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18 Magistrati Per Un Piccione. E Il Processo Non è Ancora Finito


16 febbraio 2015 ore 10:12   di KungFuGirl  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 328 persone  -  Visualizzazioni: 467

I Romani furono i padri del diritto, ma evidentemente qualcosa nei secoli ha preso la piega sbagliata e così eccoci in pieno ventunesimo secolo con ben 18 magistrati impegnati, per quasi cinque anni, in una serie di processi che ha dell'inverosimile. Mentre autentici criminali vengono rimessi in libertà per "sviste" e scadenze dei tempi, infatti, la poderosa macchina della giustizia italiana è impegnata, fin dal 2010, sul caso di un piccione morto ammazzato.

Tutto ha avuto inizio il 6 giugno 2010, quando un cinquantenne avvocato si affaccia alla finestra della sua villetta a Milano e con un colpo di fucile ad aria compressa abbatte un piccione, che cade morto stecchito nel cortile del palazzo accanto. I vicini, secondo i quali gli "sparazzamenti" continuavano già da tempo, decidono che è arrivato il momento di agire e chiamano i Carabinieri i quali, giunti sul posto, si recano alla porta dell'avvocato e vengono accolti da un uomo "in palese stato di ebbrezza alcolica", stando a quanto riportato nel verbale, che dice loro che il figlio si era ammalato ed entrato in coma a causa di quei volatili.


Nel frattempo per rimuovere la carcassa interviene un mezzo speciale del Comune di Milano, mentre vengono formulate le accuse di uccisione di animali con crudeltà e getto pericoloso di cose (riferito al proiettile); tempo quattro mesi e l'avvocato viene condannato a pagare 8 mila euro di multa. Tutto finito, dunque? Nemmeno per sogno, perchè l'imputato si oppone e chiede di essere giudicato con rito abbreviato. Entrambi i reati vengono prescritti in 5 anni, due ne trascorrono prima che il fascicolo arrivi sulla scrivania del giudice. Giudice che, comunque, su richiesta di un nuovo pubblico ministero condanna l'imputato a un mese e 20 giorni di arresto con la condizionale.

A questo punto l'imputato ricorre in appello ed i suoi avvocati difensori si scatenano: le prove, a loro dire, sarebbero insufficienti. Chi ha esaminato la carcassa del piccione? Siamo certi che sia morto perchè colpito dal proiettile e non, ad esempio, per cause naturali? I Carabinieri non hanno redatto un verbale per constatare lo stato del piccione, dicono. E la confessione resa dall'imputato? Inutilizzabile, affermano, perchè rilasciata senza la presenza di un legale. E' già l'8 ottobre del 2012 quando i giudici confermano la condanna al processo d'appello. Ma l'avvocato sparatore non si rassegna e, con i suoi legali, sposta la battaglia in Cassazione.

Cassazione i cui giudici, 16 mesi dopo, decidono la conferma della condanna. Ma soltanto per il primo capo di accusa, quello di uccisione di animali con crudeltà, mentre la questione del "getto pericoloso di cose" non era stata sufficientemente motivata in Appello. E così si torna nuovamente alla Corte d'Appello. E' il 30 gennaio 2015. E questa vicenda ha tenuto impegnati 18 magistrati, alcune decine di cancellieri e, ovviamente, svariati impiegati.
Lo strano caso del piccione ammazzato cadrà in prescrizione nel giugno 2015, ma c'è ancora la possibilità di un ricorso in Cassazione.

18 Magistrati Per Un Piccione. E Il Processo Non è Ancora Finito

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