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Acqua: Bene Pubblico O Gestione Privata? Un Punto Di Vista


18 maggio 2011 ore 17:23   di fair61  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 296 persone  -  Visualizzazioni: 533

Falde, rivi, torrenti, fiumi, laghi: un mare d'acqua, una risorsa naturale per la vita dell'uomo, che l'uomo ha sempre avuto a portata di mano, immediatamente fruibile. Facile come andare al fonte e portare il palmo pieno alla bocca, aprire l'impianto irriguo sui campi, attivare il serbatoio sul camion dei pompieri per spegnere l'incendio: da domani dovremo pagare il servizio prima di aprire il rubinetto?
La decisione è rimessa alla gente mediante referendum popolare. Con l'appuntamento del 12 e 13 giugno 2011 si indicherà se la via prescelta è la privatizzazione dei servizi di erogazione dell'acqua o meno.

In Italia l'acqua ha una storia particolarissima rispetto agli altri paesi europei: con il più alto prelievo abusivistico, un altissimo consumo (per uso domestico si stimano fino a circa 250 lt. giornalieri pro capite) e un'infima percentuale di irrigazione a goccia anti-spreco rispetto al totale fabbisogno e un'alto tasso di perdite dalla rete, è l'unico paese che con la legge Bassanini del 1992 aveva introdotto per legge l'obbligo di privatizzare l'acqua, legge poi contestatissima, che sollevò enormi reazioni e accuse di incostituzionalità per essersi sovrapposta al potere decisionale di comuni e regioni.
Il tutto tenendo conto che l'Italia è anche un paese di grandi consumatori di acque minerali, dove il prezzo che bisogna pagare per avere un litro di questa acqua sulla propria tavola lievita in maniera esorbitante dal prezzo iniziale di concessione governativa, che nel 2003 era pari a € 0,000005.


I referendum del 12 e 13 giugno 2011 sono quindi i figli ribelli di quella legge. Queste consultazioni richiamano l'attenzione di tutti i cittadini per contrastare sia la logica del profitto applicata ad un bene pubblico e irrinunciabile come l'acqua che l'aumento dei prezzi paventato con il passaggio al regime privato.

In realtà la rete ha bisogno di opere strutturali, ma queste avrebbero un costo sotto qualsiasi regime. Il punto controverso semmai è capire se sia giusto affidare la gestione della rete idrica ad enti locali, che per questo sono obbligati a costituire S.p.A., regolate da logica privata, ma con potere di prelievo, attraverso la tariffa applicata agli utenti, di una somma che tenga conto dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito: la tariffa per il servizio idrico "dovrebbe provvedere solo alla copertura dei costi", salvo poi produrre società con disavanzi insanabili.

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