisogna essere pronti a “riformare” l’economia puntando ad una impostazione liberista senza tentennamenti. Serve più energia nel processo di liberalizzazione dell’economia: per mettere al centro la libertà del consumatore contro i sindacati e le corporazioni che rappresentano una zavorra nell’economia; per rinunciare una volta per tutte alla difesa di un modello sociale che esclude i giovani e ritarda le possibilità di sviluppo del Paese; per favorire lo sviluppo del Mezzogiorno incentivando le imprese ad investire nel Sud e ad assumere attraverso una proposta drastica ma che rappresenta quel segnale forte che da tempo si attende: abolire le tasse sulle imprese che al Sud operano ed investono per almeno cinque anni.


Anzi, a dirla tutta, andrebbe anche abolita la contrattazione nazionale sostituendola con quella aziendale o territoriale. Il conflitto sociale va lasciato al mercato. Andrebbero eliminati la cassa integrazione ed i favori alla grande impresa dando garanzie a tutti i lavoratori: solo così sarebbe concretamente possibile ridurre il costo del lavoro.

Una Nuova   Questione Meridionale

Realizzate queste precondizioni, si potrebbe passare alla fase concretamente operativa.
Da tempo, l’Istituto Bruno Leoni (e, molto più modestamente, chi scrive lo affermò pubblicamente nel corso dell’assemblea nazionale dei Riformatori Liberali tenutasi all’Ergife di Roma il 18 febbraio 2006) va suggerendo di trasformare il Sud in una grande “no tax area” interrompendo contestualmente i flussi di trasferimento di risorse: lo Stato resterebbe al Sud solo con gli apparati della forza (per contrastare la criminalità) ed i servizi pubblici essenziali.

Partendo da questa eventualità, più recentemente Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera, ha ipotizzato la “via liberale per il Sud”; ovvero: “solo i meridionali, e nessun altro, possono risolvere i loro problemi”. Secondo Panebianco: “probabilmente, si scatenerebbe un conflitto feroce fra le forze modernizzatrici del Sud (che ci sono) e quel "clientelismo senza risorse", fino ad oggi dominante, di cui ha parlato recentemente il presidente della Confindustria siciliana Ivan Lo Bello. Essendo cambiate le condizioni del gioco, le forze modernizzatrici avrebbero, per la prima volta, la possibilità di prevalere”.

Contestualmente, le Regioni meridionali, e la Calabria in particolare, attraverso il corretto ed efficace utilizzo dei fondi comunitari, dovrebbero velocemente attrezzarsi per sostenere la sfida con l’Europa dell’allargamento ad Est, i cui Paesi e solo questi, terminata l’attuale fase, attireranno completamente i successivi fondi che la U.E. prevede per le aree non sviluppate.

Ed ancora, quando si pensa alla costituzione della Banca del Sud, che sia una banca aperta all’azionariato popolare diffuso, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo economico del Mezzogiorno.
Partendo da queste premesse si può avviare concretamente la fase operativa per risolvere la “questione meridionale”.
( Maurizio Bonanno )

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