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L'aquila A 3 Anni Dal Terremoto: Ma Dov'è Lo Stato?


4 aprile 2012 ore 16:28   di Ciuffo79  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 438 persone  -  Visualizzazioni: 624

Sono passati ormai 3 lunghissimi anni dal terremoto avvenuto a L'Aquila nel 2009. Un terremoto che non ha devastato soltanto la città, le case, le chiese, il centro storico in tutte le sue espressioni architettoniche, ma che ha distrutto la speranza, la pazienza, la voglia di reagire di un popolo fiero ed orgoglioso come quello aquilano.

Una distruzione epocale che ha fatto ancor più male per il silenzio e la totale dimenticanza nei confronti di una città intera da parte di uno Stato nullo, assente, sprecone e totalmente menefreghista.


Non è un'opinione purtroppo questa, ma è la dura realtà fotografata con dovere di cronaca e con il dolore nel cuore da parte di chi, per lavoro, deve raccontare quanto triste sia la solitudine e la sofferenza degli Aquilani.

L'aquila A 3 Anni Dal Terremoto: Ma Dov'è Lo Stato?

Un reportage di 52 fotografie realizzato recentemente dall'Ansa, mostra l'Aquila a tre anni dal terremoto in tutta la sua incredibile e dolorosa situazione di oggi. Una città silenziosa, assente, abbandonata e, soprattutto, lasciata in balia totale delle macerie.

Si resta francamente sbalorditi ad osservare queste incredibili immagini che mostrano una città paralizzata, ferma. Come se l'orologio del mondo si fosse fermato a quel 6 Aprile 2009.
Case distrutte e macerie ovunque, senza un'idea alcuna di intervento, di pulizia, di ripristino, se non altro, di un'idea di città.

Macerie e macerie, cadute e avvolte su se stesse rimaste esattamente così come erano quel maledetto giorno. Incredibile se si pensa che siamo nel 2012, impressionante se si crede ancora che esista un'idea di Stato e uno straccio di governo in grado di governare non soltanto attraverso un'opera di oppressione fiscale, ma soprattutto attraverso un tentativo di ricostruzione vera di un Paese.

Abbandonare una città così, fa vergogna. Perché si abbandonano innanzitutto i cittadini, le loro vite, le loro famiglie. Si abbandonano bambini che crescono col dolore negli occhi e si abbandonano anziani che non hanno più nessuno con cui parlare, sperduti in qualche schifosa e improvvisata casa di legno o in qualche misera stanza d'albergo.

Ed è così che vivono ormai tanti aquilani. Nella solitudine totale, nella depressione, nel dolore.
In una città morta, in cui restano in qualche angolo qualche bar, aperto solo per se stesso e per qualche "turista del macabro" che gira per la città incuriosito di vedere quanto impressionante sia la forza di un terremoto e quanto grande sia l'inefficienza di uno Stato nullo.

Tubi e tubi ed ancora tubi, case distrutte sorrette soltanto da travi improvvisate e strutture d'emergenza, lì ad attendere che qualcuno intervenga per evitare che venga giù tutto d'improvviso.

Per fortuna che c'è Google che si è impegnata ricreare una mappatura fotografica fedele de L'Aquila che tenga conto della memoria storica di chi l'ha vissuta E per fortuna che c'è l'Università e la capacità di professionisti del luogo e ricercatori che, seppur virtualmente, stanno cercando di ricostruire la città restituendole dignità nel rispetto della propria storia, come nel caso di Tempera, un borgo della città che è stato riprogettato e rielaborato virtualmente nel filmato seguente:

Ma per ricostruire servono, oltre alle bellissime idee di chi ama la propria città, i fondi, i mezzi, le strutture di uno Stato che, purtroppo, si è dimenticato della gente aquilana.

La trasandatezza di un Paese si misura da tante cose, non soltanto da quanti cittadini evadono le tasse, ma anche dalla sua capacità di guardarsi allo specchio e di capire che per rendersi forte è necessario, prima di tutto, rispettare la propria gente.

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